il network

Martedì 07 Aprile 2020

Altre notizie da questa sezione

Blog


3 febbraio 1952

Al Torrazzo di Cremona

di Leonida Bissolati

Al Torrazzo di Cremona

la poesia di uno dei più insigni figli

Nell'intento di rievocare quanto di ispirazione ha fornito Cremona a poeti e scrittori, siamo ben lieti di pubblicare, come primo esempio di tale attività, la poesia di uno dei più insigni figli che la generosità dell'animo espresse in ogni campo ed anche nella poesia.

Al Torrazzo di Cremona
di Leonida Bissolati

Mitra somiglia sovrapposta ad elmo
la guglia biancheggiante sui ferrigni
merli: sembri guerrier bendato a schermo
d'infule sacre.

Della tua giovinezza, i vigorosi
tempi ricordi, o mio gigante antico?
non mitra allor, non infule: de' merli
la tua corona

bruna, spiccava nell'azzurro cielo.
A vagheggiare le divine paci
lassù, lassù tu l'alme non rapivi
de' riguardanti:

ma la bieca disfida e la minaccia
da te spirava: intento all'orizzonte
«guerra» tuonavi, al luccicar lontano
d'aste nemiche.

Ai tuoi piedi mescean, tumulto o pugna
i cittadini, e tu con lor pugnavi.
O bello quel tuo popolo gagliardo
ebbro di vita!

Ma un giorno li discinsero la spada
e la croce t'imposero: da torre
tramutato tu fosti in campanile.
Fatto ministro

dell'officiante, i canonici gravi
alle preci chiamasti, o via per l'aria
diffondesti il dolor delle agonie.
Eppur mi dici

vecchio gigante: deponesti allora
le passioni mondane e i giovanili
impeti? Dimmi: da quel dì obliasti
la fiera storia

del tuo Comune a Cesare ed a Pietro
a vicenda ribelle; de' Comuni
italici la storia, vendicanti
il lor diritto?

Ed or mentre la gelida t'avvolge
nebbia invernale, o de l'estiva luna
ti circonfonde il raggio e t'accarezza
femminilmente

che rimugini tu nel tuo cervello
antico? pensi che sei tutto solo?
che più non vi ha chi ti comprenda, niuno
più v'ha che t'ami?

Pensi ch'estraneo sei fra questa gente
che a' piedi ti formicola obliosa
de' tuoi merli guerrieri e schernitrice
persin del cielo

dall'aureo tuo pinnacolo additato?
Oh no, non dirti solo. A frotte salgono
e scendono per le tue viscere i bimbi
con folli risa 

empiendo il corpo tuo di calda vita.
E turbinante nell'estivo sole
che i candid'archi tuoi tinge morendo
di rosea luce,

a torme a torme le rondini tessono
voli rapidi audaci intorno a te,
e nella gioia della corsa gittano
acute strida.

Vivi ai bimbi e alle rondini, o gigante.
Che vai viver coll'uomo? Ei ti die l'elmo
e la mitra: ti dan rondini e bimbi
sorriso eterno.

LEONIDA BISSOLATI

02 Febbraio 2020