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LA TUTELA DELL’AMBIENTE

Forestali: in provincia 30 controlli e 3 illeciti gravi

Occhi puntati sui fiumi. La lotta ad abusi edilizi, prelievi idrici ‘pirata’ e attività di frodo: oltre 500 verifiche sul territorio lombardo

Francesco Gottardi

Email:

fgottardi@cremonaonline.it

31 Gennaio 2026 - 05:20

Il nucleo forestale protegge fiumi e territorio:  in provincia 30 controlli e 3 illeciti gravi

CREMONA - La tutela del territorio e la gestione sostenibile della rete di fiumi sono state al centro della conferenza ‘Carabinieri Forestali: 2025 un anno dalla parte dell'ambiente’, svoltasi ieri a Milano.

E a presentare i risultati regionali della lotta a difesa degli ecosistemi fluviali è stato il capitano del nucleo cremonese Luca Ricciotti che, a margine, ha tracciato un quadro delle attività svolte nella nostra provincia, definita proprio dal corso di tre fiumi: l’Adda a ovest, l’Oglio a est e il Po a Sud. Violazioni di vincoli paesaggistici, contrasto all’abusivismo edilizio in aree fluviali, controlli sulle concessioni in aree demaniali, contrasto dei prelievi idrici abusivi e contrasto di pesca e caccia di frodo: queste sono solo alcune delle attività che il nucleo forestale mette in campo per tutelare l’integrità ambientale e idraulica del territorio.  «Sono state circa 30 – spiega Ricciotti - le uscite investigative eseguite, che hanno portato all’accertamento di 3 illeciti gravi. In particolare siamo impegnati sul fronte della difesa del fiume Po e delle sue aree demaniali, date in concessione a soggetti privati».

ricciotti

Il capitano del nucleo cremonese Luca Ricciotti

Si tratta di vigilare sulla corretta applicazione dei termini delle concessioni di terreni in aree golenali: «Non solo in termini di edificazioni abusive ma anche in materia di colture: se su un terreno il privato ha la concessione per coltivare pioppi noi siamo quelli che si assicurano che l’area non venga destinata ad altro. Lo stesso vale per quanto riguarda le concessioni per la costruzione e il passaggio di infrastrutture ad esempio di Anas».


Tra le operazioni degne di nota lo scorso anno i forestali hanno accertato e disposto la rimozione di una strada abusiva, cementata meno di 150 metri dal corso del fiume. E poi ci sono i controlli sui prelievi idrici abusivi «perché scaduti o mai denunciati. Si tratta di infrazioni amministrative – continua Ricciotti – ma di un certo rilievo: le multe vanno da 8mila a 50mila euro».


L’evento, aperto dal Generale di Brigata Benito Castiglia, comandante della Regione Carabinieri Forestale Lombardia, ha offerto un quadro articolato e sinergico dell’impegno istituzionale, tracciando un bilancio delle attività di vigilanza e presentando gli strumenti di programmazione partecipata per il futuro


A livello regionale oltre trecento controlli mirati sono stati dedicati specificamente ai fiumi della regione, mentre un’intensa campagna sul demanio pubblico ha superato i cinquecento interventi. Questa vigilanza ha portato alla luce situazioni critiche, con 123 segnalazioni formali inviate alla Regione per gravi fenomeni di dissesto idrogeologico, e si è tradotta in una decisa azione repressiva. Sono state elevate 43 sanzioni amministrative, tra cui multe per prelievi abusivi di acqua, bene sempre più prezioso, e sono state trasmesse 15 informative alla magistratura per reati quali l’occupazione illegale di aree demaniali e la violazione dei vincoli paesaggistici. Un’azione che sottolinea come la salvaguardia ambientale passi anche attraverso il contrasto agli illeciti che minano la stabilità e l'integrità del paesaggio fluviale.

Parallelamente all’attività di controllo ha ribadito la necessità di una visione progettuale lungimirante e inclusiva che offra un modello di sviluppo territoriale più resiliente, condiviso e sostenibile per le generazioni future. Dario Kian di ERSAF (Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste) ha approfondito il ruolo strategico dei Contratti di Fiume, strumenti volontari di governance innovativa promossi dalla Regione per la riqualificazione dei bacini idrografici. Questi accordi rappresentano un modello di cooperazione unico nel suo genere, riunendo in un unico tavolo quasi cinquecento Comuni, le Province, ARPA, le Comunità Montane, una miriade di associazioni e i privati cittadini che a vario titolo condividono la responsabilità nella gestione delle acque e del territorio. L’ambizione è di coinvolgere un’area di oltre novemila chilometri quadrati, abitata da più di cinque milioni di persone. L’obiettivo è trasformare la semplice tutela in una vera e propria rigenerazione, elaborando programmi d’azione concreti che, attraverso il dialogo e la partecipazione, coniughino la sicurezza idraulica, il miglioramento della qualità delle acque, la valorizzazione paesaggistica e la fruibilità sociale degli ambienti fluviali.

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