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CREMA: MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

Morte di Sabrina, il Gup: "Solo indizi, verosimile la versione di Pasini"

Elisa Mombelli: "Senza il corpo non è stato possibile stabilire la causa del decesso"

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

26 Gennaio 2022 - 14:04

Morte di Sabrina, il Gup: "Solo indizi, verosimile la versione di Pasini"

Sabrina Beccalli e Alessandro Pasini

CREMA - La premessa: "L’indagine è stata viziata da un clamoroso errore verificatosi nelle sue fasi iniziali" . L’errore di aver "sfortunatamente" scambiato i resti di Sabrina Beccalli per "una carcassa animale in gran parte (il 65% ) buttata in un inceneritore per smaltirla". E su quei circa 921 grammi di frammento ossei recuperati dopo il clamoroso abbaglio, "va subito liberato il campo da qualsiasi illusione che si possa addivenire ad una causa della morte". Il gup Elisa Mombelli parte da qui per spiegare, nelle 39 pagina di motivazione della sentenza, perché non sia stata raggiunta la prova, "oltre ogni ragionevole dubbio" che la notte di Ferragosto del 2020 Alessandro Pasini uccise, aggredendola, l’amica Sabrina, con cui ci provò a fare sesso, incassando un rifiuto. Il 29 ottobre scorso, l’uomo è stato condannato a 6 anni di reclusione per aver bruciato il cadavere di Sabrina nella Fiat Panda di lei abbandonata nella campagna di Vergonzana, e il danneggiamento dell’auto.

L'INCONTRO

E’ pacifico che su richiesta di Sabrina, alle quattro del mattino i due si incontrarono per sniffare cocaina nella casa, in via Porto Franco. Era l’appartamento di Susanna, l’ex fidanzata di Pasini, in quei giorni in vacanza al mare. Agli inizi di agosto lei lo aveva lasciato, ma Alessandro aveva ancora il mazzo di chiavi. E’ pacifico che Sabrina facesse uso di droga e di psicofarmaci. E che quella sera avesse bevuto molto, come hanno riferito i testimoni che l’hanno incontrata nei bar. Sabrina "non si reggeva in piedi".

COSA ACCADDE QUELLA NOTTE?

La verità di Pasini. "Abbiamo consumato droga, tutte e due cocaina, io anche eroina. Ho tentato di avere un rapporto sessuale con Sabrina, non ci sono riuscito, mi sono mezzo addormentato, sono mezzo svenuto. Sono stato svegliato da un rumore. Sono andato in bagno, Sabrina era riversa sulla vasca da bagno, il naso e la bocca ricoperti di sangue. Era priva di sensi. Percorrendo il corridoio che dalla camera da letto porta al bagno, ho visto delle macchie di sangue per terra e sul muro, mentre il mobile della lavanderia era caduto per terra". Preso "dal panico", Pasini caricherà il corpo di Sabrina sulla Fiat Panda di lei, auto poi abbandona nei campi di Vergonzana, la sera tornerà e appiccherà il fuoco. Pasini lo riferì durante l’interrogatorio di garanzia, "quando ancora non poteva sapere gli esiti degli accertamenti in corso", evidenzia il gup. E non ha mai cambiato versione.


Secondo la Procura e gli avvocati di parte civile, Pasini quella notte aggredì con violenza Sabrina. Gli indizi? Una piccola frattura rilevata in un frammento di mandibola destra. I medici legali messi in campo da accusa e parte civile da un lato, e dalla difesa dall’altro, hanno dato versioni diverse, ma per il gup, l’una non esclude l’altra. Tra gli indizi rilevanti per la Procura, c’è il sangue trovato nell’appartamento. "Sabrina è morta per una emorragia cerebrale conseguente ad un trauma cranico", la ricostruzione dell’accusa e della parte civile, secondo cui quella notte Pasini rincorse Sabrina in corridoio o sino al ripostiglio. L’aggredì, le prese la testa, gliela sbatte contro la parerte del corridoio o contro il termosifone nel ripostiglio. Ma "il quadro indiziario è pieno di elementi suggestivi", scrive il gup Mombelli.

LE MACCHIE SUL RIPOSTIGLIO

Tre schizzi "che, in quanto tali, non appaiono coerenti con l’ipotesi che l’accusa vuole sostenere, di un’aggressione violenta e reiterata di natura contusiva che invero, per come prospettata, avrebbe ragionevolmente comportato più ampi e grossolani imbrattamenti". Non solo. "Si osserva ulteriormente come sul termosifone del ripostiglio - contro cui secondo la ricostruzione offerta dalla parte civile, la Beccalli sarebbe stata bruscamente scagliata – non siano stati rinvenuti né imbrattamenti ematici né, tantomeno, segni di dilavazione".

