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24 luglio 1986

Paura sul treno in fiamme

Il macchinista non si ferma sul ponte e salva i passeggeri

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

24 Luglio 2020 - 07:00

Paura sul treno in fiamme

Un'automotrice diesel in servizio sulla linea Cremona-Piacenza è andata quasi completamente distrutta ieri pomeriggio, a causa di un incendio che si è sviluppato nella parte anteriore, tra il vestibolo ed il primo sedile della fila di destra. Fortunatamente il bilancio si riduce ai danni materiali che non sono ancora stati quantificati, mentre passeggeri (una decina), e personale viaggiante sono usciti indenni dalla drammatica esperienza.

Erano circa le 14,20 quando qualche metro prima del passaggio a livello di via Ghinaglia, proprio all'altezza del bar Rotonda e della Concessionaria Scrivanti, in perfetto orario si arrestava l'automotrice che proveniva da Piacenza e avrebbe concluso la corsa al binario sud della stazione di Cremona. I primi testimoni notavano una densa nube di fumo con lingue di fuoco che uscivano dai finestrini della vettura mentre i passeggeri, fra cui alcune persone anziane ed un uomo in divisa, scendevano a terra e si allontanavano. Per ultimi lasciavano il mezzo il capotreno Mario Denti, 35 anni di San Marino ed il macchinista Carlo Generali di Robecco d'Oglio.

Arrivavano due autopompe ed una terza usciva per una chiamata che giungeva dall'OCRIM, dove si pensava che un incendio si fosse sviluppato nel locale mensa, mentre in realtà si trattava del treno. Entravano così in azione tredici uomini. Il caposquadra Enzo Ravara veniva avvertito che nei fili dell'alta tensione della linea elettrificata, vi era ancora corrente a 3400 volts. Quindi si è dovuto far uso dei getti d'acqua con cautela, anche se con rapidità, poiché i vigili del fuoco non erano certi che tutti i passeggeri si fossero messi in salvo. Infatti dopo qualche minuto tre uomini, dotati di autoprotettori, sono saliti per una prima ricognizione, nonostante le fiamme non fossero ancora state domante.

Ben presto il rogo è stato spento. L'interno della «littorina» nella parte anteriore è apparso completamente carbonizzato. Una visione veramente allucinante. Secondo i primi accertamenti due sono le ipotesi sulle cause dell'incendio: un mozzicone di sigaretta, oppure il surriscaldamento dei due motori diesel. Infatti secondo quanto hanno riferito il capotreno ed il macchinista, il fumo è uscito da sotto il primo sedile della fila di destra, quello appoggiato alla parete del vestibolo, dove sono alloggiati i tubi di scarico ed i radiatori. Non è nemmeno da escludere una perdita di olio.

Alle 15,30 tutto si era risolto nel migliore dei modi.

Carlo Generali, il macchinista, sta osservando da vicino le operazioni di spegnimento ed ancora non intende abbandonare il mezzo che ha condotto fino in quel punto, proprio per facilitare i soccorsi e la fuga dei passeggeri. «La situazione è precipitata mentre transitavo sul ponte del Po, ma ho deciso che sarebbe stato pericoloso fermarsi in quel tratto di ferrovia, soprattutto per l'incolumità dei passeggeri. Ho cercato in tutti i modi di arrivare in stazione, ma non ho potuto resistere al fumo denso ed acre che mi toglieva il respiro». Senza dimenticare che le fiamme lo minacciavano da vicino. «Sono certo che l'incendio si è originato nella zona dei tubi di scarico e dei radiatori». Nonostante i capelli bianchi, quest'uomo ha dimostrato una determinazione ed un coraggio che non sono di tutti.

«In quei frangenti si deve decidere in fretta cercando la soluzione più razionale»; questo il primo commento del capotreno Mario Denti, 35 anni, in ferrovia dal 1972, residente a San Marino. Lo troviamo nell'ufficio del personale viaggiante, ancora piuttosto scosso anche se dotato di un notevole autocontrollo. Per terra ciò che è rimasto della sua borsa in cuoio, deformata dalle fiamme, alcuni documenti di servizio bruciacchiati, il berretto. Insomma i resti di una brutta avventura! Anche lui conferma che il fuoco si è sviluppato nella zona dei tubi di scarico e dei radiatori. «Sono intervenuto una prima volta con l'estintore a Castelvetro, poi ho scaricato tutti quelli in dotazione, ma non c'è stato nulla da fare». Le fiamme si sono sviluppate con rapidità, divorando la plastica e la gomma piuma dei sedili, che non erano in materiale ignifugo, come invece quelli delle nuove carrozze.

Nel frattempo i resti della «littorina» giungono nel deposito, agganciati ad un locomotore. Si creano capannelli di ferrovieri che commentano l'episodio, anche se ormai sul volto di tutti è ricomparso il sorriso, dopo la certezza che nessun collega e nemmeno i passeggeri hanno subito la minima conseguenza. Anche gli uomini dei vigili del fuoco sono soddisfatti, compreso il caposquadra Enzo Ravara che ha ancora, come i compagni, il viso annerito. Tre di loro hanno rischiato la vita per assicurarsi che nessuno fosse rimasto intrappolato nel rogo.

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