L'ANALISI
06 Gennaio 2026 - 05:15
Stefania Mainardi e Davide Solci
CREMONA - Un’odissea al Nord. Dove al posto di Sirene e Ciclopi, ci sono notti in aeroporto, voli dirottati e aerei cancellati. È la disavventura capitata durante le vacanze di Natale a Stefania Mainardi e Davide Solci, lei impiegata in uno studio di commercialista e lui al Consorzio Agrario. I due, entrambi cremonesi residenti al Boschetto, avevano scelto di trascorrere il periodo delle feste in Lapponia, nella terra di Babbo Natale, con l’obiettivo di trascorrere una vacanza all’insegna della neve e del relax.
Così invece non è stato. «Il giorno della partenza, il 27 dicembre, arriviamo all’aeroporto di Malpensa con il nostro biglietto direzione Rovaniemi (Finlandia, ndr)», racconta Stefania. «Dopo 4 ore di ritardo, finalmente veniamo imbarcati». A metà volo ecco però il primo disguido: «Il comandante annuncia che l’aereo non sarebbe stato in grado di atterrare per via di temperature troppo fredde». Il mezzo quindi atterra in Svezia, all’aeroporto di Stoccolma. E la compagnia di EasyJet offre due soluzioni: «La prima – continua – è quella di scendere e rimanere lì. Ma noi avevamo prenotato la vacanza da un’altra parte. Quindi accettiamo la seconda opzione, cioè di tornare a Malpensa e ripartire per Rovaniemi il giorno dopo, con un aereo alle sette della mattina».

L’odissea sarebbe potuta finire qui. Ma il viaggio di Stefania e Davide ha avuto dei grossi disguidi anche al ritorno, finita la vacanza, con dei tempi di ritorno molto più lunghi rispetto al normale, proprio come quelli di Ulisse, che ha dovuto tardare il suo arrivo a Itaca per via dell’ira del dio del mare Nettuno.

«Dovevamo tornare il 3 gennaio con un volo alle sette di sera», continua Stefania. «Una volta in coda, ci viene detto però che il volo sarebbe stato cancellato in quanto l’aereo aveva il portellone e le taniche di benzina ghiacciate». La prima notte trascorre così in aeroporto, in attesa del volo del giorno dopo: «Abbiamo dormito in terra – racconta – e la compagnia non ci ha dato né cibo, né acqua, né coperte per coprirci. Solo dei voucher di una decina di euro. Ma all’aeroporto di Rovaniemi solo un panino e una bottiglia d’acqua costano circa il doppio».

La sera successiva arriva l’aereo e il ritorno a casa sembra scontato. Ma ecco un altro problema: «Il mezzo che ci avrebbe dovuto portare a casa il giorno prima era ancora rotto. Quindi ne è arrivato un altro, ma che era troppo piccolo per caricare tutti i passeggeri a bordo. In 68 perciò rimangono a terra, tra cui noi». La situazione si fa sempre più delicata e la mattina dopo viene in soccorso la Farnesina: «Dopo varie chiamate – aggiunge – un console italiano è riuscito tramite l’Ambasciata e l’Unità di crisi a organizzare un volo diretto per Malpensa. Senza questo intervento non so come avremmo potuto tornare a casa».
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