Il "pericoloso" mix di droga, alcol e psicofarmaci

"L’ipotesi per cui la Beccalli, dopo aver consumato cocaina insieme al Pasini, possa aver accusato, per effetto del pericoloso mix di sostanze alcoliche e stupefacenti e di psicofarmaci assunto, un malore farmaco indotto non pare meramente astratta". Dunque, per il gup "non è inverosimile" che quella notte, "la Beccalli, accortasi, mentre ancora si trovava a letto, di perdere sangue dal naso, per effetto di epistassi da cocaina sniffata in soggetto aduso alle assunzioni di tale sostanza e quindi, con fragilità e diatesi emorragica della mucosa nasale, si sia a fatica portata in bagno e che, in ragione delle precarie condizioni psico-fisiche in cui versava e di un malore potenzialmente in atto, abbia perso l’equilibrio, cadendo di preso in avanti, impattando con estrema violenza l’emivolto destro contro il bordo della vasca", la caduta a peso morto ed il violento urto contro il bordo della vasca potrebbero quindi essere stati la causa di quella frattura alla mascella e alla mandibola destre. Le tracce di sangue rilevate sulla parete e sul pavimento del corridoio "sono compatibili con il transito della Beccalli che, durante il movimento probabilmente incerto e barcollante alla ricerca del bagno, in una casa a lei sconosciuta ed in uno stato di equilibri precario, potrebbe essersi appoggiata al muro con le mani sporche di sangue per effetto dell’epistassi in corso che, istintivamente, aveva cercato di tamponare proprio con le mani".

Il grido di aiuto

Alle cinque del mattino, una vicina di casa sentì un urlo. "Aiuto, aiuto, no". La voce era quella di una donna, "sofferente e strozzata". Tra "aiuto, aiuto" e il "no" passò una frazione di secondo. In quella richiesta di aiuto, la Procura e la parte civile hanno letto "la volontà di Sabrina di far cessare la condotta una condotta aggressiva in suo danno". Contro osserva il gup che se Sabrina, come ha ipotizzato l’accusa, fosse stata davvero rincorsa in corridoio e colpita più volte, "le urla sarebbero state ripetute e ben più insistenti". Il comportamento successivo tenuto da Pasini, è "indubbiamente censurabile".

Per l’accusa, bruciò il corpo per eliminare le tracce dell’omicidio. Pasini l’ha spiegata così. "Se fosse successo a casa mia, avrei chiamato dicendo che era stata male una ragazza, ma ero a casa di Susanna, mi è preso il panico. Avevo paura che Susanna sapesse che ero stato con Sabrina a consumare droga nella sua casa, perché Susanna è il mio equilibrio. Erano due settimane che stavo esagerando con la droga e arrivavo da un periodo in cui non toccavo niente. Sono andato in panico".

Il panico

Il 14 agosto, Pasini scrisse una mail a Susanna, promettendole che non si sarebbe drogato pià. Ma vi è di più. "Panico", perché vent’anni prima, Alessandra, la compagna che gli diede un figlia, morì uccisa da una overdose. "Di quel doloroso episodio, molte persone, tra cui Susanna, mi hanno ritenuto responsabile nonostante alla morte di Alessandra io fossi in una comunità terapeutica a Pontevico", ha spiegato Pasini in una memoria difensiva di luglio. "Panico", perché temeva che l’ex fidanzato di Sabrina potesse ritenerlo responsabile. E’ Alfio Scimonelli, l’uomo che esattamente un mese prima, il 15 luglio, "per gelosia" accoltellò un suo rivale in amore (il processo è in corso). Scimonelli è in carcere da allora. "Scimonelli è un tipo violento, da sempre ossessionato dalla gelosia per Sabrina". Il 18 agosto Pasini fu portato in carcere a Cremona. C’era già Scimonelli. Varcata la soglia di Cà del Ferro, alla polizia penitenziaria Pasini lo disse subito: "Io di quello ho paura". Tanto che fu trasferito immediatamente in un latro carcere. Una verità, quella di Pasini, che il gup Mombelli ritiene "plausibile, pur non intendendosi scusare in alcun modo il suo deplorevole agito", il suo comportamento, "pur gravissimo e indubbiamente censurabile".

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