L'ANALISI
01 Febbraio 2026 - 09:18
CREMONA - C’è stato un momento, ieri sera all’Infinity 1 di CremonaFiere, in cui le lancette dell’orologio sembravano essere tornate indietro di sessant’anni, proiettando il pubblico direttamente al Vigorelli di Milano, teatro di uno dei tre leggendari quanto unici concerti che i Beatles tennero in terra italiana. The Beatbox, formazione che critica e fan riconoscono unanimemente come il miglior live act beatlesiano a livello europeo, ha fatto assaporare l’atmosfera degli anni Sessanta più vibranti.
La formazione, nel suo spettacolo The Beatles Legend, fa rivivere il mito del quartetto di Liverpool con maniacale precisione e una impressionante fedeltà all’originale. Ai patiti del genere basterebbe il colpo d’occhio verso un palco apparecchiato con gli stessi strumenti utilizzati all’epoca da John, Paul, George e Ringo, e quindi ascoltare le prime note della band per entusiasmarsi. Ma se la strumentazione è il corpo, la musica ne è l’anima. Nello show dei Beatbox, la fedeltà sonora è impressionante, eppure è solo il punto di partenza di un viaggio molto più profondo.
La scaletta è strutturata in modo da restituire tutte le principali epoche del gruppo più importante della storia del rock. Cinque quadri, cinque immaginari che vanno sovrapponendosi l’uno all’altro: dagli esordi, eleganti, in completi scuri a incorniciare quattro facce da bravi ragazzi, all’esplosione coloratissima del periodo più psichedelico. Anche in questo caso, gli abiti sono riprodotti con straordinaria fedeltà agli originali e per lo più prodotti dalle stesse case di produzione di allora.
Praticamente impossibile sintetizzare una scaletta che mette insieme alcuni dei capitoli più indimenticabili della discografia della formazione inglese: I saw her standing, She loves you, A hard day’s night, Help, Twist and shout, Eleanor Rigby, Yellow submarine, Day tripper, With a little help from my friends, All you need is love, Yesterday e tanti altri classici. Impossibile distinguere The Beatbox dai Beatles al primo colpo d’occhio sul palco: l’impressione è realmente quella di trovarsi all’interno di un filmato d’epoca nel quale però ogni membro del gruppo, ogni strumento e il più minimo dettaglio ritrova consistenza e tridimensionalità.
Ogni sezione è arricchita da spettacolari contributi video curati dal regista Giorgio Verdelli, che evocano le atmosfere di ciascun periodo storico attraverso immagini d’archivio, animazioni e filmati originali. Questi intermezzi visivi, proiettati su un grande schermo, non solo raccontano la storia dei Beatles, ma immergono anche il pubblico in un’esperienza multimediale emozionante. Nei panni di Lennon ci sono Francesco Milione e Stefano Piancastelli, in quelli di McCartney ci sono Claudio Iemme, Riccardo Bagnoli, e Marco Breglia, Michele Caputo in quelli di Harrison, e Federico Franchi in quelli di Ringo Starr. A loro si aggiungono le testiere di Claudio Airo.
Questa serata chiude un mese di gennaio straordinario per l’Infinity 1, dopo aver ospitato i concerti di Angelo Branduardi, i Nomadi e il musical Aladin, firmato dalle musiche del compianto Stefano D’Orazio. La programmazione non accenna a fermarsi. La musica tornerà protagonista già venerdì sera con l’energia di Symphonica On The Rock. Il calendario di febbraio promette altrettanto: il 13 sarà il turno del glitter e delle melodie intramontabili di Abba Dream, mentre il 27 si chiuderà in bellezza con il viaggio psichedelico di Pink Floyd History. I biglietti di tutti gli appuntamenti in programma all’Infinity 1 del quartiere fieristico sono in vendita sul sito www.ticketone.it.
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