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Domenica 20 Ottobre 2019

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8 ottobre 1980

Ponchielli direttore di banda a Piacenza

Ponchielli direttore di banda a Piacenza

Dal maggio del 1861 al luglio del 1864 il maestro e direttore della «Banda Civica» di Piacenza fu nientemeno che Amilcare Ponchielli, colui che, più avanti negli anni avrebbe creato l’intramontabile “Gioconda”. La sua permanenza in quella città venne contraddistinta dalla attività direttoriale e dalla esecuzione, in prima assoluta e abbastanza burrascosa, di una delle opere giovanili: «Roderico re dei Goti». Essa veniva dopo «I promessi Sposi» (l’esordio quale compositore) destinata  invece al successo.

Proveniente da una modesta famiglia, potè conseguire l’«Assolutorio» nel 1834 grazie all'intervento generoso e intuitivo del nobile Giovanni Battista Jacini di Casalbuttano, il quale provvide a fargli ottenere un posto gratuito al Conservatorio di Milano.

Tornato da Milano si stabilisce a Cremona dove vanta buone amicizie, fra cui quella fraterna del pittore Vespasiano Bignami e la considerazione e l’appoggio di Ruggero Manna, maestro di cappella della cattedrale e direttore del «Concordia» (oggi “Ponchielli”).

Da qui al momento della sua andata a Piacenza si apre un travagliato periodo in cui il giovane Amilcare deve faticare molto per far fronte a tutte le alterne vicende di luci e di ombre.

Ma è proprio nel frangente di delusione e sconforto che apprende che viene bandito a Piacenza il concorso di «Capo musica presso la Banca Civica». Lo stipendio annuale era di 1.800 lire, durata 3 anni. Aveva bisogno di quel che oggi chiameremmo un «posto sicuro». E lo superò splendidamente.

Trasferitosi a Piacenza con il padre rimasto solo, Ponchielli deve vedersela anche con le cure familiari, come scrive all'amico pittore cremonese: «D’ora innanzi le mie cure saranno rivolte ad una pignatta da schiumare, al fuoco da attizzare, all'acqua ecc. Vagheggio anche l’idea di scopare. Ah sì! Attendere alle cure famigliari è una grande compiacenza…»

Inconsuete fatiche, necessità incombente di far quattrini. Per questo nel luglio successivo alla sua elezione a «Maestro capo musica» egli faceva inserire a pagamento nel giornale piacentino «Il Paese» questo annuncio: Amilcare Ponchielli, capo Banda della Guardia Nazionale offresi a dar lezioni di cembalo canto e composizione, in strada della Beverora al numero 17».

Passa un anno, la sua giornata non ha subito mutamenti, quando gli capita sul capo la tegola del disastroso esito del suo «Roderico re dei Goti»  rappresentato per la prima volta al Municipale di Piacenza il 26 settembre 1863. I mesi seguenti sono senza dubbio i più tristi e affannosi. Il padre malato e la mancanza di lavoro da svolgere lo gettano nell'apatia.

Ma finalmente la Giunta Municipale di Cremona, che aveva stabilito di riformare la locale Banda Municipale, decide di «richiamare in patria il concittadino maestro di musica signor Amilcare Ponchielli per affidargli la istruzione e la direzione del Corpo musicale in servizio della Guardia Nazionale, verso l'annuo corrispettivo di lire italiane 2.000».

Il posto è sicuro, ma non è che lo allieti molto. Si confessa con l’amico e dice che «il soldo più lucroso» non può scacciare la malinconia. Perché? Basta questa frase: «Il mio pensiero fisso, l’unica mia volontà di lavoro si converge sul teatro. Vorrei trovarmi in un sito animato, vorrei scrivere un’opera, vorrei nutrire una speranza di poterla dare».

Siamo nel 1864. La «Gioconda» è ancora lontana. Ma verrà: e sarà immortale.

07 Ottobre 2019