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Operatore Socio-Sanitario, venticinque anni al fianco dei pazienti tra competenza e umanità

Istituita con l’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001, questa figura professionale è oggi parte strutturale dell’organizzazione assistenziale. Presente in ospedali, territorio e domiciliarità, lavora in équipe garantendo sicurezza, dignità e continuità nei percorsi di cura

La Provincia Redazione

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25 Febbraio 2026 - 14:25

Operatore socio sanitario, venticinque anni al fianco dei pazienti tra competenza e umanità

Mihalea Ghinea e Agnese Ferrari nel reparto di Cardiologia

CREMONA - «Ciò che mi fa venire a lavorare con entusiasmo è vedere le persone stare meglio. Vederle felici». Con queste parole Agnese Ferrari, 61 anni, OSS della Cardiologia dell’Ospedale di Cremona, descrive il senso di un impegno che ogni giorno accompagna i percorsi di cura di migliaia di persone.

Istituita con l’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001, la figura dell’Operatore Socio-Sanitario compie venticinque anni. In questo arco di tempo è diventata parte strutturale dell’organizzazione assistenziale: presente nei reparti ospedalieri, nei servizi territoriali, nelle strutture residenziali e nell’assistenza domiciliare, inserita a pieno titolo nel lavoro d’équipe con infermieri, medici, fisioterapisti e altri professionisti sanitari.

Tecnica e relazione al servizio delle persone

«L’Operatore Socio-Sanitario assicura l’assistenza di base alla persona, dall’igiene all’alimentazione fino alla mobilizzazione. Attraverso l’osservazione e l’ascolto collabora all’attuazione dei piani di cura, garantendo sicurezza e dignità nei luoghi di assistenza», spiega Alberto Silla, direttore della Direzione Aziendale delle Professioni Sanitarie e Socio Sanitarie (DAPSS) dell’ASST Cremona. «Gli OSS che lavorano nelle strutture dell’Asst di Cremona sono circa 250, professionisti fondamentali per garantire un’assistenza di qualità alla persona».

Mihaela

Accanto alla dimensione tecnica c’è quella relazionale. «Abbiamo un rapporto diretto con le persone, le conosciamo per nome. Anche solo una parola di conforto fa parte della cura e si integra con la terapia», racconta Mihaela Ghinea (nella foto sopra con un paziente), 57 anni, OSS della Cardiologia.

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