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Lettere al Direttore del 8 Febbraio

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gbonali@laprovinciacr.it

10 Febbraio 2018 - 04:00

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Oglio po, visita rinviata
Disguido spiacevole. Ma ci siamo scusati
Gentile direttore,
leggiamo dispiaciuti quanto riferito nella lettera ‘All’Oglio Po visita specialistica spostata due volte, spero nel terzo appuntamento’, pubblicata il 29 gennaio scorso.
È vero, la visita di controllo a sei mesi - fissata il 4 luglio per il 27 dicembre, non per indisponibilità di posti, ma su indicazione dell’oncologo - è stata posticipata al 24 gennaio per garantire al paziente la continuità assistenziale e la presenza del personale di riferimento che lo segue nel suo percorso di cura. Vero anche che - per una circostanza fortuita (inconveniente informatico) - la visita del 24 gennaio 2018 non risultava inserita in agenda. Per questo ci siamo scusati e ci scusiamo pubblicamente: sappiamo bene che non dovrebbe accadere. Per ovviare all’inconveniente, nell’immediato, abbiamo proposto al signor G.P. di fermarsi comunque in ospedale ed effettuare la visita, quello stesso giorno, alla fine delle sedute ambulatoriali programmate. Il paziente ha preferito confermare l’appuntamento per il giorno 31 gennaio 2018.
ASST di Cremona


Una città più pulita
Sono incuriosito dal ‘daspo urbano’

Egregio direttore,
notizie dei media danno il nuovo ‘daspo urbano’ a Cremona in dirittura d’arrivo, e la cosa mi rende veramente curioso di conoscerne il contenuto. Sono trapelate voci secondo le quali la predisposizione del documento è stata dibattuta a motivo della opportunità di incidere con disposizioni più o meno rigide. Tutti vogliamo una città più pulita e ordinata, quindi, a mio parere, si può concedere qualcosa sotto il profilo delle libertà individuali e convenire sulla necessità di un inasprimento delle sanzioni per i trasgressori. Così facendo, tanto per fare un esempio, si può forse ridurre il numero di coloro che non ottemperano alla raccolta delle deiezioni solide del proprio amico a quattro zampe, anche se, su tale argomento, si dovrebbe agire pure sul versante delle deiezioni di urina, a causa delle quali diverse vie del centro storico risultano spesso impresentabili (nella foto via Sicardo). Si legge su internet che in diverse città italiane sono state emanate ordinanze secondo le quali per portare il cane a passeggio si deve essere muniti, oltre che del kit per le deiezioni solide, anche di una bottiglietta d’acqua per diluire le deiezioni d’urina. Ad esempio, a Piacenza vige già da qualche anno un’ordinanza in tal senso, con sanzioni fino a 500 euro, suffragata da una sentenza della Corte di Cassazione.
Altro argomento è quello del pessimo stato in cui versano i marciapiedi di alcune vie, caratterizzate da una diffusa giacenza di guano dei piccioni. Per risolvere questo problema sarebbe forse necessario stabilire che la pulizia del marciapiede spetta al proprietario direttamente prospiciente, al quale si potrebbero riconoscere incentivi e/o agevolazioni per la posa in opera di dissuasori (normalmente aculei) atti a non far stazionare il volatile in zona e dare luogo agli escrementi.
Luciano Losi
(Cremona)


Elettori riflettete...
Il M5s autosufficiente e i ‘contratti’ capestro
Signor direttore,
i 5 Stelle presenteranno un programma in 20 punti, a loro dire completo, come se dal 1947 nessuno ci avesse pensato. Se poi non saranno autosufficienti cercheranno appoggi esterni, sempre che non arrivino da indagati o ‘salvatori di banche’. E se qualcuno obiettasse: perché collaborare con un movimento che ha speso cinque anni a denigrare e sbeffeggiare il parlamento e chi lo frequenta? I Fratelli d’Italia hanno stipulato un contratto capestro con il cavaliere. Poi ci sono i ‘bertinottiani’ che vogliono tutto e subito ma fatto dagli altri perché loro fare non sanno. Elettori riflettete...
Angelo Rosa
(Viadana)


