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Domenica 25 Ottobre 2020

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28 settembre 1997

Il rock alle porte del Paradiso

Le ballate americane di un ebreo al concerto di Bologna per il Congresso Eucaristico Nazionale

Il rock alle porte del Paradiso

Dylan 'dottore della fede' nella notte delle preghiere e delle chitarre

Il rock bussa alle porte del Paradiso. 'Knockin' on Heaven's Door' canta il menestrello a stelle e strisce profeta di un'epoca, di una generazione e di un genere musicale. Lo fa davanti al Pontefice in quella che è stata definita la «Woodstock della fede», la «Woodstock cattolica», il «Concerto di Bob Dylan per il Papa» o, più semplicemente, come preferiscono ricordare le autorità ecclesiastiche che l'hanno promossa, la «Veglia dei giovani e del Papa che incontrano il mondo della musica».

Un momento epocale conclusosi con un inchino: Zimmerman ha piegato il capo davanti all'uomo-simbolo del cristianesimo che guarda ai giovani. Ma il rock, la «musica del diavolo», non si è inginocchiata perchè non le si chiedeva sottomissione. «I talenti», così come li ha definiti in Santo Padre hanno fruttato.

Anche nel suo significato etimologico, il rock'n roll è nato a metà degli anni Cinquanta come genere di rottura e di trasgressione per eccellenza. Inevitabile, alla luce di questo background storico, che il concerto bolognese di ieri sera, dove davanti al Papa hanno suonato alcuni paladini della ribellione rockettara, abbia fatto discutere. Ci si chiede allora 'da che parte' sia avvenuto il cambiamento. L'analisi più verosimile è che i due soggetti abbiano dato vita a un lento quanto progressivo avvicinamento, fino a incontrarsi a metà strada.

La Chiesa ha sempre usato la musica, linguaggio universale per antonomasia, come mediatore per divulgare il proprio verbo. Le folle oceaniche di ragazzi che Giovanni Paolo II ha recentemente catalizzato al meeting parigino fanno capire quanto sia importante per il pontefice mantenere aperto un dialogo con i giovani. Le espressioni musicali a loro più gradite diventano quindi un ideale grimaldello per comunicare con questa frangia della società. D'altro canto l'evoluzione della coscienza civile ha fatto capire che il rock e i suoi adepti hanno oggi ben poco di sulfureo e non rappresentano certo un pericolo per il futuro della Chiesa.

Se è vero che proprio a Parigi il Papa ha chiesto scusa per i tanti falsi eretici bruciati sul rogo nei secoli bui dell'inquisizione, è altrettanto legittimo che si cessi di tacciare di stregoneria i moderni 'eretici' con il rock nelle vene, la chitarra in mano e qualche borchia sul 'chiodo' di pelle nera.

Il concerto di Bologna per il Congresso Eucaristico Nazionale ha regalato un'immagine destinata alla storia: l'incontro tra il Papa e Bob Dylan davanti a una platea immensa di 300 mila persone. Si era parlato moltissimo della presenza sullo stesso palco della guida della chiesa cattolica mondiale e il cantautore intellettuale ebreo che per almeno 20 anni ha rappresentato un'icona della cultura antagonista.

Nel clima di apertura di questo congresso eucaristico, di fronte allo straordinario carisma di Giovanni Paolo II, Dylan ha messo da parte riserve e rigidità e ha voluto rendere omaggio a uno dei grandi leader del mondo. Si è presentato a Bologna con l'abito delle grandi occasioni, smoking con banda argentata e cappello da cow-boy. E ha persino tolto dalla lista dei brani annunciati 'With God On Our Side' che è un atto d'accusa contro le nefandezze commesse dall'uomo in nome della religione. I brani previsti erano cinque, per motivi di tempo sono stati ridotti a tre e così lo straordinario concerto di Dylan ha offerto, 'Knockin on Heaven's Door', 'Hard Rain' e 'Forever Young'.

Fuori programma anche il secondo intervento del Papa che ha salutato la folla durante il set di Dylan. La diretta ha vissuto dell'omaggio della musica popolare al Papa.

In realtà non è mai esistito alcun contrasto tra la musica suonata sul palco e il clima del congresso eucaristico nazionale. Adriano Celentano, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Andrea Bocelli, Bob Dylan, tutti si sono messi al servizio della serata. Anche Celentano che prima ha dichiarato che «Dio non è un terribile vecchio ma eternamente giovane» poi ha proposto un balletto «stile molleggiato» di fronte al Papa che, a sorpresa lo ha chiamato a sé per un saluto. Il filo conduttore sono stati i riferimenti alla fede, primi tra tutti gli interventi del Papa: Milly Carlucci, compostissima, ha anche citato il Vangelo, il coro gospel ha cantato 'O Happy Day', Bocelli ha interpretato 'Panis Angelicus' e ha trionfato 'Nessun dorma', i ragazzi di un coro di un disco prodotto dalla Cei.

Grande successo personale per Michel Petrucciani affetto da un grave handicap fisico ma pianista di jazz tra i più granai in attività. Fino a che il Papa è stato in scena ha voluto salutare tutti gli artisti coinvolti e anche i giovani che sedevano vicino a lui e al card. Biffi.

26 Settembre 2020