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2 gennaio

Lettere al Direttore

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aferrari@laprovinciacr.it

02 Gennaio 2018 - 12:26


Ne parlo con...

Un’italia confusa al voto perchè non pensare ad un governo a tempo di grande coalizione?
Egregio direttore,
la Costituzione, le leggi, la prassi sono stati i punti di riferimento indicati da Paolo Gentiloni durante la conferenza che tradizionalmente chiude l’attività di governo di fine anno. Si riferiva evidentemente a ciò che l’esecutivo da lui presieduto e tutte le altre istituzioni repubblicane faranno nei prossimi mesi, sino a quando entrerà in carica il governo espressione della già indetta consultazione elettorale. A questo punto mi chiedo: ma quale tipo di governo si potrà ipotizzare dopo il voto del 4 marzo 2018? Mi verrebbe quasi da dire: si accettano le scommesse. La realtà che stiamo vivendo, con le prevedibili ricadute sul sentire più profondo della gente, la tentazione generalizzata di starsene fuori e di non andare a votare, lo starnazzare di quasi tutte le forze politiche che cercano l’appoggio degli elettori con promesse di un reddito dai nomi diversi e, in contemporanea, dalla mancanza delle risorse necessarie per garantirlo, portano ad immaginare uno scenario a dir poco incerto.
Mentre scrivo queste righe non conosco quanto Sergio Mattarella dirà nel saluto di fine anno, anche se sono certo che la sua conclusione sarà un appello alle forze politiche perché la smettano di scannarsi a vicenda. (...)
Io mi azzardo a fare una mia proposta, non so quanto in linea con la costituzione, con le leggi e con la prassi. Perché non si potrebbe pensare ad una grossa coalizione (vorrei quasi dire coalizione totalitaria) per un tempo concordato, con un programma concordato, con il coinvolgimento del Parlamento, delle forze sociali del Paese e delle teste migliori che certamente non mancano?
Alessandro Bertoni
(Pieve d’Olmi)

IN ZONA VIA GIUSEPPINA
TANTI CHIUSINI SPORGENTI SONO MOLTO PERICOLOSI
Signor direttore,
mi permetta di segnalare tramite il suo quotidiano la presenza di numerosi chiusini sporgenti dall’asfalto posti in zone abitualmente transitate dal camminare di persone che a volte sfiorando l’asfalto inciampano rischiando rovinose cadute. Principalmente mi preme segnalare due di questi chiusini circolari posti sulle strisce pedonali, il cui attraversamento rapido è regolato semaforicamente dalla via Giuseppina all’altezza dell’incrocio con via Dritta e via Ca’ del Vescovo.
Pietro Ferrari
(Cremona)

IL CASO
Siamo il paese di burocrazia e divieti nessuno si preoccupa dell’efficienza
Signor direttore,
che l’Italia sia il Paese della burocrazia, è ormai assodato da tempo. In aggiunta a ciò, esistono anche tantissime proibizioni e divieti che considerare assurdi è ancora poco.
Ne cito alcuni:
- divieto di raccogliere legname secco, da parte dei comuni cittadini, dai greti dei fiumi e nelle aree golenali
- divieto di asportare dai fiumi materiale quale ghiaia e sabbia anche se questo ostruisce il normale deflusso delle acque e quindi con gravi pericoli di inondazioni
- divieto abbattere animali nocivi quali le nutrie, che tanti danni arrecano alle rive dei canali ed i piccioni che imbrattano le nostre città
- divieto accedere liberamente a certe zone del Po, causa lo sbarramento delle carraie di transito da parte di chi ha in gestione le terre golenali
- proibito portare il proprio cane (anche se inadatto alla caccia) in aree golenali specificatamente riservate ai cacciatori
- proibito raccogliere i prodotti del sottobosco anche se alcuni di questi (come gli ‘urtiss’ o ‘vartiss’ che dir si voglia) sono veri e propri infestanti tali da portare nocumento alla crescita di tutti gli alberi del bosco
Per l’osservanza di tali divieti, che a volte non concordano tra regione e regione, esistono le cosiddette guardie volontarie sempre pronte a sanzionare i malcapitati trovati, per così dire, in fallo.
Sono ben altri i divieti da far osservare ma questi, spesso, passano inosservati o vengono rilevati con grave ritardo e quindi con indubbi danni a tutta la natura.
Aldo Maccagnoni
(Monticelli d’Ongina)