Non vedo non sento non parlo
Scajola, Fini e Bossi come le tre scimmiette
Signor direttore,
sul mobile che arredava il salone di un’abitazione durante un’intervista televisiva ho notato le statuette delle tre famose scimmiette che rappresentano l’atteggiamento da tenersi nei confronti del ‘Male’: non lo vedo, non ne parlo, non lo sento, secondo i dettami degli shogun (antichi capi militari giapponesi di provato onore e coraggio) davanti alla tomba di uno dei quali furono piazzate secoli fa. Il messaggio si diffuse poi grazie anche alla ‘vicinanza’ dei soggetti con l’uomo, notoriamente in perenne lotta con le avversità della vita. L’‘associazione’ è stata immediata! L’ex ministro Scajola non vide i centurioni che tuttora stazionano davanti al Colosseo a caccia di turisti e non si rese conto mai di dove si trovasse affacciandosi alla finestra; il senatore Bossi non parlò per giorni, rapito dallo stupore che lo colse nel notare l’ottimo risultato della magica ristrutturazione della sua villa di Gemonio; l’onorevole Fini non sentì le onde del mare monegasco o forse scambiò la risacca per un difetto del water, pur godendo di una vista non proprio romana. Che belli sarebbero al posto delle ‘filosofiche’ scimmiette!
Luciano Lazzari
(Vicobellignano di Casalmaggiore)


La corruzione è più forte
Quante denunce senza alcun seguito
Caro direttore,
sul Corriere della Sera online la giornalista Gabanelli ha denunciato, dimostrandolo, che per gli esami clinici, la sanità nazionale rimborsa alle cliniche convenzionate quasi il doppio di quanto le cliniche private chiedono per gli stessi esami e guadagnandoci pure! Il costo aggiuntivo, calcolato su tutti gli esami fatti in Italia si aggira sui due miliardi di euro!
Anche in passato la Gabanelli aveva fatto analoghe indagini e denunciato sprechi e abusi ottenendo l’unico risultato di essere cacciata da Rai 3 senza che le sue denunce di effettivi reati avessero nessuna conseguenza giudiziaria. Come una pietra lanciata nell’acqua che, dopo qualche cerchietto ritorna liscia e piana senza lasciare tracce, così anche le denunce della giornalista non lasciano tracce e non hanno conseguenze a ennesima dimostrazione che il malaffare e la corruzione in Italia sono così strutturate ed organizzate da non venire sfiorate né dagli scandali né dalle denunce! Pensate a quanti medici e a quante attrezzature si potrebbero avere in più con due miliardi di euro!
Alessandro Mezzano
(Cremona)


Incapacità o calcolo?
Su flat tax e migranti Renzi racconta bugie
Egregio direttore,
Renzi non si smentisce mai, si può essere o no d’accordo sulla proposta del centrodestra di introdurre la ‘flat tax’, ma non si può certo sostenere - come fa Renzi - che i ricchi pagheranno come i poveri, in quanto avranno la no tax area e le detrazioni fiscali e quindi ne beneficeranno soprattutto le classi con minor reddito. Qui Renzi dimostra la sua incapacità, non sa cosa vuol dire lavorare, perché lui sa solo fare politica, non ha mai lavorato.
Inoltre sull’immigrazione non può dire che Berlusconi con l’accordo di Dublino ha riempito l’Italia di immigrati, in quanto era un diritto riconoscere asilo nel primo Paese che l’accoglieva e inoltre allora ne arrivavano poche migliaia all’anno e non centinaia di migliaia come fanno i ‘cattocomunisti’ al governo. Renzi piuttosto ha fatto l’accordo ‘Triton’ scellerato che prevede che tutti quelli salvati in acque internazionali e libiche venivano portati in Italia, anche se a salvarli erano navi straniere. Demenziale.
Infine mi lasci lanciare un invito ad andare a votare agli elettori del centrodestra perché, pur non essendo il massimo, è pur sempre l’unica coalizione che può far cambiare le cose sicuramente in meglio, soprattutto con la Meloni che farà da paciere fra Salvini e Berlusconi.
dalicr@alice.it


Telefonino e fatturazione
Fatta la legge trovato l’inganno
Egregio direttore,
l’operatore del telefonino mi informa che ‘ai sensi della legge 172/2017 del 25/3 i servizi e le eventuali promozioni si rinnoveranno mensilmente anziché ogni 4 settimane e il numero dei rinnovi si riduce da 13 a 12 e l’importo di ciascun rinnovo aumenterà dell’8,6%’. Faccio due semplici calcoli e se l’offerta è di 10 euro al mese con l’aumento questa passa a 10,86 che moltiplicata per 12 mesi mi dà un spesa annuale di euro 130,32. Se poi considero 400 minuti di telefonate al mese, se spalmati per 28 giorni ho 14,28 minuti giornalieri, se spalmati per 31 giorni ho invece 12,90 minuti giornalieri. Un aumento della spesa e una diminuzione del servizio! Questo fatto unitamente a tanti altri non può fare altro che aumentare nei cittadini la rabbia verso la classe dirigente e la casta, l’indignazione verso il malaffare e la corruzione. Con il conseguente diffondersi del rancore collettivo che spesso si manifesta con la propensione all’antipolitica.
Angelo Guerci
(Crema)


