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Enfant prodige della tastiera

La vita e la musica dell'eccentrico jazzista Sun Ra

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

19 Dicembre 2013 - 18:28

La vita e la musica dell'eccentrico jazzista Sun Ra
Space is the place. La vita e la musica di Sun Ra
di John F. Szwed
Minimum Fax, pagine 544, € 18
Cento
anni fa nasceva a Birmingham (Alabama) il più
eccentrico
pianista jazz mai salito su un palco. Hermann Poole
Blount,
alias Sun Ra, deriso, santificato, incensato,
vilipeso da
chiunque abbia assistito ad un suo concerto,
abbigliato con
ampie palandrane di lustrini, splendente nei suoi
copricapi
simil-venusiani, era stato un enfant prodige della
tastiera, in
grado già a 10 anni di leggere a prima vista,
comporre e
arrangiare pezzi via via sempre più difficili, come
ricordava
uno sghignazzante Coleman Hawkins ad un impertinente
che gli
chiedeva se Sun Ra avesse mai suonato con lui. 'Certo
che ha
suonato con me ed è l'unico musicista del quale non
sono stato
in grado di eseguire gli arrangiamenti. Troppo
complicati!'. Non
è l'unica sorpresa nella biografia di questo
straordinario
intrattenitore: erudito biblista, esperto di cabala, 
egittologo, aveva evitato il servizio militare
millantando un
vago esaurimento nervoso; 'visitatò - a suo dire -
dagli Ufo in
gioventù, i musicisti della sua Arkestra dovevano
vestire come
deità egizio-cosmiche, suscitando l'ilarità dei non
iniziati.
Questa biografia di John Szwed, tradotta ora da
Michele Piumini
per Minimum Fax, è talmente esegetica da riportare i
libri che
Hermann leggeva e spiega, dati alla mano, perchè
prima di
diventare famoso avesse deciso - come molti neri
americani - di
cambiare nome, rifiutando una paternità talmente
nebulosa da
indurlo alla totale cancellazione e rivendicando una
progenitura
egiziana pre-ebraica per tutti i neri statunitensi.
Musica Jazz,
il più antico mensile italiano di categoria, ne
celebra non a
caso in questi giorni il centenario con due cd: 'The
futuristic
sound of Sun Rà (1961) e una magnifica rilettura di
alcuni temi
del pianista da parte del sassofonista Riccardo Luppi
con Enrico
Intra, in compagnia della Civica Jazz Band. Se
qualcuno dovesse
considerare eccentrico l'approccio musicale del free
jazz di Sun
Ra, può essere prezioso l'apporto dei video sul web,
dove in
piano solo (è reperibile un famoso concerto veneziano
alla
Fenice) dimostra di poter spaziare dalla
contemporaneità più
spinta allo stride vero e proprio: del resto aveva
suonato
nell'orchestra di Fletcher Henderson e lo ammirava
profondamente; come amava Skrijabin, il più spaziale,
visionario, cosmico tra i compositori classici. Re
della
multimedialità ante litteram, Sun Ra scrisse anche
libri di
poesie e girò un buffissimo film kitsch negli anni
'70 ('Space
is the placè) in cui si gioca a carte il futuro degli
afroamericani contro un pappone nero, in una
memorabile
messinscena nel deserto. Il trauma mai superato di
questa star
volontaria era la mancanza di radici, il non aver mai
saputo chi
realmente fosse il padre: da qui il distacco quasi
totale dalla
famiglia e la ricerca di una discendenza arcaica e
improbabile,
che riportasse i neri d'America ai 'verì ancestors
africani. Il
cielo per Hermann non poteva attendere: a 20 anni
dalla sua
morte, avvenuta il 30 maggio 1993, anche i più
esigenti critici
hanno capito che la sua musica era in fondo molto più
avveniristica dei suoi strampalati travestimenti. 
Cento anni fa nasceva a Birmingham (Alabama) il più eccentrico pianista jazz mai salito su un palco. Hermann Poole Blount, alias Sun Ra, deriso, santificato, incensato, vilipeso da chiunque abbia assistito ad un suo concerto, abbigliato con ampie palandrane di lustrini, splendente nei suoi copricapi simil-venusiani, era stato un enfant prodige della tastiera, in grado già a 10 anni di leggere a prima vista, comporre e arrangiare pezzi via via sempre più difficili, come ricordava uno sghignazzante Coleman Hawkins ad un impertinente che gli chiedeva se Sun Ra avesse mai suonato con lui. 'Certo che ha suonato con me ed è l'unico musicista del quale non sono stato in grado di eseguire gli arrangiamenti. Troppo complicati!'. Non è l'unica sorpresa nella biografia di questo straordinario intrattenitore: erudito biblista, esperto di cabala, egittologo, aveva evitato il servizio militare millantando un vago esaurimento nervoso; 'visitato' - a suo dire - dagli Ufo in gioventù, i musicisti della sua Arkestra dovevano vestire come deità egizio-cosmiche, suscitando l'ilarità dei non iniziati. Questa biografia di John Szwed, tradotta ora da Michele Piumini per Minimum Fax, è talmente esegetica da riportare ilibri che Hermann leggeva e spiega, dati alla mano, perchè prima di diventare famoso avesse deciso - come molti neri americani - di cambiare nome, rifiutando una paternità talmente nebulosa da indurlo alla totale cancellazione e rivendicando una progenitura egiziana pre-ebraica per tutti i neri statunitensi. Musica Jazz,il più antico mensile italiano di categoria, ne celebra non a caso in questi giorni il centenario con due cd: 'The futuristicsound of Sun Ra' (1961) e una magnifica rilettura di alcuni temi del pianista da parte del sassofonista Riccardo Luppicon Enrico Intra, in compagnia della Civica Jazz Band. Se qualcuno dovesse considerare eccentrico l'approccio musicale del freejazz di Sun Ra, può essere prezioso l'apporto dei video sul web, dove in piano solo (è reperibile un famoso concerto veneziano alla Fenice) dimostra di poter spaziare dalla contemporaneità più spinta allo stride vero e proprio: del resto aveva suonato nell'orchestra di Fletcher Henderson e lo ammirava profondamente; come amava Skrijabin, il più spaziale, visionario, cosmico tra i compositori classici. Re della multimedialità ante litteram, Sun Ra scrisse anche libri di poesie e girò un buffissimo film kitsch negli anni'70 ('Spaceis the placè) in cui si gioca a carte il futuro degli afroamericani contro un pappone nero, in una memorabile messinscena nel deserto. Il trauma mai superato di questa star volontaria era la mancanza di radici, il non aver mai saputo chi realmente fosse il padre: da qui il distacco quasi totale dalla famiglia e la ricerca di una discendenza arcaica e  improbabile, che riportasse i neri d'America ai 'veri' ancestors africani. Il cielo per Hermann non poteva attendere: a 20 anni dalla sua morte, avvenuta il 30 maggio 1993, anche i più esigenti critici hanno capito che la sua musica era in fondo molto più avveniristica dei suoi strampalati travestimenti. 
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