Siamo un Paese ‘schiavo’ della burocrazia che ormai da molti anni rappresenta un elemento che frena la crescita. Siamo un Paese ‘ostaggio’ di leggi e divieti che rendono complicato agire bene e in fretta soprattutto in alcuni ambiti: quello ambientale credo sia il più delicato.

LA POLEMICA
Capotreno, i dirigenti di trenord sono usciti di senno
Egregio direttore,
i miei complimenti per la ‘sculacciata’ morale che ha rifilato ai lungimiranti dirigenti di Trenord e a quelle forze politiche e sindacali che col loro ‘assordante silenzio’ di fatto ne hanno legittimato l’operato, in merito all’assurdo licenziamento del controllore di treni, signor Stagnati.
Quale miglior regalo, quale miglior esempio di bontà natalizia per questo lavoratore la cui unica colpa sembra essere stata quella di aver espresso per cause di forza maggiore, un luogo comune verso chi violava le regole! Quale ‘miglior’ esempio dell'aberrazione a cui l'ideologia antirazzista è approdata, suscitando uno scontato effetto boomerang che non contribuirà certo a far amare di più la gente di colore, soprattutto i clandestini e i delinquenti, e a far sentire meno vessati gli italiani onesti e lavoratori a favore degli stranieri arroganti e prepotenti. Quale miglior prova, l’ennesima, della persecuzione ideologica che in questo periodo di rinnovata ‘caccia alle streghe’ sta ahimè imperversando, e per cui nulla più conta aver lavorato con onestà serietà, dedizione per anni, rispetto ad un’opinione espressa o una condotta agita anche nostro malgrado, in difesa di un bene... Pertanto, per questa ideologia aberrante, le streghe non sono quei galantuomini che, sfondano le case, razziando di tutto, anche i regali per i bambini malati negli ospedali pediatrici, sfregiando affetti, ricordi, persone. (...) Le streghe non sono neppure quei parassiti sociali che si fingono profughi bisognosi per farsi mantenere quanto più possibile in terra straniera, e poter agire i più svariati reati, come segno della loro esaltante fierezza e della loro immensa gratitudine verso un’immeritata accoglienza... Non sono infine quegli altri galantuomini che con lo squallido pretesto di un fantomatico antifascismo, mettono a ferro e fuoco le città, in periodiche esplosioni di follia collettiva. Ha mai sentito qualcuno di loro perdere il lavoro per quei misfatti?
No, le streghe sono invece quei padri di famiglia che reagiscono in malo modo nei confronti di chi invade la loro casa per derubarli... O quei lavoratori, come il signor Stagnati, che rischiano grosso anche sulla propria pelle, per aver difeso strenuamente un bene comune, anzichè ritirarsi comodamente in una pilatesca indifferenza, atteggiamento che tra l’altro favorisce il dilapidamento delle risorse e lo sfregio istituzionale...
Rispetto a tutto questo la prima impressione è che quei dirigenti di Trenord così severi nella punizione di un loro serio lavoratore, siano usciti di senno, anche perché il loro agire è sembrato un evidente via libera alla violazione delle regole ferroviarie da parte di tutti i furbi di questo mondo, castrando pesantemente chi quelle regole vorrebbe farle rispettare. (...) E che, quindi del rispetto di queste regole non gliene importi un fico secco; ma dal rispetto delle regole deriva il buon funzionamento di un’Istituzione, di un servizio, da cui dipende la sua sopravvivenza... Non mi risulta che Trenord sia un modello di efficienza e di buona salute aziendale. Pertanto, perdersi da parte loro nel bicchier d’acqua del caso Stagnati, è un clamoroso inganno perché sembra voler far capire che casi come questo sono i veri problemi delle Ferrovie italiane, e non tutti i disservizi di una maldestra gestione e speculazione sul risparmio delle risorse, oltre all'evento per cui il ferroviere punito ha reagito, e cioè la marea di persone che salgono sui treni pensando di farla da furbi, e cioè usufruendo inopinatamente di servizi gratuiti.
Lettera firmata
(Cremona)