Dispiaciuto per il viadanese
Io al pronto soccorso ho visto efficienza
Egregio direttore,
ho appreso con rammarico della disavventura del Viadanese al pronto soccorso di Cremona. Mi dispiaccio di questa traversia, anche perché sono stato di recente al nostro pronto soccorso cittadino e ho avuto personalmente, un’impressione molto positiva. Ho incontrato medici e personale molto indaffarati, per via dei numerosi utenti, ma con una grande umanità e senso professionale, che hanno prestato le loro attenzioni con scrupolo e con tempi di attesa quasi ragionevoli dato l’afflusso. Mi sono altresì reso conto che il personale medico deve attenersi ad una procedura che prevede, in alcuni casi, visite ed esami che possono sembrare addirittura superflui ad una prima e superficiale analisi e in altri casi no. Non è mia intenzione polemizzare o minimizzare i fatti accaduti. Mi rendo conto che è facile lamentarsi in una condizione difficile e di disagio, ma si rischia di trascendere e di addurre cause ed eventi, senza circostanziare i fatti, cadendo in una polemica semplice e sterile, che ha come solo scopo la lamentela fine a se stessa, che non è costruttiva.
N. R.
(Cremona)

Ex squadra vincente
La caduta della Pomì ha tanti responsabili
Egregio direttore,
eccole la ricetta su come si distrugge una squadra forte e vincente. Si comincia con il criticare l’allenatore per aver fatto giocare, a turno peraltro ormai superato, alcune riserve, così da lasciare vincere un set alle avversarie. Poi si minacciano ritorsioni contro le giocatrici perché non vincono sempre come prima, dimenticando che la palleggiatrice titolare è out per infortunio per alcuni lunghi mesi. A fine stagione si cambia l’allenatore, si manda a spasso il gruppo vincente e si compra di tutto e di più. Alle prime sconfitte si licenzia l’allenatore che non aveva avuto neppure il tempo di preparare bene il gruppo, si assume un nuovo allenatore, arrivano nuove sconfitte e allora si minaccia di non dare lo stipendio alle giocatrici, si comprano nuove figure (spendendo inutilmente tanti soldi) che non si integrano bene. Risultato: dopo essere arrivata ai vertici mondiali, la squadra rischia l’anno dopo la retrocessione. Credo che la dirigenza della Pomì avrebbe più di un motivo per fare una approfondita riflessione su come ha gestito la squadra.
Guido Antonioli
(Pandino)


Nuovo ct dell’Italia
Certi che Di Biagio sia un ‘traghettatore’?
Caro direttore,
il commissario straordinario della Figc Roberto Fabbricini e il suo vice Alessandro Costacurta hanno annunciato che sarà Luigi Di Biagio, tecnico dell’Under 21, a guidare come ‘traghettatore’, la Nazionale maggiore. Il primo impegno per Di Biagio sarà il 23 marzo con l’Argentina a Manchester, e di seguito, il 27, con l’Inghilterra a Londra. Il primo compito di Di Biagio è quello di riportare entusiasmo, e fiducia al mondo del calcio, dopo la cocente delusione dell’esclusione dai mondiali. Brucia ancora parecchio, dopo 60 anni, non partecipare alla competizione più importante. La panchina della Nazionale azzurra attendeva un nuovo tecnico dallo scorso 15 novembre, dopo l’esonero di Gianpiero Ventura deciso dalla Federazione a seguito del clamoroso flop. Il nuovo ct si gioca tutto in queste due partite: se vince e convince potrebbe anche rimanere alla guida degli azzurri non più da traghettatore. L’esperienza non gli manca, così come la conoscenza dei vari giocatori, giovani e ‘vecchi’. Volendo concludere mi sembra una notizia positiva per il calcio italiano. (...) Il tempo servirà per ricostruire una squadra all’altezza che riporti l’Italia ai vertici del calcio mondiale. Come ci compete.
Andrea Delindati
(Cremona)

