il network

Mercoledì 19 Febbraio 2020

Altre notizie da questa sezione


22 gennaio 1969

Curiosa storia di geni e personalità che hanno lasciato Cremona

Non è un fenomeno solo d'oggi la fuga dei cervelli dal cremonese

Curiosa storia di geni e personalità che hanno lasciato Cremona

Molti, in tutti i tempi, sono stati i «cervelli» cremonesi costretti, per le più svariate ragioni, a cercare fortuna o sfogo per le loro capacità ed ambizioni oltre i confini della nostra città e della nostra provincia. Citiamo, qui di seguito, quelli che ci vengono a mente: un elenco, dunque, che non ha la pretesa di essere completo, ma che vuol semplicemente testimoniare come troppo spesso il genio cremonese, fertile come pochi altri, abbia dovuto emigrare, dando il proprio frutto a quella che non è terra natale.

Nel campo ecclesiastico ricordiamo Nicolò Sfondrati, divenuto Papa nel 1590 col nome di Gregorio XIV; e Gerolamo Vida, vescovo di Alba ed una delle figure di maggior spicco nel Concilio Ecumenico di Trento. Tra i letterati nome celebre è quello di Benedetto Lampridio, vissuto a cavallo tra il quindicesimo e sedicesimo secolo, dottissimo nella lingua latina che insegnò a Roma e Padova. Nella matematica toccò a Guido Grandi, nato in Cremona nel 1611, illustrare il nome della nostra città in Toscana.

Non mancano, nel «curriculum» cremonese, gli esploratori: primo fra tutti quel Fra' Bartolomeo da Cremona che si recò nel 1253 in Asia centrale, visitando i Tartari ed i Mongoli ed aprendo praticamente, primo europeo, le strade dell'esplorazione dell'Oriente misterioso. Né è da sottacere, l'opera più recente di Cesare Calciati.

Uno dei campi in cui il genio cremonese maggiormente rifulse fu quello della medicina: anche qui, purtroppo, molti dei massimi esponenti cittadini dovettero cercare fama e possibilità di agire lontani dal Torrazzo. Ricordiamo, tra gli altri, Gaspare Aselli (1581-1626), che dopo essere stato chirurgo in Milano, divenne chirurgo primario nell'esercito di Spagna: Realdo Colombo (sec. XVI), anatomista insigne e docente universitario a Pavia, Pisa e Roma; Gaspare Cerioli (1784- 1865), da molti considerato lo scopritore della nicotina; e ancora Paolo Valcarenghi, che nel 1700 fu docente universitario a Pavia.

Tra gli ingegneri valga un solo nome: Bartolomeo Gadio, architetto militare degli Sforza, ed artefice massimo del Castello Sforzesco di Milano.

Molti furono i patrioti che, affascinati dalla figura di Garibaldi e dall'amore per l'Italia libera, non trovando nella nostra città sufficiente rispondenza alle loro aspirazioni, seguirono l'Eroe dei due Mondi nelle più rischiose imprese: i più celebri furono Giovanni Cadolini, che col grado di colonnello fu Capo di Stato Maggiore di Garibaldi, Pietro Ripari, Giuseppe Guarneri detto Zanetti, al quale il generale cedette per qualche anno l'isola di Caprera.

Un salto indietro nel tempo ci permette di parlare del giureconsulto Alfeno Varo, che nel VII secolo, nativo di Cremona, operò prevalentemente in Roma. Le «Pandette» di Giustiniano attinsero abbondantemente all'opera di Varo.

Nel campo dei geografi ricordiamo Arcangelo Ghisleri, che agì a Bergamo, e, sia pure di minore importanza, Nicola Vacchelli, che espletò la sua opera a Firenze.

Molti gli uomini politici che giunsero alle più alte cariche: ministri furono, ad esempio, Pietro Vacchelli, Leonida Bissolati ed Ettore Sacchi. Il più recente ministro è stato il sen. Ennio Zelioli Lanzini.

I pittori furono emigranti per eccellenza: troppi i loro nomi per essere ricordati tutti. Valga il ricordo dei Bembo che, trasferiti a Milano, diedero una svolta indelebile alla pittura lombarda.

Tra i musicisti il più grande esempio viene da Monteverdi, operante dapprima a Mantova presso i Gonzaga e successivamente a Venezia. E, ancora, Amilcare Ponchielli. Legati alla musica, i cantanti: valga per tutti il nome di colui che fu forse il più grande cantante lirico cremonese: Cremonini. Ricordiamo anche Basiola e Protti.

Vogliamo concludere con un nome non molto noto, ma che ci ricorda un piacevole episodio: stavamo leggendo un volumetto spagnolo, «Momentos estelares de Espana», edito a Madrid qualche anno fa. Ad un certo momento l'occhio ci cadde sulla frase (scritta in uno spagnolo tanto trasparente da non necessitare di traduzioni) «Los màs expertos sabios de su tempo: Domingo Gundisalvo, et filòsofo: Juan de Sevilla, Gerardo de Cremona, arabista formidable... ». E più avanti: «Solamente Gerardo de Cremona se tradujto en Toledo mas de setenta libros de filosofia, astronomia, geometria, medicina, fisica, alquimia y geomancia». Gherardo da Cremona, considerato il più grande traduttore dall'arabo del suo tempo. All'estero, e comunque al di fuori della nostra provincia, il nome dei cremonesi è conosciuto ed apprezzato. Vien logico chiedersi: cosa sarebbe Cremona se avesse potuto disporre di tutti i suoi figli?

Luciano Dacquati

21 Gennaio 2020