L'ANALISI
08 Marzo 2026 - 20:02
CREMONA - Sul palco campeggia una scritta luminosa: «No vabbè mi adoro». È il titolo del monologo e, insieme, il suo ritornello. Ma soprattutto è un mantra, ripetuto più volte da Katia Follesa — che oggi ha conquistato il Gran Teatro Infinity 1 di CremonaFiere — con tanto di gesto rituale che il pubblico impara presto a riprodurre.
«Abbiamo perso autostima — dice Follesa —, abbiamo smesso di volerci bene per ciò che siamo». Il bersaglio è immediato: i cellulari, le ore passate a scorrere video di influencer perfette. «Donne magre, alte, sempre in forma: figliano e dopo due giorni dal parto tornano magrissime. Sono alieni. Io ho partorito sedici anni fa e a me devono ancora finire di togliere la placenta».
Il corpo, del resto, è uno dei grandi temi della serata. Follesa ripercorre con autoironia le proprie guerre personali con le diete. «La dieta dell’ananas. Mangiavo tutto tranne l’ananas. Non è cambiato nulla». Poi la chetogenica, raccontata con immagini volutamente grottesche: «Solo proteine. Sembrava di avere delle pattine in bocca». Alla fine la resa, trasformata in filosofia: «Ho fatto la dieta della religione: mangio quello che voglio e prego che succeda qualcosa».

Il cibo ritorna spesso, quasi fosse una chiave autobiografica. «A me piace mangiare, scusate! Questa sarà la serata della sincerità». E quando la scena si popola dei quattro bravissimi ballerini che animano lo spettacolo, la comicità passa anche per il contrasto fisico: «Mi maltrattano e mi rubano il cibo perché hanno paura che gli esca un’ernia quando mi prendono in braccio».
La comicità di Follesa si muove soprattutto su un terreno riconoscibile: quello delle piccole ipocrisie quotidiane. L’attrice ironizza su chi si adegua per convenzione sociale. Chi giura di aver visto il Grande Carro quando qualcuno lo indica nel cielo. Chi addobba solo il lato frontale dell’albero di Natale. Chi canta in perfetto stile italiano ‘Last Cristmà’. E tra le donne chi simula sempre il piacere.
Il racconto si allarga poi ai ricordi generazionali. Gli anni Ottanta arrivano sul palco con la loro iconografia pop: cabine telefoniche, pattini a rotelle, pennette alla vodka, farfalle panna e prosciutto, cocktail di gamberi. «I miei ricordi degli anni Ottanta riguardano quasi tutti il cibo», confessa. Anche la moda diventa materiale comico: «I paninari con i bomber e la Mandarina Duck. Io non potevo permettermela: avevo la Mandarancia Drink».
Uno dei momenti più apprezzati dal pubblico è l’apparizione di Follesa in versione ‘Madre Natura’, esplicita parodia del programma cult Ciao Darwin. L’ingresso è costruito con ironica enfasi e viene accolto da un applauso scrosciante.
Momento apicale con un medley improbabile e irresistibile: Follesa canta a cappella mentre abbozza coreografie che passano senza soluzione di continuità da Gangnam Style al Lago dei cigni, fino a Reginella campagnola. «L’ho detto che arrivo dalla danza», scherza. «Una volta i provini si facevano così, davanti a un talent scout. Adesso — affonda — c’è Alfonso Signorini».
Pubblico entusiasta per una di quelle serate in cui gli applausi sono così forti da far letteralmente tremare la sala. Autentica mattatrice, Follesa conquista tutti, ma proprio tutti gli spettatori, con una sequela infinita di battute sempre a segno, a cui qualche spettatore risponde anche direttamente. Il più coraggioso, galvanizzato, urla: «Ti amo!». Sipario.
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