IL CASO
Aspetto corrispondenza dal 2017, se pago un servizio questo deve essere garantito

Egregio direttore,
mi chiedo come sia possibile che nessun organo preposto alla tutela del cittadino si preoccupi di costringere Poste Italiane a smaltire in fretta l’enorme corrispondenza ormai dimenticata chissà dove?
Se un cittadino paga per ricevere un servizio questo deve essere soddisfatto con cura e sollecitudine, mentre Poste Italiane, forse perché privatizzata, pensa che la distribuzione della corrispondenza sia un onere che non porta utili, se così fosse non deve far altro che consentire ai privati di provvedere a soddisfare lì dove è mancante.
Quando Poste Italiane era statale, il postino suonava sempre due volte, era parte integrante del contesto cittadino, conosceva tutti a menadito, era disponibile e gentile, offriva un servizio utile e puntuale, mentre oggi vedere un portalettere è diventato come vedere un miraggio nel deserto.
Dal 2017 sono in attesa di corrispondenza che non mi è mai stata recapitata, nessuno si preoccupa che questa possa contenere documentazione importante per il destinatario. Confido che in breve tempo Poste Italiane si faccia carico di provvedere con sollecitudine allo smaltimento di detta corrispondenza, prima che la stessa si accumuli con quella che sicuramente continuerà ad accatastarsi per cui non saranno in grado di smaltire, per mancanza di personale. Ma se pago un servizio questo mi deve essere garantito. Altrimenti gli si faccia pagare una multa che gli faccia passare la voglia di disconoscere le regole commerciali e di buon senso.
Vito Anastasiatis
(Cremona)
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Sul giornale trattiamo con continuità il tema dei disservizi postali che purtroppo interessano la città e tutta la provincia. Condivido la sua indignazione e le sue considerazioni in merito a un servizio che troppo spesso non funziona.

LA POLEMICA
Lavoratori dimenticati anche da politici e sindacati

Egregio direttore,
la notizia del ‘braccialetto’ di Amazon ha suscitato in molti sconcerto e indignazione per i possibili pericoli sul futuro delle condizioni lavorative ma vorrei sottolineare in questa lettera che ciò rappresenta solo la punta di un iceberg che si chiama precarietà, riduzione delle tutele dei lavoratori in corso ormai da diversi anni e guarda caso coincidenti con l’avvio della cosidetta globalizzazione. Si perché la globalizzazione ha portato un livellamento delle tecnologie produttive e in un sistema competitivo la differenza la può fare solo l’elemento umano. Mi spiego con un esempio: se per stampare le padelle i macchinari sono uguali in Europa, in Cina o in Sud Africa cosa permetterà alla padella cinese di essere venduta a un prezzo più basso? la risposta è semplice: il costo della mano d’opera, cioè il costo del lavoro del lavoratore e se il lavoratore europeo che produce padelle vuole mantenere il suo stipendio dovrà lavorare di più rispetto al lavoratore cinese il cui stipendio notoriamente è più basso. Ecco dunque il cosiddetto ‘lavoro flessibile’ con sempre più turni diurni e notturni, domenicali e festivi, a chiamata o meno in qualsiasi settore produttivo. Dunque nessuna meraviglia se Amazon vuole introdurre un braccialetto per aiutare il lavoratore ad individuare prima il prodotto che deve essere spedito, è un miglioramento della sua produttività. Ma a questo punto bisognerebbe chiedersi se con tutti questi sacrifici poi un lavoratore avrà almeno un riconoscimento economico e la risposta è no perché altrimenti si perde il vantaggio competitivo. E il problema del non incremento dei salari a fronte di produttività e vendite in ascesa non è solo italiano ma anche europeo. Qualche giorno fa il presidente della Bundersbank Jens Weidmann alla domanda del Times del perché nonostante il record delle esportazioni tedesche i salari in Germania non aumentassero ha risposto tranquillamente che la colpa era dovuta agli immigrati, non solo extracomunitari ma anche europei, quindi anche italiani, che emigrano in Germania e sono disposti a lavorare ad un minor prezzo.
Eccoci così arrivati al cuore delle questioni: l’immigrazione serve per abbassare i diritti dei lavoratori o meglio è lo strumento di persuasione per calmare le possibili rivendicazioni come del resto le minacce di trasferimento di siti produttivi in Paesi a più basso costo salariale come l’attuale caso Whirpool insegna. Ma a conclusione del discorso tutto questo interessa o no? Perché mi sembra che, a coloro che sarebbero gli addetti ai lavori, politici, sindacalisti, economisti, industriali ecc. del lavoro e dei lavoratori non gliene importi un fico secco e mi fa specie il ministro Calenda che ha tuonato contro Amazon proprio dal pulpito di coloro che ne sono indirettamente i principali sponsor. Si pensa tutto come a un qualcosa di ineludibile, di un ineluttabile cambio epocale che non può essere governato ma che bisogna lasciar fare come è capitato in altre epoche storiche fino a quando non si sarà tutto assestato (ma nel frattempo almeno noi saremo tutti morti). E anche il ‘popolo’ pare sia oggi disposto ad accettare tutto: nessuna ribellione, nessuna dimostrazione, caso classico il popolo greco annichilito e impoverito eppure silente e mansueto.
Warren Buffet uno dei tre uomini più ricchi del mondo ha ammonito i ricchi a non commettere gli errori del XVIII secolo (quello della rivoluzione francese) e di ascoltare le istanze dei poveri. Vedremo se il suo appello sarà ascoltato.
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)

