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23 settembre

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

24 Settembre 2016 - 10:32

IL CASO

Bollette di Padania Acque‘maggiorate’ come regola
Egregio direttore,
vorrei approfittare del suo spazio per dire alla signora Fiorenza Brognoli, lettera sull’autolettura di Padania Acque, di ieri, quanto mi è stato risposto negli uffici della stessa circa 15 giorni fa quando sono andato io a chiedere spiegazioni. La sportellista non riuscendo a darmi una spiegazione plausibile ha chiamato un responsabile dell’ufficio bollettazione il quale con candida sincerità mi ha detto di aver ricevuto precise disposizioni dall’amministratore di Padania Acque di aggiungere alla bolletta un acconto di 15 giorni che poi nella prossima fattura, nel caso, verranno rimborsati come del resto si evince sulla fattura stessa.
Ora mi chiedo: aveva qualche ‘buco’ urgente di bilancio da chiudere questo Ente oppure ci dobbiamo abituare alle improvvise decisioni di ‘qualcuno’ anticipando indebitamente i soldi e quindi pensare che le date di autolettura fissate sono esclusivamente indicate per ‘pro-forma’. Per me è un abuso del quale si dovrebbero interessare quelli del Codacons. Attendo risposta come la gentile signora Brognoli dall’Ente in questione.
Michele Casana
(Cremona)


Anche noi attendiamo risposte da Padania Acque. Mi sembra una prassi singolare — per non spingermi oltre — e mi chiedo, come lei e come tanti, a cosa serve l’autolettura se poi i metodi sono questi.

LA REPLICA

Il "Gattile" è in gestione all'Apac. Noi volontari facciamo il massimo.

Egregio direttore,
scrivo nella mia qualità di presidente dell’APAC, l’associazione che ha in gestione la colonia felina di via Bissolati definita comunemente ‘gattile’ ma sotto il profilo sanitario/veterinario una grande colonia felina cittadina (e come tale protetta sia sotto il profilo legale che nel diritto degli animali a rimanervi).
Ho partecipato anch’io alla visita di lunedi 19 settembre, visita preparata di concerto con l’architetto Garioni, e mi spiace che la cittadina cremasca, che peraltro non si firma, non abbia voluto approfondire con le volontarie dell’associazione le ‘criticità’ da lei riscontrate. Spiace soprattutto perché la visita si è volta in un clima cordiale e piacevole.
Se ci fosse stato un confronto ‘aperto’ avrei fatto presente che prima della capillare opera di sterilizzazione felina operata dai volontari dell’APAC quella zona della città pullulava di gatti, ciotole e malcontento.
Inoltre il parco era (e a volte è ancora) frequentato da tossicodipendenti e/o persone che scambiano quello spazio per una discarica e vi abbandonano di tutto: animali (cani compresi), vettovaglie, arredi e carogne di felini morti nella consapevolezza che tanto qualcuno se ne occupa.
Detto questo, sotto il profilo del benessere degli animali, i circa 100 gatti ‘ospiti’ stanziali della colonia vengono accuditi e curati rispettando le disposizione dell’ATS (ex Asl veterinaria) e in ragione delle possibilità economiche e umane di cui noi disponiamo. Sul punto possono essere garanti i veterinari cittadini che lavorano con l’associazione. Proprio per questo mi sento di rassicurarla sul fatto che nessuna patologia infettiva interessa la colonia. Inoltre i veterinari e gli etologi ritengono gli spazi di via Bissolati un habitat ideale per i gatti di colonia. Certo non tutti i gatti sono ‘belli da vedere’ ma non di rado l’associazione si fa carico di animali di privati che vengono abbandonati perché anziani o perché i proprietari non sono in grado economicamente di sostenere le spese veterinarie per le malattie croniche di cui gli animali sono affetti.
Per quanto riguarda quello che nella lettera viene definito ‘sporco’, riferito alle ciotole e ai divani, mi pare opportuno spiegare che i volontari cercano di utilizzare, al meglio, le risorse — assai ridotte — di cui dispongono questo per fornire agli animali un ambiente che possa essere, per loro, il più confortevole possibile. Non dubito che agli occhi di qualche ‘umano’ l’ambiente possa risultare non rispondente ai canoni di bellezza ma si opera in una struttura per lo più aperta.
Da tempo la nostra associazione, ed altre che operano nello stesso settore, chiedono al Comune la realizzazione di un’adeguata struttura per il ricovero e l’assistenza dei felini randagi, abbandonati e/o incidentati.
Purtroppo le ragioni economiche sono di ostacolo alla realizzazione di questo progetto che ha un costo stimato non inferiore a 400-500mila euro.
Il Comune, per quello che può, contribuisce in piccola parte alle spese per il mantenimento di tutte le colonie feline cittadine, il resto lo raccoglie l’Associazione con donazioni fatte da privati. Le colonie cittadine gestite dall’APAC sono circa una quarantina e i felini accuditi circa 500. I bilanci dell’Associazione, depositati in Comune, vedono uscite annue per spese alimentari, veterinari e medicinali di circa 70mila euro.
Sicura di aver esaurientemente dato conto di qual è la situazione della colonia felina di via Bissolati (...) mi auguro che l’anonima lettrice voglia contribuire, fattivamente, ad aiutare le associazioni che, come la nostra, si occupano della tutela e della salute di animali che per loro sfortuna non possono godere del calore di una casa in cui sarebbero in grado di apportare gioia e serenità.
Monica Gennari
(Cremona)

