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8 ottobre 1950

Anche in fatto di antichi orologiai

Cremona ha un notevole primato

Annalisa Araldi

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08 Ottobre 2020 - 07:00

Anche in fatto di antichi orologiai

Torriano, fra i competenti, gode ancora fama mondiale

È uscito, ad opera del professor  Enrico Morpurgo, un «Dizionario degli orologiai italiani», che si ripromette di mettere in luce quanto gli italiani si siano distinti in questo campo, attraverso i secoli. A questa gloriosa tradizione la nostra città ha contribuito in modo assai notevole con una serie di maestri, che la pongono in primo piano, in questa curiosa e storicamente dotatissima rassegna.

Già all'epoca del medioevo troviamo delle notevoli personalità quale Jacopo Dondi, di famiglia guelfa originaria da Cremona e profuga a Padova, il quale nacque intorno al 1290 e divenne professore di medicina, filosofia ed astronomia all'Università di Padova. Egli salì in grandissima fama, per la sua multiforme attività: inventò il primo orologio (meccanico astronomico, studiò le proprietà delle acque di Abano, le cause delle maree, e, soprattutto, costruì l’orologio per la Torre del Palazzo dei signori a Padova, andato poi distrutto, che dai contemporanei era considerato un capolavoro.

Verso la fine del 1400 troviamo poi un Bernardo Caravaggio, figura storicamente assai incerta, ma che molti hanno voluto identificare in quel Carovaglio che nel 1480 era orologiaio di Luigi XI di Francia.

«Aggraziato costruttore d'astrolabi» venne definito dai contemporanei quel Falcone o Falconio che nel 1503 troviamo «moderatore» dell'orologio del Torrazzo, assai noto anche come costruttore di strumenti astronomici. Ma la gloria degli orologiai cremonesi, forse il più geniale e popolare artista che in questo campo sia mai esistito, è Giannello Torriano, la cui figura, sebbene egli sia vissuto accanto a principi ed imperatori, non è completamente conosciuta. Incerta è infatti la data della sua nascita che si può per altro collocare intorno al 1512. La tradizione vuole che egli, nato da poverissima famiglia fosse cresciuto senza saper leggere e scrivere ma dimostrando una straordinaria intuizione per le matematiche e la meccanica il che avrebbe indotto Cabrino Fondulo ad istruirlo.

Egli divenne così ben presto un abilissimo orologiaio, tanto che le sue eccezionali doti avrebbero spinto il Marchese Alonso Davalos a segnalarlo all'imperatore Carlo V.

Certo è che nel 1552 con un decreto emanato da Innsbruck, Carlo V tributa un elogio all'opera fedele prestata dal Torriano alla monarchia, e gli assegna un vitalizio annuo di 100 scudi d'oro. Non si può quindi errare di molto se si dice che intorno al 1550 egli entrò al servizio dell'Imperatore. Nel 1555 Carlo abdicò e si ritirò presso il convento di S. Giusto in Spagna, conducendo seco una cinquantina di persone fra cui il Torriano, che si vide aumentato il suo assegno a 200 corone all'anno.

Quando nel 1558 Carlo morì il Torriano, che ereditò 15.000 maravedis, passò al servizio di suo figlio Filippo II, e per lui, a Toledo, costruì la mirabile macchina idraulica che portò l'acqua dal Tago alla città ed all'Alcazar. Pure la fine dell'artista è avvolta nel mistero. Chi lo dice morto a Toledo nel 1585, chi lo dice morto due anni prima, di certo nel 1587 il suo ritratto venne inviato al Museo della nostra città dove si trova tuttora.

Accanto a lui, anche se non altrettanto famosi vanno ricordati Giovanni Battista Dovizioli e suo figlio Giovanni Francesco i quali, nell'agosto del 1583 posero in opera il celebre orologio del Torrazzo che funziona tuttora. Essi lo costruirono secondo il concetto Tolomaico, e in forma così complessa che nel 1787 il prof. Amicino Ravizza, docente di aritmetica al Ginnasio, ebbe l'incarico di semplificarlo e di privarlo di tutte le indicazioni astrologiche. Solo nel 1911 per delibera del Consiglio comunale allora in carica, l'orologio venne reintegrato nel primitivo aspetto.

Moltissimi altri orologiai della nostra città, quali Sante Ferrari, vissuto nella prima metà del 1700, Giuseppe Pedroni suo contemporaneo, Giuseppe Fontana, che di certo operò nel 1776, sono legati alla storia dell'orologio dei Torrazzo di cui furono moderatori, o a cui apportarono migliorie o modifiche. Dev'essere pure ricordato Francesco Lobia nato nel 1753 e morto nel 1790 di cui si conserva un orologio nella sagrestia superiore del Duomo, mentre nell'ottocento si sono distinti, Leonardo Ganelli che nel 1881 presentò all'esposizione Nazionale di Milano una pendola ed un remointoir da tasca muniti di contatti elettrici, che mettendo in aziona un campanello, fungono da sveglia, ed i Pozzali, una vecchia famiglia di orologiai che avevano negozio in via Baccaccino e che si sono tramandati di generazione in generazione, sin quasi ai nostri giorni la loro arte.

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