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26 gennaio 1983

Si chiama «Cremona» un villaggio in Costa d'Avorio a 5000 km. da noi

Ospita un migliaio di degenti in padiglioni intitolati a nomi cremonesi e offerti dal Gruppo Amici dei lebbrosi - Si trova nei pressi del lebbrosario di Adzopè

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

26 Gennaio 2021 - 07:00

Si chiama «Cremona» un villaggio in Costa d'Avorio a 5000 km. da noi

Nel '66 è sorto un gruppo «Amici dei lebbrosi» ad opera dell'ing. Gianfranco Carutti, poi intitolato al nome di Fiorino Soldi, che ha rivolto le sue attenzione alla Costa d'Avorio (Adzopè), al Mali (Banako, successivamente abbandonato) e all'Alto Volta (dove esiste la «gemellata» Kaya).

Ad Adzopè, una città di 25 mila abitanti, sorge un lebbrosario fondato da padre Follereau, distante 12 chilometri. E sulla strada, ad un chilometro dal lebbrosario, era sorto originariamente un piccolo villaggio che doveva servire «post cura», cioè per il periodo di convalescenza degli ammalati dimessi dal lebbrosario.

Nel 1969 piovvero i primi aiuti cremonesi, sotto forma di padiglioni intitolati ai vari offerenti cittadini (Umberto Piacenza, Efisio Carutti, Primo Marini, Arnaldo Bonisoli Alquati, Fiorino Soldi, Remo Donati, Achille Riberi, monsignor Temistocle Marini, il Lions Club, la chiesa di Cristo Re, città di Soresina ecc.); ora, col passare del tempo, i padiglioni sono in tutto una cinquantina, ospitano ciascuno due famiglie (che sono assai numerose da quelle parti) per un totale di circa mille persone che, una volta trovato l'alloggio sicuro, non l'hanno più abbandonato. Quella che prima era quindi una semplice frazione, una specie di dèpendance del lebbrosario, ora ha assunto una fisionomia propria: e lo scorso 7 luglio il villaggio ha assunto una denominazione propria, quella di Cremona.

Nell'Alto Volta, a Kaya, esiste invece un lebbrosario e, a 500 metri di distanza, un ospedale intitolato a S. Omobono. In occasione del gemellaggio tenuto nel 1979 il Comune offrì un gabinetto dentistico completo per un reparto dell'ospedale; e successivamente il medico dentista Walter Carlino è stato laggiù per una quindicina di giorni per insegnare il funzionamento delle apparecchiature agli infermieri e poi al medico distaccato dal Ministero della Sanità dell'Alto Volta. Ed il 12 maggio di quell'anno Kaya ebbe l'onore di una visita di Papa Wojtyla.

Cosa hanno fatto gli enti locali cremonesi per questi Paesi, distanti da noi oltre 3000 chilometri in linea d'aria (e più di 5000 via terra, con l'attraversamento del Sahara, impresa compiuta due volte dall'ingegner Carutti quando vi portò in regalo una Land Rover e successivamente una Peugeot 505...)? Lo scorso anno Comune e Provincia stanziarono insieme un contributo di 5 milioni. Auspichiamo, ovviamente, che l'iniziativa non rimanga isolata, tanto più che il sindaco Zaffanella aveva potuto rendersi conto di persona della situazione di Kaya, in una sua visita.

La Diocesi di Cremona, infine, tramite il suo Centro Missionario, finanzia i lebbrosari di Kitutu nello Zaire (dove opera, in un misero villaggio di 150 lebbrosi, la volontaria Giuseppina Agosti di Trigolo), di Makeni nella Sierra Leone (diretto dal padre saveriano Franco Fiori di Castelleone) e di Morulem nell'Uganda, dove opera la missionaria suor Carla Colombo di Cassano d'Adda.

Ma in cosa consiste esattamente la lebbra? È una malattia che si manifesta con macchie sulla pelle (bianche sui neri) e che «mangia» letteralmente la carne, partendo dalle estremità. La causa fondamentale? La sporcizia. Il morbo deriva dai bacillo di Hansen ma non esiste un vaccino sufficiente a debellarla. Il bacillo di Hansen somiglia al bacillo di Koch, per cui la malattia viene curata con gli stessi medicamenti usati contro la tubercolosi. Successivamente si è passati ai sulfoni. Adesso, la grande novità. All'Università della lebbra (come si può considerare Adzopè, dove operano medici francesi) sembra sia stato scoperto un vaccino, che è stato subito inoculato ai bambini lebbrosi. La malattia comunque non è ereditaria; certo che i risultati si sapranno tra vent'anni. La scarlattina e la rosolia sono più contagiose...

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