L'ANALISI
IL MEDICO RISPONDE. IL VIDEO
15 Febbraio 2026 - 05:25
CREMONA - Protagonista della rubrica ‘Il medico risponde’ è il dottor Manuel Cerini, specialista in Cardiologia ed Elettrofisiologia dell’Ospedale di Cremona.
Che cos’è la fibrillazione atriale?
«La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca, o meglio è l’aritmia cardiaca di più frequente riscontro nella pratica clinica. Normalmente il nostro battito cardiaco è regolato da un segnapassi, da un pacemaker naturale che ognuno di noi ha negli atri. Quando il paziente va in fibrillazione atriale non c’è più questo ritmo ordinato del segnapassi fisiologico, ma abbiamo una disorganizzazione del segnale elettrico a livello atriale che si trasmette in maniera disorganizzata anche ai ventricoli, per cui quello che sente il paziente è un cardiopalmo, un batticuore aritmico. A volte può sentire anche mancanza di respiro, facile affaticabilità ed è tutto dovuto a questa irregolarità del ritmo cardiaco».
Quali sono i principali sintomi e quali rischi comporta per la salute del paziente?
«Oltre al batticuore, al cardiopalmo, alla dispnea, alla facile affaticabilità, la fibrillazione atriale non dobbiamo dimenticare che aumenta il rischio tromboembolico. Quando gli atri non si contraggono più in maniera sinergica, come avviene normalmente, in alcune aree degli atri, che sono le auricole, il sangue può ristagnare. Si possono formare dei grumi di sangue che poi vanno in circolo dando problemi ischemici come l’ictus. Per cui quando parliamo di fibrillazione atriale non possiamo mai dimenticarci del rischio tromboembolico e quindi della necessità di anticoagulare il paziente proprio per prevenire la formazione di questi coaguli. Oltre quindi all’anticoagulante che va necessariamente dato al paziente, quando si parla di trattamento della fibrillazione atriale dobbiamo distinguere due percorsi separati: uno è il controllo della frequenza cardiaca e uno invece è il ripristino del ritmo sinusale e il mantenimento del ritmo sinusale. Se percorriamo questa strada abbiamo due opzioni, il trattamento farmacologico o il trattamento ablativo».
In cosa consiste oggi l’ablazione e quali progressi sono stati compiuti?
«È proprio in quest’ultimo campo che l’innovazione tecnologica ha fatto passi da gigante. Sappiamo ormai da molti anni che, soprattutto all’inizio, la fibrillazione atriale parte da dei foci all’interno delle vene polmonari, che sono le vene che portano il sangue ossigenato dai polmoni all’atrio sinistro, quindi al cuore e poi a tutto l’organismo. Fino ad alcuni anni fa l’ablazione era riservata ai pazienti che restavano in fibrillazione atriale nonostante avessero tentato più approcci farmacologici. Oggi si è capito che prima si ricorre all’ablazione, maggiori sono i risultati per il paziente perché col tempo la fibrillazione atriale porta delle alterazioni a livello dell’atrio, per cui anche la probabilità di successo dell’ablazione si riduce notevolmente».
Quali sono i pazienti più colpiti?
«La fibrillazione atriale è un’aritmia che aumenta con l’aumentare dell’età, ma è anche vero che tutte le età possono essere colpite e anzi l’ablazione trova maggior spazio proprio nei pazienti più giovani perché l’atrio non è ancora rimaneggiato, per cui le probabilità di successo dell’ablazione transcatetere hanno una probabilità maggiore».
Quali vantaggi offre la nuova metodica introdotta?
«Fino ad oggi si è utilizzata l’energia termica, quindi la radiofrequenza, l’ablazione col caldo o la crioterapia, l’ablazione col freddo. Oggi ha preso piede una ‘nuova forma di energia’ che è l’elettroporazione. I vantaggi sono che è selettiva sul tessuto atriale, aumenta la probabilità di successo e riduce drasticamente il rischio di complicanze perché non vengono coinvolti i tessuti circostanti l’atrio, come l’esofago o il nervo frenico. La procedura viene eseguita in anestesia generale o in sedazione profonda, con accessi venosi a livello inguinale. Attraverso le vene femorali introduciamo gli elettrocateteri nel cuore e con una sonda ecocardiografica miniaturizzata vediamo esattamente dove posizioniamo i cateteri, riducendo il rischio, i tempi e aumentando l’efficacia. La procedura dura circa un’ora e mezzo. Il paziente il giorno successivo viene dimesso e torna alla sua vita normale».
Quali altre novità sono oggi disponibili?
«L’ablazione è solo uno dei capitoli portati avanti grazie all’impegno della direzione. Molte novità riguardano anche la cardiostimolazione. È aumentata la terapia elettrica dello scompenso cardiaco, quindi la resincronizzazione cardiaca. Sono stati introdotti i pacemaker senza fili, piccoli come capsule, posizionati direttamente nel ventricolo. Anche nella stimolazione tradizionale ci stiamo orientando verso una stimolazione fisiologica. Altri progetti sono in cantiere in collaborazione con la Cardiologia, la Cardiochirurgia e l’Università degli Studi di Brescia».
La rubrica, realizzata insieme ad Asst di Cremona, può essere ascoltata anche sul sito internet del quotidiano La Provincia di Cremona e di Crema e sul suo canale YouTube.
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