L'INTERVENTO
Le leggi razziali a Cremona e i severi controlli sulle 'origini'

Il robusto e rigoroso scritto di Francesco Nuzzo comparso su La Provincia di sabato 27 gennaio sulle leggi razziali del 1938 mi induce a tornare sull’argomento con annotazioni in merito di carattere locale. Gli ebrei residenti nella nostra provincia erano pochissimi: ho trovato una statistica con la cifra di 48 persone (sugli 11.559 della Lombardia di cui oltre diecimila a Milano). Gli ebrei cremonesi (nativi, di adozione o di comuni limitrofi come Monticelli) deceduti nei lager, documentati con nome e cognome, furono 16 sulle complessive circa 80 vittime note di deportati cremonesi nei campi come Mauthusen ecc. E questo è il risvolto tragico che conosciamo. Conosciuto è anche il risvolto di chi fu salvato perché nascosto e aiutato, con grave rischio, da personaggi come don Mazzolari o altri. Meno conosciuti sono gli aspetti relativi alla attuazione nella routine di questa normativa. Per essa si creò una Divisione ‘Demorazza’ presso il Governo che investì con direttive e circolari le istanze periferiche. Anche in province come la nostra, dove il problema era praticamente inesistente, si scatenò una azione burocratica gigantesca e martellante, una montagna di carte con moduli, certificazioni, ricerche, corrispondenza di cui troviamo traccia abbondante negli archivi. Nel nostro Archivio di Stato è depositato l’archivio della Prefettura con molti faldoni contenenti queste carte. Per ogni nonnulla chiunque doveva comprovare di essere di ‘razza ariana’ (o ‘italiana’, termini erano usati indifferentemente). In genere ciò doveva essere accertato dai podestà o dai carabinieri, questurini, addetti della prefettura, federali del PNF.
Riporto di seguito alcuni esempi che danno una pallida idea di tutto ciò. Dovettero comprovare di che razza erano, ‘per uso albo fornitori’, i titolari di imprese come Negroni, Sperlari, Feraboli, Stramezzi e così via. Nel gennaio 1939 per avere l’autorizzazione ad installare nuovi forni elettrici la Ferriera di Crema certificò che alle proprie dipendenze ‘non vi sono persone appartenenti alla razza ebraica’. Così, per consimili motivi di lavoro, risulta aver dovuto fare la distilleria Saronio di Cremona, la ‘Trattura seta’ di Casalbuttano e così via. Dovettero documentare di essere di ‘razza ariana e religione cattolica’ gli 80 utenti di una roggia irrigua di Genivolta. Così fecero i titolari di concessione di derivazione ad uso irriguo in S. Daniele Po. ‘8 settembre 1941’ reca come data la richiesta di certificazione di ‘razza ariana e religione cattolica’ per il mediatore V.A. il quale doveva presiedere una commissione provinciale per la valutazione dei suini. Tutto questo poneva dei problemi alle autorità chiamate a comprovare queste dichiarazioni. ‘Si crede fosse di razza ariana’ scrivono i regi carabinieri di Pescarolo a proposito del notaio Moneta. Per due dirigenti delle ‘Cremerie lombarde’ di Crema si attesta che ‘non sono di razza ebraica e pertanto debbono considerarsi di razza ariana’. ‘I coniugi U. R. di Casalmaggiore – recita un altro documento ufficiale – professano la religione cattolica ma non si sa a quale razza appartengono poiché provengono da Savona’. Il Commissariato di Crema ha dei dubbi sul piccolo D., non battezzato e nato durante la breve permanenza a Crema del padre ‘chimico ambulante in acqua da capelli’. Sono solo alcuni esempi del livello maniacale dilettantesco con cui vari uffici si improvvisavano certificatori di razza e religione: da ciò potevano derivare per il cittadino questioni vitali o altre banali fino... alla licenza di pesca.
I criteri per capire cosa fosse la razza italica venne a spiegarli a Cremona, il 15 ottobre 1938 nel salone municipale, il professor Nicola Pende, capofila degli scienziati ispiratori delle leggi razziali su commissione del PNF. Il quotidiano ‘Il Regime Fascista’ riportò che egli illustrò alle autorità locali, tutte presenti, che ‘gli italiani (sono) razza unitaria, progenie romano – italica succeduta nei millenni alle miscele dei primitivi italici mediterranei cogli arii scesi nella valle padana’. (…) ‘La razza italica è caratterizzata dalla armonia del corpo e dello spirito, da un tipo medio prevalente di proporzioni di cranio, di forma, di statura, di colorito per cui è egualmente lontano dalla ultrabrachicefalia e dalla ultradolicocefalia, dal colore bruno scuro come dal colore biondo chiaro’ (…) ‘a tale armonia corporea corrisponde il tipo mentale integrato cioè l’armonia del sentimento col pensiero...’. Il giornale riporta che il discorso venne spesso interrotto dagli applausi... Questi furono i livelli scientifici, politici e burocratici con cui il fascismo umiliò l’Italia.
GIUSEPPE AZZONI

