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Domenica 27 Settembre 2020

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24 novembre 1951

Il ponte di Rivolta d'Adda sta per crollare

La grande alluvione del 1951

Il ponte di Rivolta d'Adda sta per crollare

Un barcaiuolo, accortosi delle prime fenditure, ha posto agli imbocchi dei tronchi d'albero per sospendere il traffico e ha salvato così molte vite

Il ponte di Rivolta d'Adda sta lentamente ripiegando su se stesso; piano piano, i due tratti di strada sovrastanti le arcate comprese tra il terzo e il quarto, e il quarto e il quinto pilone del ponte nuovo stanno ripiegando uno sull'altro come pagine di un immenso libro. Sotto di essi, ad alcuni metri, scorre il fiume, con l'acqua brillante, trasparente, di un verde - azzurro intenso, pronta ad accogliere la grande massa.

Il ponte di Rivolta avrà una lunghezza di 150 metri ed è diviso in due parti distinte: una costruita 500 e più anni or sono, l'altra che ha solo un anno e mezzo di vita e che ha sostituito una costruzione risalente al 1889. Fino ad un secolo fa l’Adda gravitava principalmente sulla sponda cremonese e fino ad allora il vecchio ponte quattrocentesco costruito su solidi piloni di pietra era stato sufficiente alle necessità; costruzione di proprietà del Comune di Rivolta, il Comune doveva pensare alla sua manutenzione e per poter far fronte alle spese continue, necessarie per mantenere un ponte simile in efficienza, aveva imposto il pagamento di un pedaggio. Fino ad alcuni anni or sono, una bicicletta pagava 20 centesimi, un'auto una lira e così via. Ma circa un secolo fa accadde a Rivolta quello che si dice stia facendo oggi il Po nel Polesine: in seguito ad una grande piena mutò il suo corso ed il cosiddetto «canale» si spostò dalla sponda cremonese a quella milanese; avvenne così che praticamente il fiume scorreva ormai molto al di là del ponte e che nei momenti di secca la vecchia costruzione sovrastava solo un letto asciutto e pieno di sassi.

Per molti anni Rivolta fu priva di una diretta comunicazione stradale con la sponda milanese, con grave disagio di tutta la cittadinanza in quanto, trovandosi Rivolta proprio al confine col territorio della metropoli, la sua vita gravita unicamente su Milano. Per molti anni le due sponde furono unite da un servizio di traghetti; poi finalmente, nel 1889, venne inaugurato il ponte nuovo. Una costruzione nettamente in contrasto con quella vecchia.

Tre anni or sono venne decisa la ricostruzione di tutta la parte nuova del ponte.
Un paio di mesi dopo la sua inaugurazione, il ponte presentò i primi danni, tanto che venne deciso di vietare il transito dei veicoli più pesanti; alle autocorriere ad esempio, che passano in gran numero dirette a Milano, venne ordinato di far scendere i passeggeri all'imboccatura del ponte e di farli passare a piedi fin sulla sponda milanese. Quest'ordine, osservato in un primo tempo, era passato negli ultimi mesi in disuso. Il ponte resisteva, e l'uomo, si sa, è fondamentalmente ottimista.

Ma che l'ottimismo sia a volte sconsigliabile, l'ha dimostrato l'altra mattina il ponte di Rivolta. Fra le sei e le sette transitarono su di esso sette autocorriere; notarono passando che si verificava un traballamento insolito, ma non diedero peso alla cosa. Alle sette sul ponte passò Cecco, un vecchio barcaiolo, una bella figura di nonno caro a tutto il paese, che notò nella massicciata le prime crepe e la prima inclinazione che faceva appoggiare tutta la costruzione sulla destra. Il vecchio Cecco si fermò all'imboccatura del ponte, l'ostruì con dei tronchi ed attese pazientemente due pullman che, carichi di operai diretti alle fabbriche dei milanese, stavano per passare; quando giunsero li fermò, poi andò in paese a dare l'allarme.

E il ponte cominciò la sua agonia. Dopo quella prima inclinazione sulla destra, la direzione del franamento mutò e nella strada sì formò una vera e propria conca. Il pilone centrale sprofondava lentamente nel letto del fiume e con ciò un tratto di ponte lungo una quindicina di metri sta ripiegando su se stesso e si sta chiudendo come le pagine di un libro.

23 Novembre 2019