L'ANALISI
TRAGEDIA NELLA BERGAMASCA
01 Marzo 2026 - 12:58
Soccorritori in foto d'archivio e uno scorcio della zona del Canto Alto
PONTIDA (BERGAMO) - «Una cosa del genere non era mai capitata...». Non si dà pace chi i sentieri attorno a Pontida, cari agli amanti delle pedalate, li frequenta non solo per una sgambata, ma li chiama «casa». «Non si può morire così», in una mattinata dedicata alla passione per la bicicletta: la domenica fuori porta, quella di oggi, in cui ha perso la vita Osvaldo Busca.
Sessantaquattro anni, da nemmeno cinque in pensione dopo una vita nei reparti dello stabilimento Galbani a due passi da casa, originario di Melzo ma trapiantato nella vicina Rivolta d’Adda non appena sposatosi, padre e da poco anche nonno, Osvaldo è stato investito da un capriolo mentre scendeva in sella dal monte Canto, lungo la pista sterrata intitolata a Papa Giovanni XXIII che, di là a qualche decina di metri, sbuca sulla strada asfaltata alle porte del paese.
Un percorso che il cremasco conosceva bene, senza particolari difficoltà. Eppure non erano ancora le 9 e mezza, quando l’amico milanese che si trovava con lui e col quale condivideva da sempre le escursioni nella Bergamasca, in particolare in quella zona, ha dato l’allarme al numero d’emergenza 118, mentre Busca si stava spegnendo adagiato a terra.

Assieme avevano raggiunto in auto Calusco d’Adda e qui inforcato le mountain bike, macinando i primi chilometri di una giornata che prometteva tempo buono e panorami degni della trasferta. Il capriolo, stando a una prima ricostruzione inseguito da un cane, è sbucato all’improvviso dagli alberi, correndo. Questione di istanti: ha travolto il ciclista, urtandolo in pieno petto e scaraventandolo a terra. Quindi è scomparso nella vegetazione, facendosi largo tra i rami. Un impatto violento, certo, ma Osvaldo, seppur finito tra i rovi, era cosciente. Tanto da lamentarsi del dolore alla spalla.
Qualche minuto dopo, mentre il compagno di pedalata lo stava assistendo, la situazione è però precipitata: ha perso conoscenza. E neppure il massaggio cardiaco cui è stato sottoposto dal personale di soccorso l’ha strappato a un destino, evidentemente, già segnato. Il medico arrivato dall’ospedale di Bergamo, affiancato dall’equipaggio di un’ambulanza dei volontari della Croce Rossa, non ha potuto far altro, una volta verificata l’inutilità di ogni manovra di rianimazione, che constatare il decesso.
In attesa dell’autorizzazione del magistrato di turno al trasferimento, la salma è stata composta ai piedi della cappelletta dedicata alla Madonna, al termine del sentiero. E qui sono arrivati i famigliari, nel frattempo avvertiti della tragedia che si era consumata in località Ca’ Rizzi, come è noto quel punto del Canto.
I carabinieri del nucleo radiomobile di Zogno, due le pattuglie dirottate a Pontida dalla centrale operativa del comando provinciale, per buona parte della mattinata hanno cercato di ricostruire la sequenza dell’incidente, ascoltando l’amico di Busca. Quindi il nullaosta della Procura alla restituzione del corpo per i funerali. Che verranno celebrati mercoledì a Rivolta D’Adda.

Osvaldo Busca aveva 64 anni e viveva a Rivolta D'Adda da oltre 30. Vi si era trasferito da Melzo, cittadina d’origine, dopo il matrimonio con una rivoltana. La coppia ha avuto una figlia e Osvaldo e la moglie erano diventati nonni. Nel frattempo, il 64enne — li aveva compiuti martedì — era anche andato in pensione, dopo una vita di lavoro alla Galbani, proprio a Melzo. Nonostante fosse ormai rivoltano d’adozione, non era solito frequentare il paese. Aveva infatti mantenuto stretti legami con gli amici di gioventù, al di là dell’Adda. Non per nulla ieri, con lui, c’era proprio uno di loro, con il quale condivideva la passione per la mountain bike.
Non era la sola: gli piacevano molto anche le moto. Negli ultimi anni, aveva comunque iniziato ad aggregarsi anche a un gruppo di appassionati rivoltani, coi quali usciva lungo l’Adda, sfruttando i percorsi sterrati su entrambe le sponde del fiume. «Un ciclista molto tecnico, particolarmente abile nei tratti di discesa, non per nulla amava praticare il downhill sulle montagne della Bergamasca», lo ricorda uno dei cicloamatori del gruppo. Mentre per la pianura Busca utilizzava una due ruote muscolare, per le uscite in collina e montagna optava per un modello a pedalata assistita, a cui era in sella ieri, al momento della tragedia.
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