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3 maggio 1963

Uno studio di Agostino Cavalcabò sui trattamenti nelle carceri cremonesi

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04 Maggio 2018 - 07:05

Uno studio di Agostino Cavalcabò sui trattamenti nelle carceri cremonesi

Nell'anno 1535, la Magnifica Comunità di Cremona decretava di sistemare le carceri pubbliche nei locali ove teneva le proprie Congregazioni. 

Le nuove carceri sorsero in quella parie dell'attuale Palazzo Comunalei fronteggiante la Via Lombardini e vi rimasero sino al secolo scorso. L'ingresso era verso la Piazza del Capitano e Piazza Piccola, fra il portico addossato al Palazzo Comunale e il cosiddetto "Portone defili sbirri" che dava accesso alla "Guardiola". E' inutile parlare di carceri modello e ce lo attestano alcune petizioni che ci sono pervenute.

Esplicite lamentele per i locali non abbiamo rintracciato. benché, nel complesso non doveva essere desiderabile prendervi alloggio, a meno che si potessero ottenere delle stanze, chiamiamole così. riservate, che dai buoni Cremonesi pare fossero abbastanza di frequente richieste.

Non era facile parlare con i detenuti a meno che si pagasse lautamente. L' incarico di sorveglianza dei detenuti spettava al custode chiamato anticamente Capitano delle Prigioni, che era ritenuto personalmente responsabile, sia di evenutili fughe sia di rilasci ingiustificati. Occorreva dare denari al custode per qualunque motivo, anche quando uno desiderava parlare con parenti od amici...

Si può dire che il Comune di Cremona non aveva in bilancio nessuna voce per il mantenimento dei carcerati che dovevano mantenersi a proprie spese, salvo i miserabili.

Nelle carceri del Comune venivano trattenuti, provvisoriamente. i condannali alla galera, in attesa di partire per la loro destinazione. Durante quest'attesa stavano rinchiusi in una stanza a piano terreno, verso Piazza Piccola, e chiunque poteva vederli attraverso una finestra munita di grossa inferriata, attraverso la quale chiedevano elemosine e viveri ai passanti. A quei detenuti si può dire che nessuno pensasse sino al giorno che dovevano partire: in tale occasione si pensava mollo ad essi per non far fare brutta figura alla città.

 

 

 

 

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