Biotestamento/1
Dignità della persona È giusto difenderla
Signor direttore,
c’è grande discussione sui social per quel ‘bastardi’ che un sacerdote locale ha lanciato all’indirizzo dei parlamentari che hanno votato a favore della legge sul biotestamento. Purtroppo siamo ormai abituati all’uso pubblico dell’insulto per contestare e polemizzare: Evidentemente il malvezzo ha contagiato anche i preti, per lo meno quelli che più vogliono apparire à la page. Ma entriamo nel merito della legge. Essa riconosce al cittadino il diritto di porre un limite a pratiche mediche che assumano il carattere di accanimento terapeutico o che ledano la sua dignità e il suo diritto a vivere con dignità la sua malattia e la sua morte. Chi è contro tale legge assolutizza in modo idolatrico la vita come valore astratto e totalizzante, indipendentemente dai diritti della persona, che è l’unico valore assoluto, tra i cui diritti c’è anche, oltre alla tutela della sua vita, la tutela della dignità e della libertà della sua persona. Costringere un malato o un morente a subire ogni possibile trattamento terapeutico alla sola discrezione del medico, sarebbe contro la libertà e contro quella misericordia di cui i preti parlano così frequentemente.
Secondo Giacobbi
(Cremona)


Biotestamento/2
Lo stato vegetativo non è una guarigione
Egregio direttore,
leggendo l’intervento del signor Claudio Maffei, riguardante le sue preoccupazioni sul testamento biologico, non posso che trovarmi in disaccordo. Credo che abbia inteso male il fine della Sanità che giustamente egli definisce quello di ‘guarire’. Ma guarire ha un significato preciso. Molto preciso. Ne prendo due, dal vocabolario: ‘Ricondurre a uno stato normale di efficienza fisica, rimettere in salute’... ‘Recuperare la salute, ristabilirsi, rimettersi’. Rimanere attaccati ad una macchina, anni e anni quando non tutta la vita, in uno stato vegetativo o molto prossimo, con continue sofferenze sia fisiche che psichiche... E' questo che vogliamo davvero intendere per ‘guarire’? Possiamo imporre un trattamento sanitario ad una persona contro la sua volontà? Possiamo permetterci di continuare a torturarlo solo perché non può più esprimere un consenso o una volontà? Ricordiamoci che l'art. 32 della Costituzione recita ‘Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana’ e che l'Europa, tramite la convenzione di Oviedo, ha già espresso le sue direttive a riguardo, ovvero che ‘un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato’. E che ‘i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione’.
Sinceramente quindi non capisco le preoccupazioni del signor Maffei né per quale motivo dovrebbe esserci un incremento delle ‘aspettative terapeutiche negative’. Se rispettiamo le volontà dei morti col testamento perché non dovremmo con quelle dei vivi?
Giulio Bottini
(Cremona)

La strage di anatre
Per quei ‘cacciatori’ auspico sanzioni serie
Egregio direttore,
l’altro giorno, aprendo il suo giornale, sono rimasto sconvolto dalla foto in prima pagina che ritrae lo sterminio delle povere anatre per mano di individui inqualificabili. Spero che nei prossimi giorni, dopo le indagini, si possa mettere anche la fotografie dei ‘macellai’ con i loro nomi. Non solo, ma credo che l’autorità competente possa procedere nei loro confronti per danno ambientale con sanzioni pesanti. Inoltre considerata la crudeltà, sarebbe opportuno ritirare armi e licenze per evitare che questi possano rifare ancora danni.
Dante Fazzi
(Cremona)


