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Pareggio col Cagliari: un altro mattone nel muro della salvezza

A metà campionato la Cremonese è già oltre la metà dell’opera. Ora si va a trovare la Juve, ma non sono ammessi complessi, per una squadra che ha iniziato la stagione vincendo a San Siro

Giovanni Ratti

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redazione@laprovincia.it

09 Gennaio 2026 - 15:30

CREMONA - Turandomi un po’ il naso perché non ho nessuna stima per Roger Waters, per questo servizio di metà campionato gettono i Pink Floyd e il loro ‘un altro mattone nel muro’. Perché pareggiando col Cagliari la Cremo aggiunge un mattoncino al muro della salvezza che si sta costruendo. A metà campionato è già oltre la metà dell’opera. Bene, e sarebbe benone se non fosse per quegli altri due mattoncini che la squadra ha perso per strada allo Zini.

Una partita che odorava di vittoria come il napalm di Apocalypse Now, sul due a zero messo insieme in nemmeno mezz’ora, e che nonostante la rimonta isolana sarebbe potuta finire in gloria se Van de Putte avesse infilato quell’ultimo maledetto pallone. Il bicchiere è pieno per un terzo, il resto è rimpianto. La Cremo ritrova il gol dopo quattro partite ed è già una notizia, Vardy torna Joe Falchetto e Bonazzoli si conferma specialista di assist artistici. La squadra si batte e si sbatte con grande coinvolgimento agonistico, fin troppo verrebbe da dire dato che finisce per disunirsi sul piano tattico.

L’impressione è che la Cremo si lasci guidare dall’istinto quando invece ci vorrebbe razionalità. Fra le cose che questa squadra non ha è l’uomo d’ordine, quello che tiene le redini del collettivo. Una mancanza che si è sentita nel secondo tempo. Prima si è stati troppo passivi lasciando rientrare in partita il Cagliari; poi, dopo i cambi, squadra fuori equilibrio e disordinata, beccando il pari.

Peccato perché l’immediato vantaggio, e a maggior ragione il raddoppio, avevano creato un quadro tattico ideale per una squadra fatta per il contropiede. L’altro problema vistoso è la fascia sinistra: da lì sono venuti i maggiori pericoli, gol compresi. Pezzella ha limiti dinamici, Floriani si era districato bene a destra ma, dirottato a mancina, si è ritrovato a disagio. Un laterale mancino penso sia in cima alla lista della spesa sul mercato.

Poi, c’è lo zampino del piccolo diavolo grigiorosso, Van de Putte. Nicola lo ha inserito per sollevare il tasso di qualità della squadra che si stava facendo schiacciare. Idea giusta ma esito disastroso. Jari ha giocato come se si fosse infilato le scarpe sui piedi sbagliati. Tragicomica la punizione al novantesimo. Io sono favorevole alle punizioni battute a sorpresa, ma devono sorprendere gli avversari, non i compagni.

E poi la scena madre finale, quella che avrebbe potuto regalare alla Cremo un finale ricalcato sulla partita col Sassuolo. Ultimo minuto di recupero, Nicola ha appena messo in campo Sanabria e la mossa potrebbe passare alla storia come certe mosse di Napoleone, perché Tonny imbecca Van de Putte con quella che potrebbe essere la palla della partita. Jari azzecca il tempo dell’inserimento, salta in blocco la difesa e buca anche l’uscita di Caprile, salvo mandare fuori di pochi, maledetti e fatali centimetri.

Niente riscatto per Jari, niente posto nei manuali di strategia per Nicola, niente vittoria per la Cremo, niente svolta decisiva o giù di lì per la salvezza. Resta un punto, che mi guardo bene dal disprezzare. Ma anche l’impressione di una Cremo che ha un po’ offuscato il suo senso per il risultato, quello che le ha fruttato la maggior parte dei mattoni messi insieme fin qui, soprattutto nel primo quarto di stagione.

Di positivo c’è che la pur infruttuosa impennata finale rassicura sulla tenuta fisica della squadra. Adesso inizia il ritorno, e subito con un tappone in salita. Si va a trovare la Juve, ma non sono ammessi complessi, per una Cremo che ha iniziato la stagione vincendo a San Siro. E poi abbiamo appena visto Verona e Genoa sfiorare la vittoria con Napoli e Milan. Avanti senza guardare in faccia nessuno. Il muro della salvezza viene su, ma di mattoni ne servono ancora tanti.

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