Il futuro del Rifugio del cane. Cremona deve voltare pagina
Gentile direttore,
mi consenta di replicare alla lettera del 18 settembre sul canile. Chi la scrive asserisce che è incomprensibile l’atteggiamento della amministrazione comunale di Cremona volta a interrompere i rapporti di collaborazione con l’associazione zoofili, che durano da ormai 20 anni. Si definisce l’associazione stimata, ma peccato che non lo sia stata dai giudici che ne hanno condannato i vertici per animalicidio. Si scrive anche che l’associazione è senza scopo di lucro. È dura da credere quando sul conto corrente vi sono ben 850mila euro circa senza dimenticare che nel 2009 ne furono sequestrati altri 550mila euro! Ma forse anche così si è senza scopo di lucro! La città di Cremona ha necessità di un proprio canile, un canile dove non vi siano gabbie, ma recinti, grandi recinti, perché la natura di un cane non è vivere da prigioniero ma è anche vero che la città di Cremona deve voltare pagina, deve rinnovarsi cominciando proprio da un nuovo canile e da una nuova gestione, fosse anche una gestione comunale affiancata da una associazione che abbia un unico obiettivo: il cane. (...)
Rosetta F.
(Associazione ‘Dallapartedeglianimali’ - Cremona)

Le bollette del gas non tengono conto delle autoletture
Signor direttore,
in questi giorni stanno arrivando le fatture del gas di Linea Più datate 02/09/2016 con consumo stimato al 31/07/2016.
Peccato che oggi 18/09/2016 il mio consumo sia ancora inferiore a quello fatturato. Ho controllato anche la fattura di mio padre, idem lo stimato al 31/07/2016 è superiore a quello odierno.
Possibile che nessuno controlli questi signori che si autofinanziano con gli utenti. Loro non considerano le autoletture, fanno come gli pare e sempre con un consumo superiore all’effettivo. Incredibile che questo comportamento non venga perseguito da nessuno.
Ornella Nobilini
(Cremona)

Il latte costa meno all’acqua. Oltre il danno anche la beffa
Egregio direttore,
ormai l’agricoltura nazionale è al collasso, la situazione è sempre pù dura e difficile e chi vive in questo mondo sa che ogni anno non è mai uguale. Ormai è qualche anno che il settore si trova in forte crisi e attualmente la situazione è drammatica. Io, una prospettiva futura positiva sia da parte sindacale che politica non la vedo, se non quella di un continuo indebitamento della crescita. Noto e vedo che nel resto dell’Europa la situazione è diversa, con investimenti concentrati e mirati a livello giovanile, mentre qui da noi non riusciamo ad eliminare neanche le strutture inutili e debitorie (e sono a decine). Inoltre non riusciamo neanche ad avere una filiera di tracciabilità del latte, e pensare che i nostri prodotti sono conformi a disciplinari che non hanno eguali al mondo. Mi rattrista vedere tanti nostri raccolti lasciati a marcire nei campi (frutta, verdura) perché la vendita non copre i costi di produzione, con una pubblicità ingannevole nei confronti dei consumatori e che non fanno conoscere la corretta rappresentazione della realtà. Un esempio è proprio quello del latte dove il mercato appare allo sbando, con il prodotto alla stalla che costa meno dell’acqua. In questi anni ci hanno chiesto di produrre un latte altamente di qualità che porta a produrre formaggi di notevole spessore ed esportati in tutto il mondo: si è lavorato duramente spendendo e investendo moltissimo col risultato di avere lo stesso prezzo alla stalla di 25-30 anni fa. Ora la comunità europea ha investito 200 milioni di euro (circa 20 per l’Italia) per la riduzione della produzione lattiera nazionale. Noi che produciamo in Italia il 60% del nostro fabbisogno, dopo il disastro ‘quote’ dovremmo produrre di meno. Mi viene da dire ‘oltre il danno anche la beffa’.
Filippo Boffelli
(Codogno)

Tra il dire e il fare c’è di mezzo la pigrizia
Gentile direttore,
se anche quest’anno in vacanza non siamo stati brillantissimi con le lingue straniere e neanche con la Salsa Bachata, e dal torneo di beach volley siamo usciti sfiniti dopo soli 2 minuti e trenta secondi, come ogni autunno ci siamo proposti di iscriverci a un corso d’inglese, di balli caraibici e di frequentare la migliore palestra della città. Ma poi, come sempre è probabile che non faremo nulla di tutto questo. ‘È un peccato il non fare niente col pretesto che non possiamo fare tutto’. Parole di Winston Churchill che spesso dovremmo ricordare.
Michele Massa
(Bologna)

