L'ANALISI
IL MEDICO RISPONDE. IL VIDEO
22 Febbraio 2026 - 05:30
CREMONA - Protagonista della rubrica ‘Il medico risponde’ è il dottor Antonio Fioravanti, direttore di Neurochirurgia dell’Ospedale di Cremona.
Può spiegare in parole semplici cos’è la chirurgia da sveglio?
«La chirurgia da sveglio è una tecnica chirurgica che ormai è entrata nella pratica quotidiana dei neurochirurghi. È una tecnica utilizzata all’inizio soprattutto per la chirurgia delle epilessie e poi estesa anche ad altri interventi, soprattutto per quelli dei tumori cerebrali».
In cosa consiste questa tecnica?
«Ci sono diverse modalità: si può operare il paziente continuamente da sveglio oppure, come facciamo noi, si inizia con il paziente addormentato. Lo svegliamo solo nella fase centrale, quella in cui si rimuove il tumore, la parte più delicata dell’intervento perché qui possono insorgere eventuali deficit. Durante questa fase da sveglio, il paziente collabora sia con il chirurgo sia, soprattutto, con la neuropsicologa che lo ha preparato nei giorni precedenti. Terminata questa fase, il paziente viene riaddormentato e risvegliato normalmente».
Per quali tipi di tumore cerebrale si usa di solito questa tecnica?
«Per i tumori cerebrali nelle cosiddette aree critiche, ossia dove sono localizzate alcune funzioni importanti come quella del movimento e quella del linguaggio. Quando operiamo delle lesioni in queste aree i rischi di danni neurologici sono più elevati. Se operiamo un paziente con una lesione a sinistra nell’area del linguaggio, è preferibile operarlo da sveglio perché questo ci permette in tempo reale di controllare il danno che eventualmente stiamo arrecando al paziente. Siamo in grado di personalizzare la chirurgia per quel paziente, decidere quando fermarci, quanto continuare, dargli il tempo e capire se il danno è transitorio oppure più importante».
Come viene aiutato il paziente durante l'operazione?
«I pazienti candidati alla chirurgia da sveglio vengono sottoposti a un test neuropsicologico con la dottoressa Sara Subacchi, che collabora con me su questo tipo di interventi. Durante la valutazione, il paziente esegue una serie di prove che conosce già, così da essere preparato a ciò che accadrà in sala operatoria. In sala, quando il paziente viene svegliato, ripete le stesse attività apprese nei giorni precedenti: dialoga con la dottoressa, risponde alle mie domande per monitorare il linguaggio, muove gli arti per controllare la motricità e compie anche movimenti più fini e complessi, utili a valutare la situazione in modo dettagliato».
Ci sono rischi maggiori rispetto alla chirurgia tradizionale?
«Assolutamente no. Lo scopo della chirurgia da sveglio è proprio ridurre al minimo i danni neurologici. Nessun intervento è privo di rischi, ma con questa tecnica possiamo limitare eventuali effetti negativi a livelli non invalidanti. La priorità è garantire la qualità di vita dei pazienti. Per esempio, un danno significativo al linguaggio può impedire al paziente di comprendere o esprimere parole, con conseguenze anche sociali. Con la chirurgia da sveglio possiamo monitorare in tempo reale: quando rimuoviamo il tumore e arriviamo all’area del linguaggio, il paziente può manifestare disturbi, come ripetere parole o non riuscire a parlare. Se i sintomi migliorano, l’asportazione prosegue; se peggiorano, ci fermiamo per evitare danni permanenti».
Come reagiscono i pazienti durante l'intervento?
«I pazienti che accettano questa chirurgia sono tranquilli e sereni. C’è un buon dialogo; alcuni si mostrano appassionati, come un musicista di Bologna che non voleva smettere di suonare mentre gli stavo togliendo il tumore».
Quali strumenti o tecnologie rendono possibile operare il paziente sveglio?
«Non ci sono tecnologie particolari: utilizziamo quelle della chirurgia tradizionale, con monitoraggio neurofisiologico e neuronavigazione. Gli aghi posizionati su braccia e gambe servono a monitorare i movimenti, mentre il navigatore con le risonanze caricate mostra le aree importanti e guida la scelta delle traiettorie per rimuovere il tumore».
Quanti interventi avete fatto con questa tecnica?
«Gli interventi da sveglio sono intorno ai 170-180. Ho iniziato a praticare questa tecnica a Cremona nel 2018, ma già la eseguivo dal 2012. Ogni anno operiamo circa 120-130 tumori cerebrali, di cui circa 30 con questa tecnica».
La rubrica, realizzata insieme ad Asst di Cremona, può essere ascoltata anche sul sito internet del quotidiano La Provincia di Cremona e di Crema e sul suo canale YouTube.
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