Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

5 maggio 1994

Scoperti alcuni scritti dello scrittore inglese Charles Dickens di passaggio a Cremona tra il 1844 e il 1845

Come l'autore di 'David Copperfield' ha visto la città del Torrazzo

Annalisa Araldi

Email:

aaraldi@publia.it

05 Maggio 2020 - 07:00

Scoperti alcuni scritti dello scrittore inglese Charles Dickens di passaggio a Cremona tra il 1844 e il 1845

Charles Dickens è stato nella città del Torrazzo.

L'autore di Il circolo Pickwick, di Oliver Twist, di Racconti di Natale, durante il suo viaggio in Italia, durato un anno tra l'estate del 1844 e quella del 1845, è passato da noi.

In ossequio a quella che è poi stata definita la tradizione del Grand Tour, vale a dire quell'abitudine dei letterati inglesi d'Ottocento di calare in continente per un «giro» tra i paesi d'Europa oltre Manica, anche Dickens lascia le perfide nebbie d'Albione e i suoi pettinatissimi prati, il fair play britannico e il manierismo unilaterale di quella società per un tuffo nell'anticonformismo italiano, cromatica e picaresca comunità di mediterranei, gente di «sogno» e di «bisogno».

Le impressioni dickensiane del suo anno in Italia (note sotto il titolo di Pictures from Italy fin dal 1846, anno della pubblicazione in volume, dopo che erano apparse in sette puntate sul quotidiano londinese Daily News), recano infatti un primo appunto sulla nostra città.

Appunto assai fuggevole, per la verità, là dove Dickens, intervallando il suo «sogno italiano» con una puntata in Svizzera attraverso il Sempione, transitando da Verona a Mantova alla volta di Milano, sosta a Cremona, forse per un sol giorno, forse per due, ma non oltre.

Ma ecco la cronaca d'avvicinamento. Dickens lascia Mantova.

«Alle sei di mattina eravamo già in cammino. I campanelli attaccati ai finimenti dei cavalli tintinnavano al buio entro la fredda umida nebbia che copriva la città... ».

La strada per Milano passa per Bozzolo («... minuscolo stato indipendente un tempo e ora tra le città più squallide e afflitte dalla miseria. Qui il padrone della locanda stava distribuendo monetine di rame a un clamoroso stuolo di donne e di bambini dagli abiti cenciosi che svolazzavano al vento e alla pioggia fuori la porta, dov'erano raccolti per ricevere la carità»).

Ed eccoci a Cremona.

«La strada continuò ad allungarsi tutto quel giorno e il successivo in mezzo alla nebbia, al fango, alla pioggia tra vigne basse. Il primo luogo in cui si poté dormire fu Cremona, memorabile per le cupe chiese di mattoni e l’altissima torre, il Torrazzo, a non dir nulla dei violini che certo non produce più in questi tempi degeneri».

Non addebitati, né addebitabili alla città di Cremona, s'intende, ma i tempi erano di fatto degeneri (tra povertà di popolo, disunità del Paese, problemi d'epoca ed epoca dei problemi), ma non tali d'aver annientato, come Dickens crede, il vanto planetario della nostra liuteria.

Quanto alle chiese cupe, il britannico scrittore non ha tutti i torti. La lettera che Dickens ha scritto all'amico Douglas Jerrold, da Cremona, durante il succitato viaggio, fu scritta il 16 novembre 1844. Se aveva visitato le nostre chiese quel giorno, o nei giorni immediatamente a ridosso, certo non aveva potuto farlo in presenza della proverbiale luce italiana.

«Mio caro Jerrold (scrive Dickens in quel fosco novembre cremonese) se mezza pagnotta è meglio di niente, spero che anche questo mezzo foglio di carta che ti arriva da chi è sinceramente desideroso di restare nella tua memoria e amicizia sia meglio che non scriverti affatto».

«Il posto da cui ti scrivo dovresti conoscerlo: è famoso per i violini, o almeno lo era». Il dubbio che di violini a Cremona non se ne facciano più non lascia il nostro estemporaneo e ottocentesco visitatore. «Attualmente, qui intorno, non ne vedo nessuno. In compenso c'è un'intera strada di calderai poco distante dalla locanda, che battono in modo così dannatamente irregolare che poco fa, dopo mangiato, ho temuto per un attimo di avere le palpitazioni al cuore». «Raramente mi sono sentito più sollevato che dopo essermi reso conto che il battito non proveniva dal mio interno».

Benedetto Dickens! D'accordo che un'orchestra di grondaie non fa musica ma rumore, così come una scenografia di fienili non fa un dramma pastorale (ma non imbastiremo un controparagone, chiamando in causa la tradizione teatrale inglese).
Forse che l'avesse con noi, quell'amato ma un po' scontroso e spigoloso scrittore britannico?  

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi