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Mattarella scoprirà una città che progetta il futuro

Cremona ha radici profonde e capacità di pensare in grande: competenza e ricerca al centro del piano di sviluppo

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

23 Maggio 2021 - 06:45

Mattarella scoprirà una città che progetta il futuro

CREMONA - Quale Cremona si offrirà martedì agli occhi del Presidente della Repubblica, in visita ufficiale alla città? Istintiva la risposta: la Cremona migliore, quella che ha le radici più profonde, la capacità di pensare in grande, un cuore immenso e la consapevolezza che il futuro non dipende dal destino (che può essere cinico e baro oppure no), ma è il frutto di ciò che si decide e programma. A testimoniarlo - rendendo evidente il rapporto di causa ed effetto che lega idee, progetti, investimenti e risultati - sarà l’inaugurazione ufficiale del Campus di Santa Monica, una cerimonia attesa da tempo (anche se l’apertura funzionale della nuova sede dell’Università Cattolica è già avvenuta lo scorso autunno) alla quale il Capo dello Stato assisterà dopo aver reso omaggio alle vittime cremonesi del Covid, svelando una targa ricordo nel cortile del Municipio. Passato e futuro della città non saranno mai stati così vicini. Martedì Sergio Mattarella farà un viaggio nel tempo lungo mille anni: prima si fermerà davanti alla casa dei cittadini - nel cortile dedicato a Federico II, ma anche ai Caduti di tutte le guerre e alle vittime di ogni forma di violenza - poi entrerà nella nuova casa degli studenti, i giovani cui Cremona affida i suoi asset più preziosi: il sapere degli avi, la potenza illimitata delle nuove tecnologie, la speranza nel futuro. 

Solo ieri, sulla scorta di uno studio condotto proprio dall’Università Cattolica, abbiamo titolato in prima pagina «Giovani senza fiducia», sottolineando come nell’ambito della ricerca sette intervistati su dieci si siano detti sicuri che «dopo il Covid, niente sarà più come prima». Condivisibile l’osservazione, discutibile la conclusione: perché pensare che dovrà per forza essere peggio di prima (da qui la mancanza di fiducia)? Il post Covid sarà senz’altro difficile dal punto di vista economico e occupazionale (non che prima si navigasse nell’oro e nelle opportunità…) ma per altri versi potrebbe anche essere migliore, dopo che proprio l’esperienza del Covid ha fatto svanire alcune facili illusioni, sfatato falsi miti, rimesso in ordine la scala delle priorità. Soprattutto, ha fatto capire a tutti quanto contino la competenza (significa avere le conoscenze necessarie per affrontare al meglio un’improvvisa criticità) e la ricerca (ovvero la capacità di uscire dagli schemi tradizionali per trovare soluzioni nuove). Guarda caso si tratta proprio delle due capacità che l’università sviluppa, dopo che un giovane si è educato e formato lungo il percorso che dalla scuola materna porta alla maturità.

Ecco perché è particolarmente importante il progetto che ha preso forma grazie alla lungimiranza e alla filantropia di chi ha voluto trasformare un ex monastero ed ex magazzino militare in una bellissima fucina di nuovi talenti: gli amministratori pubblici che hanno reso possibile l’operazione, l’Ateneo che ne ha subito compresa l’importanza, la Fondazione Arvedi Buschini e la Fondazione Cariplo che l’hanno finanziata. Nessun’altra città può vantare una simile sinergia, un’unione di forze e di intenti che, a Campus non ancora inaugurato, già svela nuovi obiettivi e nuovi traguardi, a partire dallo scambio immobiliare fra Politecnico e Demanio (in pratica la permuta dell’attuale sede universitaria di via Sesto con l’ex caserma Manfredini) che frutterà ai cremonesi un bellissimo college in via Bissolati e, contemporaneamente, nuovi spazi operativi per la Questura e la Polizia Stradale. Ecco la capacità di pensare in grande. Ecco le radici più profonde. Ecco l’immenso cuore di Cremona. Ecco la consapevolezza che siamo noi - e nessun altro - gli artefici del futuro e gli arbitri del nostro destino. 

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Commenti all'articolo

  • Manuciao

    25 Maggio 2021 - 07:39

    Buongiorno, città del futuro? Semmai Ritorno al futuro, e se ricorda il film il ragazzo tornava negli anni 50. Faccio presente che le stazioni(treni/bus/pullman) di una città sono il primo biglietto da visita. Mia madre ex insegnante d italiano diceva ai suoi alunni fate i collegamenti con le altre materie. Beh forse non ve ne state accorgendo,ma ormai siamo tagliati fuori

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