‘Sindaca’ non mi piace. Credo sia più corretto ‘sindaco’
Egregio direttore,
il suo quotidiano continua a definire ‘sindaca’ il neo sindaco di Roma, Virginia Raggi. La funzione svolta da questa bella signora è quella di sindaco di una amministrazione comunale, e come tale credo sia più corretto usare l’appellativo di ‘sindaco’, cioè al maschile, perché la mansione di sindaco è comune ai due sessi e la definizione di tale mansione prescinde dal sesso di chi riveste tale qualifica. È la prima volta nei miei novant’anni di vita che vedo definire la carica pubblica in questione al femminile e credo, se mi permette, non sia correttissimo! Vorrei tanto conoscere i motivi della sua scelta e il suo parere a proposito della mia osservazione. Mi scuso e la ringrazio fin da ora se vorrà rispondere al mio innocente quesito!
Gaetano Antonioli
(Cremona)


Per chiarire la questione mi rifaccio a ciò che sostiene la Treccani, una fonte autorevole. Non siamo di fronte a una questione di correttezza grammaticale, ma di adeguatezza nel trattare i nomi di mestiere al femminile. Chi scrive il sindaco Virginia Raggi non sbaglia, semplicemente preferisce usare il nome di mestiere sindaco trattandolo come se fosse una sorta di ‘neutro’, inclusivo dei riferimenti di genere maschile e femminile, che si riferisce a una categoria professionale in termini di funzione generale. Chi scrive sindaca usa con efficacia le risorse flessive messe a disposizione dalla nostra lingua (esempio: sindaco-sindaca, avvocato-avvocata, postino-postina).

Abbiamo fatto la cresta su tutto. Figuriamoci sulle Olimpiadi
Egregio direttore,
proprio come nel ‘Bersaglio’ de ‘La settimana enigmistica’: raggi, bicicletta, pedali… il motto dei soloni-romani (e non solo quelli) sembra essere: Raggi, hai voluto la bicicletta, adesso pedala!
Le ‘pedalate’ per l’eroina (attributo che le attribuisco volentieri) sembrano non darle respiro. Le testate di tutti i quotidiani, a caratteri cubitali, hanno enfatizzato il ‘No’ della Raggi alle Olimpiadi a Roma. Il Coni ha minacciato, addirittura, una denuncia nei confronti del primo cittadino per i mancati introiti derivanti dalle non Olimpiadi nell’Urbe, quantificabili in 8 miliardi di euro (?). Abbiamo troppa esperienza e, anche se non volessimo ammetterlo pubblicamente, in cuor nostro, la pensiamo tutti come lei. Siamo riusciti a ‘fare la cresta e speculare’ sulle più grandi disgrazie che hanno colpito il nostro Paese (terremoti, alluvioni…), figuriamoci se non lo ri-faremmo per una manifestazione ludica. I nostri valorosi atleti, scommetto, non si creerebbero il problema di dove gareggiare (fosse anche in capo al mondo) quanto se lo creano gli ‘avvoltoi’ avvezzi a spolpare ogni minima risorsa. Alla luce di queste evidenze, il ‘No’ della Raggi è un monito e a lei va il mio plauso. Aggiungo: anche se, ‘pedalando con la sua bicicletta’ mettesse sotto qualcuno, proprio non mi dispiacerebbe!
Bruno Tanturli
(Crema)

Cremonese, un buon inizio ma non voglio illudermi troppo
Signor direttore,
da tifoso della Cremonese dico: attenzione ai facili entusiasmi. Certo, la squadra ha vinto quattro partite di seguito però con tanta fatica e anche con una certa dose di fortuna. Non vorrei che anche quest’anno, per l’ennesima volta, noi tifosi restassimo delusi.
Ciò che non capisco sono i continui cambiamenti avvenuti in questi anni. Mi chiedo perché tanti bravi allenatori e giocatori non siano stati confermati in questi ultimi anni. Costoro poi, sono passati ad altre squadre e hanno fatto bene, a volte anche benissimo: ricordo Venturato, Brevi, Rossitto e ancora Nizzetto, Pestrin, Della Rocca, Bocalon, Briganti e altri. Cambiare così tanto ogni anno a mio avviso è un rischio. Ad ogni modo domenica battiamo il Piacenza e poi si vedrà.
Aldo Maccagnoni
(Cremona)

Domenica giornata dedicata alla pulizia del quartiere 15
Egregio direttore,
riprendendo la precedente lettera avente per oggetto la nuova strada fra Bagnara e Bonemerse, nel testo della quale si prendeva spunto per segnalare l’appuntamento di domenica 25 settembre alle ore 9 quale momento di raccolta dei residenti volonterosi del Quartiere 15 di Cremona per dedicare qualche ora alla pulizia della zona. Specifico che il luogo di ritrovo è all’inizio di via San Rocco, appena dopo la torrefazione Mokafin, all’angolo con Via Barezzo Barezzi. Questo a rettifica di quanto precedentemente indicato.
Luciano Losi
(Presidente del Comitato di quartiere 15)

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