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Lunedì 03 Agosto 2020

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14 luglio 1990

A piedi nudi nel porto. L'Operazione Albania

Cinquemila profughi, a bordo di quattro traghetti, sono sbarcati in Italia

A piedi nudi nel porto. L'Operazione Albania

BRINDISI — L'Operazione Albania si è chiusa con successo. Dal traghetto Espresso Grecia sono scesi 1.002 profughi albanesi, dall'Appia 1.093 e dalla Ionis 855. Nessuna cifra ufficiale, invece, per la Cefalonia Sky, che, comunque, aveva oltre 1.000 passeggeri. I traghetti sono arrivati nella prima mattinata. I profughi erano saliti a Durazzo spintonati dai militari albanesi: molti di essi indossavano soltanto pantaloncini ed erano privi di scarpe. Nessun rimpianto per avere lasciato la loro patria: «Ci sono dittatura e corruzione», hanno detto. Intanto a Tirana sono chiuse le ambasciate italiana, francese e della Rft per la pulizia dei locali e dei giardini.

Sui loro volti, sono ben visibili le conseguenze della sofferenza degli ultimi giorni, trascorsi a combattere una vera e propria «guerra» per la conquista di un posto in ambasciata. Adesso, tutto questo, è solo un ricordo. Sono stanchi, affamati, sporchi e malvestiti: sembrano appena usciti da un campo di concentramento. Ma la giornata di ieri per oltre 5.500 albanesi, sarà difficile da dimenticare. Alle 9.15, quando il traghetto «Grecia Espresso», messo a disposizione dal ministro della Marina mercantile Carlo Vizzini, salpato dal porto di Durazzo la notte prima alle 3,30 ha attraccato al molo «Seno di Levante» del porto di Brindisi, per mille profughi si è realizzato il sogno di libertà. Appena la nave è entrata nell'insenatura del porto si è levato un coro: «Italia, Italia». I primi a sbarcare sono stati gli ammalati, le donne incinte e i bambini. Tra questi c'è Patrizia, una neonata di cinque giorni.

Invece della culla, è dentro un paniere ricoperto da uno straccio che fa trasparire di poco il suo viso. La piccola viene presa in consegna dal personale della Croce Rossa che provvede al trasporto all'ospedale «Di Summa» di Brindisi.
Un'ora dopo è giunto nel porto l'altro traghetto, l'«Appia», che trasportava circa 1100 albanesi. Poi è stata la volta del «Cefalonia Sky», dello «lonis» e dell'«Orient star».

Appena sbarcati i profughi hanno ricevuto una calorosa accoglienza. Prima di tutto, si sono rifocillati presso un punto di ristoro organizzato sulla banchina da Esercito e Croce Rossa. Erano molto affamati perché non mangiavano da tre giorni.
Durante il viaggio, sono state esaurite tutte le scorte alimentari disponibili a bordo delle navi. I militari hanno distribuito caffè, acqua minerale, biscotti e diversi indumenti. Gli ammalati (due donne incinte e un uomo affetto da una colica renale, molti bambini in stato influenzale), che a bordo della nave hanno goduto dell'assistenza medica del personale della Croce Rossa internazionale, sono stati trasportati tutti all'ospedale di «Di Summa».

Ad attendere gli albanesi, c'era anche un folto gruppo di cronisti, cineoperatori e fotografi. Il prefetto di Brindisi, Giuseppe Mazzitello, nel corso di una conferenza stampa, ha espresso piena soddisfazione per la riuscita delle operazioni di «ricevimento» degli albanesi.
Tutto pronto nella vecchia base militare di Restinco, dove saranno ospitati temporaneamente gli 810 profughi che hanno chiesto asilo politico alle autorità italiane.

Appena sbarcati, i primi albanesi hanno raccontato il dramma vissuto. «Fino all'ultimo momento — sostengono alcuni profughi con voce concitata — abbiamo vissuto attimi di terrore. Al porto di Durazzo, l'esercito ci ha spinto, ignorando la presenza di persone ferite o di ammalati. Le operazioni di imbarco, in un primo momento, si sono svolte senza difficoltà perché venivano imbarcati a gruppi, poi sono arrivati sei o sette pullman insieme e si è creata la ressa».

I profughi, nonostante la stanchezza permetta a malapena di reggersi in piedi, rispondono senza difficoltà alle domande dei giornalisti. Le testimonianze di quegli indimenticabili giorni di assedio alle sedi diplomatiche sono «terribili». «All'esterno delle ambasciate — sostiene Artan Vibio, 33 anni, di Tirana — e' è stata una vera e propria guerriglia con decine di feriti e centinaia di arrestati. La polizia ha caricato senza pietà tutti coloro che cercavano rifugio nelle ambasciate di Tirana».

Intanto ieri mattina, alle 11,30, è partito il primo treno (composto da dodici carrozze) dalla stazione marittima delle Ferrovie dello Stato, con circa 840 esuli albanesi, per trasportarli nella Repubblica federale tedesca. Alle 12,20 è partito un altro convoglio con 400 passeggeri e due carrozze, contenenti generi alimentari e attrezzature varie, che si è accodato al treno precedente. Un gesto di solidarietà per i profughi è giunto dalla Sicilia dove i sindaci di alcuni Comuni di origine albanese hanno offerto tutta la loro disponibilità per ospitare gli esuli.

13 Luglio 2020