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CREMONA. MEDEA

«Vicini ai malati, l’ascolto il nostro aiuto»

Lanfranchi racconta oltre 20 anni di volontariato dentro e fuori i reparti oncologici

Francesco Gottardi

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fgottardi@cremonaonline.it

18 Febbraio 2026 - 05:30

CREMONA - A due passi dall’ospedale c’è un’oasi di benessere e tranquillità: è Casa MEDeA, sede dell’omonima associazione cremonese che dal 2004 si occupa di supportare i pazienti oncologici nel percorso di terapia e affiancare i famigliari. «È il nostro fiore all’occhiello – dice orgoglioso il presidente, Maurizio Lanfranchi – uno spazio verde nel quale accogliere i pazienti per un momento di relax o per una delle tante attività che proponiamo, dalla orto-terapia alle letture condivise, fino ai laboratori di cosmesi a partire proprio dagli oli essenziali che estraiamo dalle nostre essenze».

Negli anni l’associazione è cresciuta, affermandosi come una delle realtà di volontariato più radicate del territorio: «Tutte le nostre attività sono rese possibili dalle donazioni dei cittadini che ci sostengono. Lo fanno, credo, perché vedono l’impegno concreto che l’associazione mette in campo per alleggerire e portare un po’ di dolcezza nel periodo difficile della terapia».

Con oltre 60 volontari attivi l’associazione offre un supporto è a 360 gradi: «Serve fare prevenzione, divulgare le informazioni corrette e promuovere una cultura del controllo. Prendiamo il caso dei farmaci palliativi: c’è un’idea diffusa che si tratti di una terapia da somministrare quando ormai per il paziente non c’è più speranza. E invece non mancano gli studi che confermano come si tratti di cure che aiutano la terapia e fanno vivere meglio». E poi ci sono i servizi offerti ai malati: «Il nostro scopo è aiutare tutti, in particolare chi ha meno mezzi».

MEDeA dispone infatti di un’autovettura per il trasporto da casa all’ospedale, di alcuni appartamenti messi a disposizione a chi arriva da fuori provincia per le terapie. Ma i volontari dell’associazione entrano anche nei reparti dell’ospedale Maggiore e dell’Oglio Po, mentre si sta lavorando per iniziare anche alla casa di cura San Camillo: «Siamo presenti con i nostri volontari, al fianco dei pazienti che fanno la chemioterapia».

Figure essenziali per rendere le lunghe ore in ospedale meno gravose: «Portiamo un caffè, offriamo una caramella, ma quello è solo il pretesto per ‘attaccare bottone’: poi sono i pazienti a cercarci per una parola, un confronto, uno sfogo».

Una partecipazione a momenti di dolore e difficoltà che rappresenta prima di tutto una sfida umana per i volontari: «Bisogna essere formati, non ci si improvvisa – continua Lanfranchi parlando del corso di 7 settimane che devono sostenere gli aspiranti volontari -. Ce lo ricordano i nostri psicologi, con i quali ci confrontiamo ogni mese: è difficile ma dobbiamo fare lo sforzo di non affezionarci ai pazienti che incontriamo. E al tempo stesso dobbiamo ricordarci che siamo lì per ascoltare, non per suggerire o intrattenere: non siamo sanitari e ogni parola va pesata quando si parla con persone così vulnerabili».

Lanfranchi racconta di una quotidianità lontana da quella di tutti i giorni, dove anche un ‘come stai?’ può ferire o aprire le porte del dolore: «Noi siamo lì ma non tanto per dare consigli. Sono i pazienti che, se se la sentono, decidono di aprirsi e noi le ascoltiamo. E tanti lo fanno: vivono il momento con noi, che siamo degli ‘sconosciuti’, con franchezza. Si sfogano come spesso non avviene con i parenti, ai quali non si vuol mostrare tutto il proprio dolore».

Oltre al supporto umano c’è poi quello materiale: «Cerchiamo di aiutare i reparti: abbiamo donato poltrone per la chemioterapia, sedute confortevoli per le sale d’attesa dove i pazienti devono passare tanto tempo, abbiamo fornito gli abbonamenti alle varie televisioni per un momento di intrattenimento e leggerezza. E ovviamente – conclude Lanfranchi – il sostegno alla ricerca clinica è parte della nostra identità, con raccolte fondi e sovvenzioni ai master per medici oncologi».

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