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9 gennaio 1968

Il direttore Fiorino Soldi annegato in un fiume del Borneo

Improvvisa, tragica sorte ha colpito la famiglia del nostro giornale

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

09 Gennaio 2021 - 07:00

Il direttore Fiorino Soldi annegato in un fiume del Borneo

Il giorno dell'Epifania, 6  gennaio 1968, il nostro direttore Fiorino Soldi ha trovato repentina e tragica morte in un fiume del Borneo. Testimoni della sua scomparsa sono stati altri tre cremonesi: il prof. Angelo Marini il primario urologo del nostro Ospedale, l'ing. Gianfranco Carutti e il dott. Gennaro Auricchio. Con loro era anche il pilota del motoscafo cabinato d'alto mare. Tutti si sono prodigati per salvare il nostro direttore che era appesantito da una sacca che gli serviva per documentarsi durante la gita fluviale. Sono stati attimi drammatici: una, due volte Fiorino Soldi è stato afferrato, ma sempre le acque profonde lo hanno strappato alle mani dei suoi amici, dei suoi concittadini. La corrente di un fiume, forse il Borito, ha voluto per sé il corpo di Fiorino Soldi. La sciagura è accaduta verso il mezzogiorno dell'Epifania.

Il motoscafo, a quanto si è potuto sapere, ha urtato contro lo spuntone di un tronco sommerso che strappando il motore ha provocato una grossa falla nella chiglia. Per salvarsi i passeggeri hanno dovuto spezzare i vetri dei finestrini. Ricostruire esattamente quei tragici momenti non è per ora possibile.

Fiorino Soldi era partito da Roma il 27 dicembre per una crociera che l'avrebbe portato, assieme ad altri cremonesi e a un gruppo di milanesi, in Thailandia, in Cambogia, a Hong Kong, a Singapore, in Indonesia, nell'isola di Bali. Questa crociera aveva per il nostro direttore, per l'ing. Carutti, per il prof. Marini, per il dott. Gennaro Auricchio, un fuori programma: una rapida visita al Borneo, con una escursione su uno dei tanti fiumi e canali che solcano quella estrema regione. E proprio nel Borneo Fiorino Soldi, appassionato viaggiatore e brillante giornalista, ha trovato immatura fine. Aveva parlato a lungo con noi, suoi collaboratori, di questo viaggio e, soprattutto di questa puntata nel Borneo, nel Borneo selvaggio dei tagliatori di teste, della guerriglia recente tra soldati di Sukarno e le truppe Gurka, i nepalesi fedelissimi alla Corona britannica.

Sarebbe facile la retorica del giornalista che muore in viaggio alla scoperta di terre nuove. Ma la realtà è dolorosissima. Un uomo è stato strappato nel fiore degli anni alla sua famiglia, alla sua professione, ai suoi studi, alle polemiche che con coraggio sosteneva da tempo su questo giornale. Lo piangono, senza altro conforto se non quello che può dare la Fede, la moglie Margherita, i figli Floriano, Fiorenza e Fioretta e tutti i suoi cari.

Fiorino Soldi avrebbe  compiuto i 46 anni il 27 ottobre di quest'anno. Era nato infatti nella nostra città il 21 ottobre 1922 da famiglia modesta, una di quelle vecchie famiglie cremonesi ricche di figli, di fede, di volontà e di capacità di lavoro. Fu essenzialmente un autodidatta, pur avendo frequentato il Ginnasio e parte del Liceo nel Seminario Vescovile e al Manin. L'ultima guerra lo vide nelle file della Resistenza, partigiano e scrittore. I temi e i valori spirituali della Resistenza furono il filo conduttore di molte sue opere. Capo del Fronte della Gioventù, direttore di Radio Cremona Libera, ben presto entrò in quella che per lui oltre che una professione era una vocazione: il giornalismo. E Fiorino Soldi era un giornalista oltre che un polemista. Potranno essere discussi alcuni suoi convincimenti, alcune sue posizioni, ma non si può porre in dubbio la sua capacita professionale, il suo fiuto della notizia, la sua capacità di organizzazione, le sue felici trovate, la sua capacità di lavoro, il suo amore per il giornale, per il quotidiano.

Giornalista e scrittore; scrittore anche, con successo, di teatro. Ricordiamo la gioia intima con la quale ci comunicava, quando muovevamo i primi passi giornalistici, i sum primi successi. Ecco «La Rivolta» (1946), l'ottimo «Quarto di Luna» (1948), «Campo della Salute» (1949), «L'Angelo della Sera» (1952). Alcuni di questi drammi, tutti sul canovaccio della Resistenza, furono trasmessi dalla RAI e ottennero premi e riconoscimenti.

Dal teatro alla narrativa. I valori, gli ideali, le tragedie, le sofferenze, le speranze della Resistenza trovarono nella penna di Fiorino Soldi un interprete commosso, profondamente partecipe. Ecco la bella, idealissima, trilogia de «L'ultimo Vangelo», «L'ultima Città», «L'ultimo Amore», scritte fra il 1952 e il 1956, ecco «Le porte del deserto» del '58.

 Non e certo qui la sede, con le lagrime che serrano la gola, di una esegesi critica. Questa è solo cronaca e cronaca sofferta. Triste. Narratore fu Fiorino Soldi e appassionato cultore di storia, in particolare di quella locale, padana, cremonese, fluviale. Cominciò con «Undicesima ora» che tratta dell'ambasceria di Luigi IX alla corte del Gran Khan dei Tartari nel 1254; poi venne il filone della navigazione, dei meriti, delle glorie di Cremona libera e prospera. Ecco «La Capitale del Po», «La carità di Cremona», «Il Cavaliere dell'Ideale» e il ponderoso utilissimo studio sul «Risorgimento Cremonese».

Fiorino Soldi ha amato Cremona e a Cremona, ai cremonesi, ha lasciato queste pagine frutto del suo amore, della sua paziente ricerca, delle sue curiosità di studioso di un'epoca bella e così congeniale al suo spirito: il tempo dei liberi comuni e l’epopea risorgimentale. Anche nell'aspetto fisico, in quel suo pizzo che gli ornava il mento, Fiorino Soldi portava una nota da patriota. Non fu carbonaro, ma partigiano.

Teatro, narrativa, storia e, logicamente, giornalismo (entrò nella «Voce del Po» nel 1946 e ne «La Provincia» alla sua ripresa nel 1947). In agili volumetti, che molti conoscono, sono raccolti gli articoli che egli pubblicò sul nostro giornale raccontando quanto aveva visto nei suoi viaggi. Per lui viaggiare era conoscere. era interpretare la storia, era avvicinare gente nuova. E' nutrito l'elenco dei suoi scritti.

Ora ha raggiunto la pace. Non più polemiche, non più battaglie. Vive con i personaggi che amava, con i patrioti del Risorgimento, i caduti di tutte le guerre, i caduti della Resistenza, i profughi, i derelitti, i poeti, i martiri. È andato nel mondo ideale che aveva sempre cercato di servire.

Addio Fiorino, amico dei giorni duri ma belli della giovinezza, quando gli ideali ci sorridevano tutti: nitidi, intatti, immacolati. Oggi tu sei tra i migliori. Noi, aggrappati alle nostre misere forze, cercheremo di continuata la tua battaglia. E non ti dimenticheremo.

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