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LA PROVINCIA A CRESCITA LENTA

Cremona ristagna: nel 2026 il Pil a +0,47%

La previsione per il 2026 formulata dal centro studio della Cgia di Mestre. Le imprese: «Il sistema reggerà ma servono misure strutturali per il post-Pnrr»

Stefano Sagrestano

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stefano.sagrestano@gmail.com

03 Gennaio 2026 - 18:13

Prometeia taglia il Pil dell'Italia di quasi 2 punti nel 2023

CREMONA - Una crescita del Pil che resta lenta, pari allo 0,47% nel 2026, che vale al territorio provinciale il 76° posto in Italia e l’ultima piazza in Lombardia. Questa la previsione per il 2026 formulata dal centro studio della Cgia di Mestre. C’è però un miglioramento lieve rispetto al 2025, quando il segno positivo previsto era stato dello 0,32%. Per il 2026, l’incremento del Pil nazionale dovrebbe essere dello 0,66%. Infine, dal 2019 all’anno scorso compreso, il prodotto interno lordo provinciale è salito del 5,07%.

In cima alla classifica nazionale c’è Varese, con un incremento del Pil 2026 che viene stimato all’uno per cento. Poi, Bologna e Ravenna (rispettivamente +0,92 e +0,91%). «I numeri con lo zero virgola sono sempre da valutare con attenzione, il dato cremonese potrebbe anche crescere nel breve termine. Certo, con le continue incertezze internazionali, non ultima la crisi venezuelana sopraggiunta nelle ultime ore, l’unica sicurezza sono le nostre imprese. Continuano ad andare avanti e a crederci. Resto ottimista sull’andamento del 2026» sottolinea il presidente della Libera artigiani cremaschi Marco Bressanelli.

Marco Bressanelli

Gian Domenico Auricchio, presidente della Camera di commercio Cremona-Mantova-Pavia: «Cremona ha avuto una tenuta dell’export, seppur in una produzione industriale e artigianale non in linea con quelle dei territori vicini. Ci sono comunque segnali incoraggianti. Ad esempio, la cosa significativa del terzo trimestre 2025 sono stati gli ordini interni, che sono tornati a crescere. Inoltre, ho fiducia che le eccellenze del territorio come la produzione di acciaio, il comparto cosmetico e quello agroalimentare possano garantire risultati importanti nell’immediato futuro. Per essere più precisi su cosa si prospetta nel 2026 attendiamo i dati regionali sull’ultimo trimestre, che presenteremo ai primi di febbraio. Chiudere bene il 2025, solitamente ha effetti positivi sul nuovo anno. Un abbrivio importante per il 2026».

Per la Cgia c’è da fare attenzione alla fine dei finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che hanno caratterizzato gli anni del post Covid. «Perdiamo — sottolinea il report del centro studi mestrino — il sostegno del Pnrr, evidente che la scadenza per l’utilizzo di queste risorse, prevista per la prossima estate, avrà un impatto rilevante. Al di là di questa particolare circostanza, il nostro Paese — analogamente a Francia e Germania — continua a manifestare difficoltà nel consolidare una crescita strutturale, prospettando così un ulteriore anno di stagnazione economica che auspichiamo possa essere l’ultimo».

Giandomenico Auricchio

Cauto Maurizio Ferraroni, presidente provinciale degli industriali: «Per avere dati precisi e non solo stime occorre attendere almeno un trimestre del 2026. Quello che possiamo dire è che la nostra economia ha retto per un tessuto economico ed industriale consolidato. Le sofferenze ci sono ma ormai le industrie sono una barriera alle fluttuazioni dei mercati. Se ci fossero misure strutturali di sostegno agli investimenti sarebbe tutto molto più semplice. Comunque nel 2025, la provincia di Cremona ha segnato un +5% rispetto al pre-Covid, con un buon recupero economico. Attendiamo comunque questi primi mesi per capire la tendenza del nuovo anno».

Dalla Cgia di Mestre forniscono anche numeri assoluti. «Per l’anno in corso, il Pil nazionale in termini nominali è previsto superare i 2.300 miliardi di euro, con un incremento di 66 miliardi pari al +2,9 per cento rispetto al dato del 2025. In termini reali, invece, la crescita rispetto all’anno precedente dovrebbe attestarsi allo 0,7 per cento, sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export (+1), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,6) e dei consumi della Pubblica amministrazione (+0,5), mentre si registra un rallentamento degli investimenti (+0,7 per cento rispetto al +2,4) dell’anno appena concluso».

Maurizio Ferraroni

C’è da fare attenzione alla fine dei finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che hanno caratterizzato gli anni del post Covid. Secondo gli esperti della Cgia «il problema non è tanto la ciclicità congiunturale, quanto l’assenza di fattori endogeni capaci di sostenere nel tempo l’espansione del Pil. Al netto degli anni del Covid (2020-2022), da oltre 20 anni la crescita italiana rimane sistematicamente inferiore alla media europea, segnalando debolezze profonde sul lato della produttività, dell’efficienza della Pubblica amministrazione e del capitale umano».

I venti di pace in Ucraina potrebbero aiutare, ma proprio in queste ore sta emergendo con prepotenza la nuova crisi venezuelana e quella mediorientale è sempre in agguato. Fattori che influiscono non poco sull’economia globale e di conseguenza hanno riflessi importanti anche sulle aziende italiane. Se a livello regionale nel 2025 lo sviluppo del nostro Paese è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66 per cento rispetto al 2024), per l’anno in corso si prevede che la locomotiva del Paese sarà l’Emilia Romagna (+0,86 sul 2025). Subito dopo notiamo il Lazio (+0,78), il Piemonte (+0,74), il Friuli e la Lombardia (entrambe con il +0,73). In coda la Sicilia (+0,28), la Basilicata (+0,25) e, maglia nera nazionale, la Calabria (+0,24).

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