L'ANALISI
28 Febbraio 2026 - 19:58
SONCINO - Lunedì 2 marzo 2026 alle nove e mezza, in San Giacomo, la città potrà abbracciare per l’ultima volta l’uomo del dono. Un soprannome meritato, quello dato a Giampaolo Boggiani, scomparso a 76 anni.
Sì perché non è facile calcolare quante vite abbia salvato il suo sangue, donato per oltre trent’anni, ma il calcolo si fa ancora più complicato se si considerano le sacche che ha convinto a riempire generazioni di soncinesi.
Che erano gli stessi a cui serviva le patatine alla festa in magliettina bianca e stemma rosso, dopo una vita in banca in giacca e cravatta. Forse variava l’abbigliamento, che spesso comprendeva anche le scarpe da runner essendo un recordman pure dei podisti, ma quel che non è mai cambiato è lo sguardo ispiratore:
«Emblema dell’avisinità, incarnava l’idea del volontario – racconta non a caso Giorgio Forloni, numero uno della sezione locale –. Ha visto nascere un’associazione che ‘gattonava’ e l’ha accompagnata per mano fino a farla diventare l’importante realtà che è oggi, nel complesso e articolato ruolo di chi l’amministra. Certo – chiosa il presidente –, mancherà la sua straordinaria competenza. Ma non il vuoto, bensì la voragine che lascia, è il valore umano. Insostituibile.»
Parole che trovano eco tra le fila di Avis-Aido-Amici dello Sport. Non solo marciatori, per lui, ma fratelli: «Fa male sapere che non rivedremo quel sorriso, che non avremo più a che fare con quell’uomo cortese, sorridente, serio ma mai impostato. Era prima un nostro amico e poi il nostro revisore – chiosa Carmela Nichetti, per il gruppo».
C’era sempre per tutti, ai banchetti dell’Airc e alle iniziative del Volontariato Soncinese. Lascia un ricordo che è un insegnamento. In sintonia Comune e realtà del terzo settore che si stringono attorno alla famiglia.
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