L'ANALISI
IL MEDICO RISPONDE. IL VIDEO
11 Gennaio 2026 - 05:25
CREMONA - Protagonista della rubrica ‘Il medico risponde’ è la dottoressa Jessica Saleri, psicoterapeuta e psiconcologa presso Asst Cremona.
Di cosa si occupa la psiconcologia?
La psiconcologia è una disciplina recente in costante evoluzione, nata negli anni Cinquanta negli Stati Uniti con l’approccio psicosociale e le prime associazioni di volontariato per pazienti oncologici. In Italia è nata negli anni Settanta e il primo servizio di psicologia per pazienti oncologici è stato negli anni Ottanta all’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. Sipo, la Società Italiana di Psiconcologia, è nata nel 1985 e le prime linee guida sulle attività dello psiconcologo nel 1998. La psiconcologia è un’interfaccia tra oncologia, psicologia e psichiatria e analizza due dimensioni: l’impatto psicologico, sociale, comportamentale e spirituale della malattia su paziente, famiglia ed équipe, e il ruolo dei fattori psicologici e comportamentali nella prevenzione, diagnosi e cura delle neoplasie. Il cancro è una prova esistenziale sconvolgente. L’approccio psicosociale consente di trattare i pazienti in modo individualizzato, occupandosi anche degli aspetti psicologici, sociali e comportamentali, con trattamenti ad hoc secondo bisogni ed emozioni, prendendo in carico aspetti prima trascurati. Il trattamento mira a misurare la qualità di vita del paziente e limitare le conseguenze psicopatologiche durante il percorso di cura. La psiconcologia valuta la risposta emozionale, l’adeguatezza degli stili di coping e la comparsa di sintomi di sofferenza psicologica, la cui intensità può interferire sul funzionamento della persona. Questo disagio si chiama distress, esperienza emozionale spiacevole che può influenzare la capacità di affrontare tumore e trattamenti. Il distress va da risposte normali a difficoltà più intense e durature, con possibili conseguenze psicopatologiche. Si rivolge a pazienti il cui disagio è generato dall’evento malattia, traumatico e capace di provocare eventi devastanti. Più viene rilevato precocemente, meglio il paziente può affrontare i trattamenti. Il servizio promuove adattamento alle cure, benessere psicoemotivo e cura delle conseguenze psicologiche. Il lavoro col paziente oncologico si basa sul trauma, evento inatteso che può rendere l’individuo inerme rispetto alle strategie di adattamento. Lo psiconcologo accoglie il trauma della persona, influenzato da personalità, patologia e ambiente sociale. Ammalarsi di cancro scatena una reazione di lutto e le fasi di elaborazione della diagnosi sono simili appunto al lutto: rifiuto, negazione, rabbia, iniziale accettazione, fase depressiva e risoluzione. Non è un processo predeterminato: le condizioni psicologiche oscillano e lo psiconcologo deve supportare la persona e l’équipe curante nei bisogni variabili.
Quali sono i principali disturbi psicopatologici associati alla diagnosi oncologica?
«La letteratura conferma che il 25-30% dei pazienti oncologici presenta sofferenza psicologica caratterizzata da ansia, depressione e difficoltà di adattamento, interferendo sull’aderenza alle cure. Il 25-30% sviluppa un elevato distress con disturbi dell’adattamento, depressivi e d’ansia. Lo psiconcologo valuta la condizione attuale, le risorse e i sintomi riportati. Nei disturbi depressivi frequenti, va considerata la demoralizzazione, anedonia e gli aspetti emotivi. Un intervento precoce aiuta a prevenire conseguenze psicopatologiche successive».
Esistono fattori di rischio legati al mancato trattamento del distress nel paziente oncologico?
«Sì, minore compliance ai trattamenti, peggior qualità della vita, maggiori costi sanitari, ricoveri più lunghi e distress maggiore nei caregiver».
Com’è strutturato il servizio?
«L’accesso avviene presso il Cup dell’ospedale su appuntamento, senza impegnativa, ed è garantito a pazienti in cura, in follow-up o residenti a Cremona, e ai familiari».
Sono previste nuove attività?
«Sì, ad ottobre è partito un gruppo di psicoterapia per pazienti oncologici in trattamento attivo, inseriti nel dispositivo gruppale, con sedute settimanali il martedì dalle 15 alle 16,30, per un ciclo di 12 sedute. Il tempo limitato serve a dare un’esperienza con confini chiari, contrastando vissuti di incertezza e difficoltà dei pazienti».
La rubrica, realizzata insieme ad Asst di Cremona, può essere ascoltata anche sul sito internet del quotidiano La Provincia di Cremona e di Crema e sul suo canale YouTube.
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