Ne parlo con...

Biotestamento
A Cremona l'unico aspetto da chiarire riguarda i dati depositati nel 2009

Egregio direttore,
come è stato ben evidenziato nell’approfondito servizio di Mauro Cabrini sul biotestamento (‘La Provincia’ del primo febbraio 2018), il Comune di Cremona si è attivato da tempo per raccogliere in un apposito registro le Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) dei cittadini residenti nel capoluogo.
Va ribadito che tali dichiarazioni, pur se depositate prima dell’approvazione della legge 14.12.2017, n. 219, entrata il vigore il 31 gennaio scorso, risultano tuttora valide e ad esse si applicano le disposizioni della medesima legge.
Come mi è stato confermato dall’assessore Rosita Viola nel corso dell’incontro avvenuto a palazzo comunale giovedì scorso, la municipalità è già al lavoro per adeguare il proprio strumento alle caratteristiche di quello nazionale.
L’unico aspetto problematico riguarda i testamenti biologici depositati nel 2009, ben prima dell’istituzione del registro comunale, a seguito dell’iniziativa promossa dal Comitato cremonese per la libertà di cura e di ricerca scientifica che si era concretizzata nella raccolta pubblica di circa 200 testamenti biologici e la successiva consegna al sindaco di Cremona avvenuta in data 7 novembre 2009.
In tali dichiarazioni erano anche indicati i nominativi dei fiduciari ma non era stata contemporaneamente acquisita l’accettazione da parte dei medesimi. Le nuove disposizioni di legge prevedono espressamente che ‘l’accettazione della nomina da parte del fiduciario avviene attraverso la sottoscrizione delle DAT o con atto successivo, che è allegato alle DAT. Al fiduciario è rilasciata una copia delle DAT’.
Pertanto, in attesa che l’amministrazione comunale metta in opera le iniziative più opportune per il completamento della documentazione da acquisire attraverso una interlocuzione diretta con gli interessati, mi rendo disponibile a fornire ulteriori e più esaurienti informazioni a tutti coloro che avevano aderito nel 2009 all’iniziativa del Comitato cremonese.
Sergio Ravelli
sergio.ravelli@gmail.com
(già esponente del Comitato cremonese per la libertà di cura e di ricerca scientifica)

Caro direttore, vi ringrazio per aver pubblicato la lettera dedicata a Scheggia. Adesso che è stato recuperato è al sicuro e sta bene. Non ha microchip e nessuno l’ha mai cercato. Ci son voluti più di due mesi ma alla fine siamo riuscite a metterlo in salvo. Grazie ancora.
Albina Ziglioli
(Cremona)

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