Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

RIVAROLO DEL RE

Agricoltori esasperati dalle nutrie: il sindaco propone la sterilizzazione

Danni ai raccolti, cedimenti degli argini e costi crescenti spingono a cercare soluzioni durature. L’amministrazione comunale lancia l’idea di un piano di contenimento e coinvolgerà la Regione per un tavolo di lavoro. Ma l'assessore Beduschi chiarisce limiti e strumenti praticabili

Pierluigi Cremona

Email:

pierluigi.cremona@virgilio.it

25 Febbraio 2026 - 15:31

Agricoltori esasperati dalle nutrie: il sindaco propone la sterilizzazione

RIVAROLO DEL RE - Si definiscono ormai esasperati gli agricoltori che hanno partecipato ad una riunione in Municipio a Rivarolo del Re. Il motivo è legato al flagello delle nutrie, una condanna che sembra non abbia fine per gli imprenditori agricoli del territorio. Il sindaco Luca Zanichelli, che ha organizzato l’incontro e ha accettato di buon grado il confronto con gli imprenditori, si è detto solidale con i presenti, lanciando la proposta non di un piano regionale di contenimento e gestione ma di sterilizzazione. Un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti, con ricadute significative soprattutto per il comparto agricolo.

«Questi roditori danneggiano gravemente le semine, con le loro profonde tane causano l’erosione e crollo degli argini idraulici, minano la tenuta delle strade comunali adiacenti ai fossati, oltre a rappresentare un pericolo igienico-sanitario visto il numero eccessivo di capi. È assolutamente necessaria l’attuazione di un piano di sterilizzazione specifico volto al contenimento etico a lungo termine della specie, evitando l’effetto ‘rimbalzo’, ossia il ripopolamento rapido», dichiara il primo cittadino.

I principali problemi segnalati dagli agricoltori riguardano: danni diretti alle colture, in particolare mais e orticole, rosicchiate soprattutto nelle fasi iniziali di crescita; compromissione degli argini di canali e corsi d’acqua, perché le nutrie scavano gallerie profonde che indeboliscono le sponde; rischio idraulico, poiché le tane possono favorire cedimenti strutturali, soprattutto in caso di piena; costi di ripristino a carico di consorzi di bonifica e aziende agricole.

«Sono ormai inefficienti sia la cattura in vivo con le gabbie-trappole, sia l’abbattimento tramite battute di caccia autorizzate; tra l’altro, entrambi gli atti sono cruenti e non etici. La situazione emergenziale ricade sugli imprenditori agricoli con gravosi danni ai raccolti, sul bilancio delle amministrazioni comunali per il ripristino delle strade. Personalmente, come ente locale, non sappiamo più dove trovare i fondi essendo noi un piccolo comune come ce ne sono tanti nel Casalasco. Ma ricade anche sui consorzi di bonifica per il ripristino dei sistemi irrigui. Sarebbe sicuramente di aiuto e sostegno anche un interessamento sulla problematica delle associazioni di categoria agricole».

In ultima istanza, Zanichelli vuole interessare anche gli enti superiori: «Chiederò all’assessorato all’Agricoltura di Regione Lombardia, con l’assessore Alessandro Beduschi, che venga istituito un tavolo di lavoro inerente la situazione emergenziale del roditore alloctono».

LA RISPOSTA DELL'ASSESSORE BEDUSCHI

«Capisco l’esasperazione degli agricoltori di Rivarolo del Re. È la stessa che raccolgo quotidianamente nei territori lombardi. Ma proprio per rispetto verso chi subisce i danni, occorre dire con chiarezza cosa è possibile fare e cosa no». Così l’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Beduschi interviene sulla proposta avanzata dal sindaco di Rivarolo in merito a un piano di sterilizzazione delle nutrie.

«La sterilizzazione chimica – spiega Beduschi – non è consentita. Ispra e i ministeri competenti non ne autorizzano l’utilizzo perché potenzialmente impattante sull’ecosistema e su altre specie. Sarebbe quindi fuori dalla normativa vigente. Quanto alla sterilizzazione chirurgica, è una soluzione tecnicamente ed economicamente impraticabile: richiederebbe cattura, intervento veterinario, degenza e rilascio, con costi insostenibili e rischi evidenti anche per il benessere animale, oltre alla difficoltà di reimmettere capi debilitati in ambienti idrici spesso insalubri. Non esistono, allo stato attuale, metodi alternativi autorizzati».

L’assessore richiama quindi il contesto territoriale: «Le province di Mantova e Cremona, insieme a quelle della bassa Pianura Padana attraversate da numerosi corsi d’acqua, sono tra le più esposte a questo squilibrio ambientale. La nutria è una specie alloctona introdotta dall’uomo in modo sciagurato e in aree non vocate. Se l’errore è stato umano, umano deve essere anche l’impegno a ripristinare l’equilibrio naturale, con strumenti efficaci e consentiti».

Poi il confronto numerico: «Mantova e Cremona sono territori gemelli per caratteristiche agricole e idrauliche. Eppure nel 2024 Mantova ha effettuato oltre 63 mila prelievi, smaltendone quasi la totalità e accedendo così ai contributi regionali. Cremona si è fermata a circa 13 mila capi, con appena 190 smaltimenti rendicontati. La differenza è evidente».

«Regione Lombardia mette a disposizione risorse e strumenti – prosegue – ma perché funzionino serve una filiera organizzativa solida: coordinamento provinciale, coinvolgimento attivo della Polizia Provinciale, collaborazione con i consorzi di bonifica, operatori abilitati e corretta rendicontazione per accedere ai fondi. Il modello Mantova, che abbiamo recentemente rafforzato, dimostra che quando la macchina opera in modo integrato i risultati arrivano. Le buone pratiche vanno esportate».

Beduschi conferma la disponibilità al confronto: «Un tavolo tecnico è utile se serve a rafforzare il piano regionale di contenimento e a migliorare l’organizzazione operativa sul territorio. Piena solidarietà al sindaco Zanichelli e disponibilità a confrontarci insieme alla Provincia. Ma non possiamo alimentare l’illusione che esistano scorciatoie suggestive e non praticabili. Gli agricoltori hanno bisogno di efficacia e responsabilità condivisa».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400