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Martedì 28 Gennaio 2020

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TEATRALIA

Piazza Fontana, Lella Costa, Marx e le sardine

Piazza Fontana, Lella Costa, Marx e le sardine

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La parola giusta è la parola che "sia nel pieno delle forze/ che sia tranquilla/ non sia isterica/ non abbia la febbre/ non sia in depressione/ in essa si può confidare": sono questi alcuni versi della poesia di Ryszard Kapuscinski, Taccuino d'appunti. Ed è come un foglio di taccuino quello che insieme al programma di sala de La parola giusta di e con Lella Costa viene consegnato al pubblico del teatro Sociale con in cima: Brescia, 28 maggio 1974... oggi: e poi lo spazio per scrivere. La richiesta agli spettatori è quasi una preghiera laica, un modo per condividere memoria: il ricordo dell'attentato di piazza della Loggia. Ma la memoria da condividere è anche quella della bomba di piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, 50 anni fa, una sera buia e nebbiosa.  Lella Costa chiede di consegnare i ricordi su piazza della Loggia, su piazza Fontana. Tutto ciò nasce dalla consapevolezza che se c'è chi afferma: "La bomba di piazza Fontana è stata messa dalle Brigate Rosse" forse c'è un deficit di sapere, di conoscenza ed è per questo tanto più importante ricordare. La parola giusta è il racconto/testimonianza che Lella Costa incarna con sacerdotale impegno civile, racconto composto da Marco Archetti in cui la testimonianza della protagonista, una ragazza 17nne, fidanzatina di Antonio, bancario di 19 anni diventa emblematica. Lo sbarco sulla luna, il futuro di chi allora aveva 17 anni, quel primo amore con Antonio, l'impegno politico, la voglia di cambiare il mondo sono i tasselli di un'esistenza gravida di aspettative sfregiata da quell'attentato. La parola giusta è quella che manca per descrivere quell'orrore, è quella che si cerca per dire di un'utopia infranta, la parola giusta è quella che è necessaria per essere e non dimenticare.

Lella Costa - diretta da Gabriele Vacis - conferma le sue doti di attrice/narratrice, lo fa con passione, ma soprattutto incarna con forza un'adesione senza sé e senza ma a quella sinistra, a quel marxismo utopistico che immaginava la rivoluzione del proletariato nel segno di una giustizia più giustizia, di un benessere più benessere per tutti, di un mondo in cui il sol dell'avvenire era un domani gravido di equità e solidarietà. Quei valori per Lella Costa sono 'la parola giusta' e lo  dice, lo pretende, chiede di accendere le luci in sala e afferma: "la bomba in piazza Fontana la misero i fascisti, non le Brigate rosse che sarebbero nate un anno dopo". Buio. Lo spettacolo, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano e dal Piccolo Teatro di Milano, è un oratorio laico che parte dalla strage di piazza Fontana e approda a piazza della Loggia. Gli ombrelli che scendono e riempiono il boccascena sono gli ombrelli della piovosa piazza della Loggia, sono gli ombrelli su cui scendono le lacrime delle vittime, su cui scivolano le utopie di un'Italia che dallo scoppio di piazza Fontana non poté essere più la stessa ed entrò nella Notte della Repubblica, per rifarsi al celebre programma di Sergio Zavoli. 

Lella Costa non solo si fa parola incarnata, racconto fluido, narrazione emotiva, ma soprattutto impersonifica quell'utopia della sinistra che seppe e volle fare comunità, che fu sforzo di incarnazione dell'idea nella realtà di tutti i giorni, professione del quotidiano vivere. Un'utopia ferita, un pensiero in cui la fame di partecipazione e giustizia da condividere dovettero fare i conti con la realtà del potere agito ed esercitato, degli interessi umani e disumani, delle regole del capitalismo. Un fare i conti che forse è coinciso col 9 novembre 1989, col crollo del Muro di Berlino e il disciogliersi del socialismo reale al sole del capitalismo impietoso. Ma la forza di quell'utopia dello stare insieme per e con gli altri, delle comuni battaglie, del non darsi per vinti, della responsabilità dell'individuo nei confronti dell'altro da sé in Lella Costa è bruciante, mai disillusa e di questo fa partecipe il suo pubblico. Allora nel nostalgico raccontare di Lella Costa di una comunità di giovani che nella sinistra e nel riscatto del proletariato vedevano un futuro migliore, vengono in mente le Sardine, il movimento dal basso di una responsabilità della politica che - nei limiti della comunicazione massmediale - cerca di essere altro rispetto a un potere dato, alla ritualità partitica vieta, alla crisi della rappresentanza. Nelle piazze in cui ci si stipa come sardine non c'è forse la nuvola del proletariato in rivolta evocata da Lella Costa, ma c'è senza dubbio la voglia di partecipare e di farsi sentire come  presenza in cerca di un sol dell'avvenire che faccia capolino fra gli ombrelli aperti per difendersi dalla pioggia della mancanza di senso e del disorientamento collettivo. 

La parola giusta di Marco Archetti con la collaborazione di Lella Costa e Gabriele Vacis, regia di Gabriele Vacis, coproduzione Centro Teatrale Bresciano, Piccolo Teatro di Milano, in scena al teatro Sociale di Brescia, fino al 10 dicembre 2019. 

08 Dicembre 2019