Gli errori del fascismo
Doveva colonizzare il Sud, non l’Africa
Egregio direttore,
chi legge non vedrà, senza stupirsi, di questa rievocazione di periodi di storia accaduti negli stati africani sotto il dominio italico fascista, immortalati dal valore del popolo italiano. Le parole del duce «il popolo italiano ha conquistato l’impero col sangue e lo feconderà con il suo lavoro». Queste capacità le dovevamo utilizzare sul nostro territorio, per rendere efficace la viabilità sulle nostre strade dal nord al sud. Purtroppo la storia del governo fascista privo di acume, ha scelto la via del colonialismo costruendo sul suolo straniero vie stradali e altre cose. Bisogna ricordare come il fascismo ha affrontato i lavori per la costruzione di strade nei territori occupati. Ne trascrivo solo due ‘Libia-Etiopia’. Nel primo decennio 1922 furono aperti in Tripolitania 580 chilometri di strade massicciate; 520 di strade bitumate; 3.000 di camionabili. La strada tra le due frontiere della Libia misura oggi 2.000 chilometri, sono state impiegati dai 9.000 agli 11.000 operai indigeni e 850 operai nazionali. Titanica è stata la costruzione dell’autocamionabile nel 1934 in Etiopia, che collega Addis Abeba-Assab via breve con lo sbocco al mar Rosso. In tre anni dall’ordine del duce è stata ultimata: riassumo i lavori: 861 chilometri di sviluppo del percorso, scavi per metri cubi 798.000; rilevati metri cubi 699.500; calcestruzzo metri cubi 685.000, massicciate per metri cubi 1.510.000, pietrisco per 1.230.000, bitume per 6.030.000; punti superiori a 10 metri 132; ponti minori 2.851; gallerie lunghezza metri 73.920; la spesa è stata di un miliardo e 255 milioni con un costo al chilometro di 1.457.000 lire . Penso a quante opere stradali si potevano costruire sul nostro suolo italiano. Dati ricavabili dall’enciclopedia Sapere, volume XI, pagina 276, anno 1934.
Antonio Danesi
(S. Daniele Po)


Pensione a 67 anni
Per le donne una vera bestemmia
Egregio direttore,
nell’empireo dei dispregiatori della gente comune, quella meno abbiente che tira la vita coi denti, si sono riuniti i bocconiani e facsimili affondatori di banche e del risparmio, i galletti dei pseudopartiti italiani, gli economisti che sanno tutto dopo e mai prima per non tradire chi li paga per tacere, qualche prelato, diversi pseudoindustriali, insomma il meglio della rovina d'Italia. Si sono riuniti per disquisire dottamente dell’aspettativa di vita per le donne, e hanno deciso che le donne devono lavorare fino a 67 anni compiuti, altrimenti niente pensione. Quelli dell’empireo fanno finta di non sapere che una donna con famiglia lavora 16 ore al giorno in casa e fuori e che adesso con 44 contratti disponibili non è assicurato il lavoro continuativo, per cui a 67 anni si troveranno quasi senza pensione (peggio ancora per quelle sole con figli a carico). Ma quelli dell’empireo hanno in villa i camerieri e le bambinaie e il maggiordomo, per cui hanno preso in prestito il megafono biblico per emettere la sentenza: ‘E tu donna partorirai con dolore e lavorerai fino a che morte non ti colga razzolante nei cassoni dell'immondizia in cerca di cibo, brutta topastra, che hai rubato le mie mele!
Sergio Ghizzardi
(Pizzighettone)


