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Martedì 24 Novembre 2020

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23 ottobre 1954

L’antica Loggia dei Militi

gioiello dell’architettura cremonese

L’antica Loggia dei Militi

L'anno 1292, perdurando in Cremona la supremazia dei Guelfi si pensa di dare inizio ad una costruzione che sia — per così dire — il luogo di raduno delle milizie comunali. Per la verità, dette milizie (più propriamente il contingente equestre, costituito dai nobili, che avevano la possibilità di mantenere un cavallo), avevano avuto — in un passato ghibellino — una loro organizzazione autonoma, ma ora — per evitare il perpetuarsi d'un istituto antagonistico al pubblico reggimento — la «Società» dei Militi finisce per abbracciare tutto il complesso militare del Comune ed esige una sua degna ed adeguata sede. Infatti, essa non è più l'esponente di un partito, ma rientra in quel più complesso e vasto organismo ch'è la «Società del Popolo» di cui sembra essere la emanazione militare: la sua sede sarà dunque un maniero che dovrà sorgere accanto al palazzo del Comune, negli immediati pressi del Battistero e della Cattedrale, quasi a simboleggiare la funzione di tutela da essa esercitata nei confronti dei due poteri su cui si bilancia la concezione medioevale.

Nasce così la «Loggia dei Militi» e la sua nascita è sanzionata da una lapide recante la seguente iscrizione: MCCLXXXXIL INDICIONE VI. HOC OPUS - FACTUM EST DE AVERE COMUNIS CREMONE-ET NICOLINUS CASELLA NOTARIUS FECIT - CARTE SUNT IN ARMADIO COMUNIS

(1292. Indizione 6a. Questa opera fu eseguita mediante averi del Comune di Cremona ed il notaio Nicolino Casella ne stipulò l'atto. Le carte si trovano nel forziere del Comune).

Poiché al di sopra della scritta sono scolpiti cinque gonfaloni adorni dei relativi stemmi e cioè d'una croce centrale, fiancheggiata da due coppie di leoni rampanti (le insegne delle porte: Porta S. Lorenzo, il leone bianco in campo rosso; Porta Pertusio, il leone azzurro in campo d'oro; Porta Ariberti, il leone d'oro in campo azzurro; Porta Natali, il leone rosso in campo bianco) avvenne che in tempi più recenti l'edificio fosse erroneamente chiamato Palazzo dei Gonfalonieri, nome che, perpetuandosi l'equivoco, venne apposto l'anno 1871 alla via che lo fiancheggia.

Sorse, dunque, la bella ed elegante loggia nel 1292, là dov'eran le case degli eredi di Guazzone Avvocati, ed assolutamente ignoto ci è il nome dell'architetto che lo eresse.

La «Loggia» ebbe dunque gotico slancio, relativa leggerezza generata dal prevalere dei vuoti sui pieni — non disgiunta, però, da quel senso di solidità che era retaggio delle tradizioni romaniche lombarde —, sottigliezza d'ornamenti (dentelli in cotto, tipici delle nostre manifatture), finestre a trifora dall'elegante sesto acuto, archetti pensili bene scanditi, disinvolta ed agile merlatura. Certamente non mancarono motivi pittorici, ma di quelli più remoti nulla rimase, mentre fregi (grottesche bianche su fondo rosso) del sottostante portico, tradiscono un gusto decorativo diffuso in Cremona nella seconda metà del secolo XV.

Il palazzo fu, quindi, la sede dei Militi finché durò il Comune; dopo, per qualche tempo, i documenti tacciono affatto. Ma poiché nel 1548 fu citato col nome di «Pallatio de Cavalierij», è da presumersi che l'edificio continuasse ad avere funzione analoga a quella esercitata per il passato: e cioè luogo di raduno delle milizie equestri, anche se non poteva più trattarsi di quelle comunali.

Dovrebbe dunque essere subito dopo quell'epoca che la Loggia conobbe nuova destinazione: essa divenne infatti una specie di corte di appello, il «Collegio dei Nobili Giureconsulti» ed a tale scopo subì una profonda modifica nella sua struttura. Chiusesi le grandi arcate terrene, si creò — al di sotto dell'antico piano nobile — una specie di ammezzato, cui si accedeva mediante una scala che venne eretta nell'attuale via Gonfalonieri. Il popolo, con arguto e pungente sarcasmo, denominò «scala dei lupi», la rampa su cui vedeva avvicendarsi — avvolti in lugubri cappe — i magistrati dell'austero consesso. I vani sottostanti all'ammezzato furono affittati come botteghe.

Nuova funzione assolse l'edificio soltanto posteriormente alla restaurazione austriaca succeduta al tramonto di Napoleone: il Collegio dei Giureconsulti venne sostituito dalla R. Scuola Femminile, dopo che il Consiglio Comunale aveva respinto un'offerta — avanzata l'8 febbraio 1820 dal proprietario dell'attiguo Albergo Imperiale della «Colombina» signor Luigi Manzi — di acquistare il maniero, per demolirlo — o almeno trasformarlo completamente — onde ampliare la propria locanda. Tuttavia se la Loggia era salvata dalla distruzione, non lo era dal continuo deterioramento e nel 1865 la «Scala dei lupi» minacciava di crollare, per cui era necessario rafforzarla con mezzi di fortuna. Proponeva allora, l'architetto Carlo Visioli, di ripristinare secondo la struttura originaria il piano terreno e di destinarlo a «museo patrio», esponendo sotto il portico i cimeli, difesi da cancelli posti a chiudere gli archi. Ma di lì a poco —  nel 1870 — il Comune cedette il palazzo al Consorzio Argini Dugali che affidò all'architetto Marchetti il compito di adattare allo scopo i locali del pianterreno e dell'ammezzato. Scomparve allora la scala esterna ed anche quella interna che recava al salone superiore sparì senza lasciare tracce. Nel 1922 si deliberarono opere di restauro affidate agli architetti Moretti ed Arnioni di Milano, ma i lavori vennero eseguiti solo parecchi anni più tardi (a, partire dal 1930) e condotti a termine nel 1934; ora infine, se risolto è il problema estetico esterno, ancor insoluti appaiono quelli d'una conveniente destinazione dell'edificio, d'una sistemazione del salone e d'una decorosa scala d'accesso al medesimo. Problemi certo di non facile soluzione, via che la gloriosa Loggia dei Militi esige — per il suo stesso decoro — che vengano posti e degnamente condotti ad attuazione nel più breve termine possibile.

22 Ottobre 2020