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‘Strage’ di boschi: «Altro che rinaturazione»

Il naturalista Groppali boccia i lavori Aipo, che dovevano essere conclusi il 9 febbraio

Fulvio Stumpo

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redazione@laprovinciacr.it

25 Febbraio 2026 - 05:10

‘Strage’ di boschi: «Altro che rinaturazione»

CREMONA - «Capisco le buone intenzioni, ma tagliare intere aree boscate per piantare alberelli, che se va bene li vedremo alti tra 15 anni, non mi sembra il modo giusto di rinaturalizzare le golene del Po». A non fare sconti sul progetto di rinaturazione delle aree golenali gestito da Aipo e finanziato dal Pnrr con quattro milioni di euro è il naturalista Riccardo Groppali, già docente all’Università di Pavia e al Politecnico, esperto di fauna e flora padana con al suo attivo decine di pubblicazioni.

L’intervento investe tutta l’asta del Po: Groppali ha analizzato quello in corso nel territorio di Stagno Lombardo, «ma il procedimento sarà lo stesso», afferma lo studioso.

Un primo effetto di questi interventi salta subito agli occhi percorrendo la nuova ciclabile Ven.To, che nel tratto che va da Brancere alla chiavica del Fossadone di nuovo non ha più nulla: la pista non esiste più, al suo posto voragini provocate dai mezzi del cantiere o asfalto scardinato. Ogni tanto emerge ancora qualche scritta sbiadita di ‘VenTo’. Da Aipo fanno sapere che si sta organizzando il collaudo con l’obiettivo di consegnare la ciclovia alla Regione entro giugno.

Inoltre i lavori di rinaturazione sono in ritardo. Il cantiere doveva chiudere il 9 febbraio, almeno secondo le date poste sul cartello. La stessa ditta, finiti i lavori, dovrà poi ripristinare il tratto di Ven.To distrutto.

«L’idea e le intenzioni sono giuste, implementare le specie autoctone e ripristinare zone umide, morte, bodri e lanche — afferma Groppali —, mi sembra però che i procedimenti non avranno gli effetti sperati. Ho fatto una ricerca nel territorio di Stagno, ebbene hanno sradicato, facendone ceppaia e trucioli, pioppi e salici. E di piante non autoctone ho visto solo qualche acero negundo, che non dava nessun fastidio. Intere aree boscose non esistono più e gli alberi facevano da barriera anche all’inquinamento, assorbendo con le radici sostanze nocive. Ho notato inoltre che nel sottobosco, oltre alla zucchina americana, ormai endemica, è comparso anche l’indaco bastardo americano. Se si tagliano gli alberi, questa essenza esploderà senza possibilità di fermarla. Hanno piantumato centinaia di alberelli, ma sono alti un metro: per vederli alti ci vorranno 15-20 anni. E invece i boschi c'erano già. Sperando che il Po faccia il ‘buono’ e non se li porti via prima».

Groppali è perplesso anche sulle opere idrauliche, come l'abbassamento dei pennelli per favorire il ripristino di lanche e zone umide. «Io credo che siano stati fatti calcoli matematici, ma il Po è un’altra cosa, penso che abbassare i pennelli per far entrare l’acqua, scavare il fondo e dunque ripristinare le lanche non abbia probabilità di successo, me lo auguro, ma non ne sono sicuro; segnalo poi che su alcune zone umide hanno costruito strade di passaggio per i mezzi del cantiere. Inoltre non capisco questi canaloni che tagliano la golena a cosa servano se non a dare rifugio alle nutrie. Le sponde sono state rivestite con un intreccio vegetale assicurato con paletti di ferro, anche in questo caso c'è da sperare che con il fiume non vada in piena: la prima ‘socca’ alla deriva che si impiglia con le radici le sradicherà».

Groppali infine qualcosa 'salva': «L’idea della salvaguardia dell'ambiente padano, del Po e delle sue golene, della fauna e della flora, ma forse occorrevano altri sistemi. Spero di sbagliarmi».

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