Italiani, quante risorse!
Per uscire dalla crisi serve fare da soli
Egregio direttore,
siamo a fine anno, voglio fare una riflessione che ritengo doverosa: siamo italiani e lo voglio gridare, siamo i migliori nonostante tutto. Crisi, disoccupazione, politici, governanti corrotti, meglio lasciar perdere.
E’ inutile fare solo belle promesse che si perdono nel vento... tanto per loro non cambia nulla, ben incollati allo scranno di Montecitorio a farsi battaglia l’un l’altro, e qui chiudo altrimenti, mi ripeterei vero Gentiloni e Mattarella, nel loro discorso del scioglimento delle Camere, asserire che siamo in netta ripresa, ma dove? Le cifre, le statistiche parlano chiaro. Cari signori lo dimostreremo. Abbiamo passato un anno a dir poco ‘disastroso’, in tutti i sensi, ma secondo me, ci sarà per forza un ‘riscatto’, di orgoglio, vale molto più di mille parole. Dobbiamo essere fieri e orgogliosi perché il made in Italy fa presa in tutto il mondo. Dobbiamo essere orgogliosi perché la nostra piccola media impresa è straordinaria. Abbiamo la capacità di inventare qualsiasi cosa, se diamo l’opportunità con l’istruzione, con la cultura. (...) Certo, peggio del 2017 il nuovo 2018 non potrà essere. Dunque rimbocchiamoci tutti le maniche e agiamo di conseguenza con le nostre forze. Aspettare la ‘manna dal cielo’ è puro miraggio. Ricordando un vecchio motto. Ricordiamoci il detto: ‘Chi fa da sè fa per tre’!
Andrea Delindati
(Cremona)


Il m5s mi sorprende
C’è più democrazia nel soviet supremo
Gentile direttore,
visto che il Partito Democratico non mi candiderà mai a qualsiasi carica monocratica inclusa quella di parlamentare, sia pur dando la mia disponibilità a svolgere qualsiasi incarico a gratis, potrei rivolgermi ai grillini che sono dei fans nei confronti di coloro che svolgono la politica gratuitamente. Come in tutte le vicende della vita molte volte si presentano degli ostacoli che non avevi calcolato.
Facciamo l'ipotesi che la mia candidatura a gratis come parlamentare venga accettata e che venga eletto nelle file del M5s. Accetto completamente il programma, poi in corso d'opera il governo Di Maio decide di dichiarare guerra all’Iran, fatto che non è presente nel programma dei pentastellati... A questo punto decido di dimettermi, e siccome nel documento che ho sottoscritto si recita che in caso di dimissioni anticipate dalla carica determinate da motivi di dissenso politico, avrò l’obbligo di pagare entro dieci giorni a titolo penale la somma di 100mila euro...
Ebbene lavoro a gratis e tutto a mio carico e beffa finale, siccome non condivido in corso d'opera una scelta politica dei pentastellati, a fronte delle mie dimissioni debbo pagare, tempo 10 giorni 100mila euro a titolo risarcitorio!
Forse se facessi parte del soviet supremo avrei avuto un trattamento migliore. Debbo concludere che la tanto decantata diversità grillina si riscontra nel loro codice etico che non è per nulla rispettoso delle regole democratiche che per il momento sono ancora presenti nel nostro Paese.
Giorgio Demicheli
(Cremona)


Capotreno licenziato
Sindacati in silenzio
Una scelta assurda
Egregio direttore,
desidero esprimere il mio affetto al capotreno licenziato e augurargli buon anno. Molte persone hanno espresso la loro solidarietà al capotreno e il loro sdegno verso coloro i quali hanno adottato una scelta simile. In questa vicenda, non ho ancora sentito la voce dei sindacati i quali hanno il dovere di intervenire in difesa del lavoratore.
Cesare Forte
(Oradea - Romania)

Tradizioni delle feste
La felicità resta sempre un’utopia
Egregio direttore,
in questi giorni mio nipote lamentava l’immobilismo delle passate generazioni nell’ostinarsi a perpetuare tradizioni natalizie superate dai tempi: riunioni familiari, cenoni consueti, osservanza dei riti religiosi. Giustificando la sua obiezione col benessere diffuso che permette, ormai, ciò che una volta veniva considerato un lusso, un’eccezione relegata a poche circostanze nell’anno. Argomentazione che non faceva una grinza alla luce di una realtà che ci inonda del superfluo. Ognuno, oggigiorno, non aspira che a distinguersi per i propositi più stravaganti ispirati dai capricci del momento (anche se tale sistema non pare abbia prodotto i frutti sperati). Da sempre felicità e appagamento rimangono gli stessi traguardi utopistici da realizzare.
Massimo Rizzi
(Cremona)


