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IL VOTO 2021 IN PROVINCIA DI CREMONA

Elezioni amministrative tra ribaltoni, conferme e affluenza giù

Una tornata elettorale con soli 13 Comuni, all’insegna delle liste civiche (25)

Felice Staboli

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fstaboli@laprovinciacr.it

05 Ottobre 2021 - 06:10

Elezioni amministrative tra ribaltoni, conferme e affluenza giù

CREMONA - Sette sindaci confermati (Campagnola, Izano, Pianengo, Pizzighettone, S. Giovanni in Croce, S. Martino del Lago e Spino), sei nuovi (Azzanello, Cremosano, Palazzo Pignano, Pieve S. Giacomo, Rivolta d‘Adda, e Sesto).

Cambiano Pieve S. Giacomo e Rivolta, che passano entrambi in area centrodestra, grazie ad altrettanti ribaltoni. Il centrodestra e in particolare la Lega fa festa con Moggi a Pizzighettone, mentre a Sesto Vezzini torna alla guida di palazzo Comunale.
Cremosano, Pianengo, Spino d’Adda restano al centrosinistra (tendenzialmente, ovvio), Izano e Palazzo Pignano al centrodestra, con l’aggiunta appunto di Rivolta d’Adda.

La sfida a tre della piccola S. Martino del Lago non ha scaldato più di tanto i 435 elettori, che sono andati alle urne solo per il 57%, mentre a Sesto — altra partita a tre — ha votato il 63%, ovvero la stessa percentuale di cinque anni prima.

C’è una valenza politica in questo voto? L’analisi è sempre complicata e a volte anche azzardata, perché tutti i candidati e le loro squadre si sono presentati senza simboli di partito (è così da tempo), affidandosi a liste civiche. Un aspetto però emerge: il centrodestra vince ancora a Pizzighettone, trainato dalla Lega che ha sostenuto il sindaco uscente Moggi. Alla vigilia, anche grazie alle dimensioni del Comune, quella di Pizzighettone era una delle partite con più riflettori addosso, grazie anche alla intraprendenza di Bissolotti. Moggi, confermatissimo, comincia il suo secondo mandato, al termine di una campagna elettorale in cui gli sfidanti non si sono risparmiati. Ora restano i problemi, a partire dal caso Mazza, ma intanto Moggi può festeggiare.

Poi, c’è il ribaltone a Pieve S. Giacomo. Silvia Genzini, sindaco uscente, cede il passo a Maurizio Morandi, che — secondo molti a sorpresa — sull’ultima curva strappa la vittoria per una manciata di voti. Un successo laico, ma con evidenti connotazioni che pendono verso il centrodestra.

Ma il vero colpo di scena arriva a Rivolta d’Adda, 6.671 elettori, il più grande tra quelli di scena. Ebbene, Giovanni Sgroi effettua il ribaltone e porta a casa un successo che, alla vigilia, non era affatto semplice. Troppo piccolo il campione dei Comuni per trarre conclusioni di natura politica, ma quel che è accaduto a Rivolta d’Adda qualche punto al centrodestra lo regala.

Una tornata elettorale con soli 13 Comuni, all’insegna delle liste civiche (25).

Prima di tutto l’affluenza: ha votato il 60% degli aventi diritto, ovvero poco meno di 18 mila elettori su un totale di 30 mila 266. L'affluenza di domenica in provincia di Cremona è stata del 48,49% (precedente 67%), alle 19 del 41,43% (55,1% precedente), mentre alle 12 era al 16,54%, in calo rispetto alla precedente tornata (23,54%).

Pochi votanti? No, se si ragiona in termini percentuali, sì se si raffronta il dato rispetto al passato, discorso peraltro ormai obsoleto.

Il paese in cui si è votato di più (sempre in termini percentuali) è stato Azzanello dove è stato raggiunto il 72,76%, con 366 elettori su 503. Il dato di Palazzo Pignano, invece (41,55%) è il più basso, ma qui c’era un candidato unico e l’unica cosa che contava era il raggiungimento del quorum. La sfida a tre della piccola S. Martino del Lago non ha scaldato più di tanto i 435 elettori, che sono andati alle urne solo per il 57%, mentre a Sesto — altra partita a tre — ha votato il 63%, ovvero la stessa percentuale di cinque anni prima.

Non è stata una tornata semplice in campo femminile, specie per chi era candidata alla carica di sindaco.
Il sorriso arriva da Chiara Fusari, che diventa sindaco di Azzanello, dopo aver ricoperto la carica di vice.

È andata male invece a Silvia Genzini, in cerca del bis a Pieve San Giacomo. Partiva, si era detto alla vigilia, con i favori del pronostico, sovvertito però dalla rincorsa del suo sfidante, Maurizio Morandi.

Delusione anche per Elisabetta Nava a Rivolta dove è andato in scena un vero e proprio terremoto politico, firmato da Giovanni Sgroi che, oltre a Nava, ha sbaragliato la resistenza anche di Mara Pea.

Il voto al femminile arriva anche a Francesca Maria Viccardi: sapeva di dover affrontare una partita difficile contro Carlo Vezzini, con cui ha lavorato a lungo in amministrazione comunale e che stavolta si è presentato da avversario. Viccardi ha giocato sino all’ultimo la sua partita, gli osservatori dicono che sia stato decisivo il voto della frazione Casanova del Morbasco, dove Vezzini si è imposto per quei 114 voti che alla fine hanno fatto la differenza. Un successo, quello di Vezzini che — comunque la si veda — è destinato a lasciare il segno.

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