Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

LA NOSTRA STORIA

Ezzelino: la leggenda nera del ‘tiranno’ che Dante mette all’Inferno

Nel Primo Girone del settimo Cerchio è tra i violenti contro il prossimo

Fulvio Stumpo

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

29 Maggio 2013 - 15:28

Ezzelino: la leggenda nera del ‘tiranno’ che Dante mette all’Inferno
In onore degli alpini di Romano di Ezzelino, ospitati di recente a Soncino, il borgo è gemellato con il paese del ‘tiranno’, ecco la storia, o parte della storia, di Ezzellino da Romano, anche alla luce dei nuovi studi soncinesi e ricordando che le fonti, spesso, sono di parte, e non sempre dunque sono oro colato, come si suol dire. Dante mette Ezzelino all’Inferno, recupera il notaro Pier delle Vigne ma è implacabile con il da Romano. In effetti se su Pier delle Vigne una qualche operazione di riabilitazione si poteva tentare, poco o nulla Dante ha potuto fare sulla reputazione di Ezzelino III da Romano, ‘tiranno crudelissimo e sanguinario’, certo descritto con queste caratteristiche soprattutto da cronisti e storici pagati dai pontefici medievali, di cui Ezzelino era fiero nemico, ma la sua fama era tutt’altro che immeritata: ancora oggi nella marca trevigiana di cui era signore, e nella stessa Soncino dove è morto circolano su di lui fosche leggende. Nel borgo cremonese da anni studiosi e appassionati cercano la tomba, scrivono libri, elaborano teorie sulla sua morte e sul suo carattere. Nelle sue terre di origine si cerca di ‘recuperare’ la sua reputazione (il comune, lo ricordiamo, ancora di nascita Romano di Ezzelino è gemellato con Soncino, a sottolineare che nonostante la reputazione Ezzelino fu, ed è un personaggio). Ma sta di fatto che il...recupero del tiranno è difficile. Si racconta di migliaia di prigionieri massacrati senza ragione, di fanciulli torturati e accecati, di mega prigioni dove venivano accatastati migliaia di nemici. Dante, dunque, non potè fare altro che condannarlo all’Inferno senza appello, nel ‘violenti contro il prossimo’, nel canto XII, nel Primo Girone del Settimo Cerchio: Ezzelino sconta i suoi peccati immerso nel sangue bollente. Il centauro Nesso lo indica a Dante con i versi: «E quella fronte c’ha ’l pel così nero è Azzolino». Una descrizione che lo rende ancora più fosco, quel ‘pel così nero’ colpisce e sembra riassumere perfettamente l’esistenza di questo ‘tiranno’, nemico dei papi ma anche nemico di Cremona guelfa.

La sua storia infatti si interseca con due grandi cremonesi: Buoso da Dovara e Oberto Pallavicino. I due erano ghibellini scomunicati, ma per una serie di alleanze e inimicizie così cangianti che sarebbe lungo descrivere si ritrovarono a combattere per i guelfi, ai quali per convenienza politica andavano bene anche due personaggi simili. La battaglia decisiva si combatte a Cassano d’Adda alla fine di agosto del 1259 (Federico II è morto già da 9 anni, e il suo impero è nel caos). Ezzelino cerca di prendere Milano ma non ci riesce, torna indietro cerca di superare l’Adda ma tutti i guadi e i passi sono bloccati dalle forze nemiche, potrebbe ritirarsi, come gli suggeriscono i suoi consiglieri, ma non è da Ezzelino che ingaggia la lotta. Lo scontro è lungo e sanguinoso, il 'tiranno' viene sconfitto, ferito e in catene viene preso in custodia proprio dai cremonesi Buoso e Oberto. I due lo trattano bene e lo portano nella rocca di Soncino, lo fanno curare dai medici. Ma secondo una leggenda è furibondo per la sconfitta, rifiuta il cibo e nella notte si apre con le sue stesse mani le ferite per farle sanguinare e morire. Suicidio? Non è chiaro. Sta di fatto che Dante non lo pone tra i suicidi ma tra i violenti (forse la sua fama di violento fece passare in secondo ordine le modalità della morte). Buoso e Oberto lo fanno seppellire a Soncino: «Ma senza alcun rito religioso, in un luogo non consacrato; un luogo che, trattandosi di un uomo pericoloso, fu tenuto segreto e segreto rimase nei secoli: nessuno ne ha più trovato traccia. Ma tutto ciò è soltanto leggenda, anzi ‘leggenda nera’. Ai vincitori non parve vero di poter consegnare ai posteri l’immagine di un uomo sconfitto e disperato, che pone fine alla sua vita dilaniando le proprie carni come un cane rabbioso che lancia, da eretico pertinace, la sua ultima sfida a Dio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La curiosità
Dante Alighieri riserva particolare interesse a Cremona. Il grande fiorentino la cita nelle sue opere (cosiddette ‘minori’): il De Vulgari Eloquentia e l’Epistole. Nella sua più grande realizzazione, la Divina Commedia, non la nomina direttamente, ma pone all’Inferno uno dei personaggi più famosi: il signore di Cremona Buoso da Dovara. Dante mette la città del Torrazzo al pari delle altre grandi potenze, culturali, politiche e militari che all’epoca caratterizzavano l’Italia frammentata dalle signorie. Eppure il ‘sommo poeta’ ha già il concetto di Italia come paese. Tant’è che cita per la prima volta Cremona proprio nel De Vulgari Eloquentia, vale a dire nel trattato con il quale si analizza per la prima volta nel nostro Paese il problema della lingua unitaria. Nelle Epistole Cremona viene citata in quanto coinvolta nelle guerre tra i liberi Comuni d’Italia e l’Impero.
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi