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IL MEDICO RISPONDE. IL VIDEO

Maltrattamenti nascosti: medici ortopedici in allerta

Fratture datate, lesioni ripetute e dinamiche cliniche incoerenti possono far emergere episodi di violenza domestica anche quando la vittima non parla

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

30 Novembre 2025 - 05:25

CREMONA - Protagonista della rubrica ‘Il medico risponde’ è la dottoressa Erika Viola, direttore di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Cremona.


Quali sono i segnali ortopedici più frequenti che possono far sospettare un episodio di violenza domestica anche quando la paziente non lo dichiara?
«Ci sono delle fratture che noi definiamo ‘fratture indice’, soprattutto nell’adulto e nel bambino. Poi ci sono associazioni di fratture o di lesioni che si susseguono nel corso dei mesi, o purtroppo anche degli anni, derivanti da determinati episodi: dalla frattura costale alla frattura di un dente, dello zigomo, di un osso della mano o alla lussazione di un dito. Questi segnali possono accendere un sospetto anche quando la paziente non racconta nulla».

Ci sono fratture o lesioni tipiche che nella vostra esperienza clinica richiedono un approccio diverso rispetto a un incidente comune?
«Sì, oltre alle cosiddette ‘fratture indice’, molto importante è la cronologia. La donna che subisce percosse spesso si presenta in differita: radiograficamente e clinicamente ci troviamo davanti a fratture databili due o tre settimane prima rispetto al momento della visita. Questo avviene sia in pronto soccorso, sia in ambulatorio, o anche negli studi privati».

Come si comporta oggi un reparto di Ortopedia quando emerge il sospetto di maltrattamento? Qual è il percorso tra medico, pronto soccorso e forze dell’ordine?
«Il percorso è caratterizzato da un fine comune, il bene della vittima e a volte anche del carnefice, perché non sempre si tratta di pura cattiveria. Ci sono percorsi diversificati per regione e in base al professionista che incontra la paziente. L’iniziativa principale è fornire strumenti sia di diagnosi sia di comportamento, per riuscire a far aprire il cuore alla donna e applicare correttamente le procedure necessarie una volta constatata la realtà dei fatti».

Avete notato un aumento dei casi o una maggiore propensione delle vittime a raccontare ciò che è accaduto? Cosa sta cambiando dal punto di vista clinico e culturale?
«L’aumento dei casi forse c’è, ma non è chiaro, perché non si conosce la reale percentuale di percosse domestiche. Bisogna considerare che queste donne tornano a casa dove, per loro, la casa non è un rifugio, ma la sede delle sevizie. È difficile, ma una volta che la donna parla, il medico può intervenire: se le lesioni sono perseguibili d’ufficio, la denuncia scatta automaticamente; se sono lievi e perseguibili solo a querela, spesso la paziente mette via il referto senza agire. La Lombardia, nel 2025, risulta in cima per numero di episodi noti. Gli episodi di violenza seguono la spirale della violenza: tensione, percosse, fase di riappacificazione. Il nostro obiettivo è intercettare questi episodi nei primi cicli della violenza, prima che possano degenerare in femminicidio».

Quali strumenti clinici e protocolli avete a disposizione per mettere in sicurezza una paziente che mostra segni compatibili con violenza domestica, ma non riferisce l’accaduto?
«Gli strumenti clinici sono skill tecniche condivise tra ortopedici, traumatologi e radiologi, basate sul confronto professionale. Anche se provare il sospetto è sgradevole, bisogna reagire con freddezza e sicurezza, curando la persona e tutelandola. A Cremona ci sono percorsi solidi: uno spazio protetto dove parlare serenamente, diventando il gancio giusto per far aprire la paziente e sentirla al sicuro. Tutti i professionisti devono avere strumenti adeguati sia medici sia psicologici. Non siamo psicologi, ma in quella fase dobbiamo esserlo, mostrando empatia e comprensione, rispettando le pause necessarie mentre la paziente riflette, spesso smontando un vero e proprio castello di carte».


La rubrica, realizzata insieme ad Asst Cremona, può essere ascoltata anche sul sito internet del quotidiano La Provincia di Cremona e di Crema e sul suo canale YouTube.

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