Crema, caso mussolini
La memoria storica non si corregge
Egregio direttore,
mi riferisco all’articolo de ‘La Provincia’ pubblicato nei giorni scorsi in merito alla decisione del sindaco di Crema di proporre la cancellazione della nomina di Benito Mussolini a cittadino onorario di Crema per fare alcune considerazioni rivolte al sindaco di quella città: signor sindaco, lei afferma che: «da cittadini di una democrazia consapevole siamo chiamati ad esercitare nella maniera corretta la memoria». Affermazione contraddittoria: la memoria (storica) non si corregge perché già fissata nel tempo e nei documenti, frutto di un’epoca passata che fa parte ormai della stratificazione della storia. La si cambia solo ad libitum. Il vero storico analizza, non cancella, non lancia anatemi. Quali coscienze pensa di tranquillizzare con la sua decisione, forse che il giudizio della storia ha bisogno del suo benestare?
A parte che non mi stupisce che lei abbia, dopo oltre ottanta anni, scoperto una delibera del 1924, avendo io frequentato l’archivio comunale di Crema nell’anno accademico 2005/6 per compilare una mia tesi di laurea e avendolo trovato in assoluto disordine.
In ogni caso, signor sindaco, si armi di piccone e scalpello per demolire la stele ai caduti della Rsi posta nel cimitero di Crema; per cancellare dai monumenti ai caduti di Casalbuttano, Malagnino, Ostiano, Spineda la scritta «caduti della guerra d’Etiopia», guerra notoriamente coloniale fascista; per cancellare, al fondo della lapide del monumento ai caduti di Pieve S. Giacomo a chiusura di un elenco di 68 caduti della grande guerra, il nome dello «squadrista Gambarotti Carlo (causa nazionale)».
Per finire, vada in giro per l’Italia con vernice e pennello a cancellare le vie dedicate a quattro grandi carnefici del ‘900. Le propongo un noioso florilegio: Iosif Vissarionovich Dzhugashvili detto Stalin: via Stalingrado a Bologna, S. Giorgio al Piano (Bo), Parma, Reggio Emilia, Rimini, Savona, Cairo Montenotte (Sv), Piombino (Li), Cagliari, Cinisello Balsamo (Mi); Vladimir Ulyanov Ilyc detto Lenin: via Lenin a Carpi (Mo), Bologna, Roma, Pisa, S. Giuliano Terme (Pi), Quattro Castella (Re), Lineri (Ct); via Leningrado a Milano; busto di Lenin nella omonima piazza di Cavriago (Re); monumento a Capri (Na); Josif Broz Tito detto Tito: via Tito a Parma, Campegine (Re), Quattro Castella (Re), Reggio Emilia, Palma di Montechiaro (Ag); Mao Tse Tung: via Mao Tse Tung a Campobello di Licata (Ag), Palma di Montechiaro (Ag).
Comunque signor sindaco convenga che tutto ciò sono scorie, frammenti di storia che non inficiano la realtà storica così come s’è conclusa e ormai metabolizzata e che se anche la possono indignare non giustificano farne una battaglia di retroguardia.
William Lodan
(Castelvetro Piacentino)


I partiti cosa ne pensano?
Ruolo dei cattolice quale Ue in futuro...
Signor direttore,
in ‘Spazio aperto’ del 28 dicembre leggiamo, con viva soddisfazione, tre interventi su temi di estrema importanza che vorremmo sottolineare e commentare. Il professor Franco Pecchini, con riferimento alla legge sul fine vita, scrive, da esperto in medicina, che alimentare e dissetare un moribondo irreversibile non è accanimento terapeutico; che togliere il respiratore automatico cui consegue la morte per soffocamento del paziente è in contrasto con il Codice deontologico della professione medica; che l’attuazione di disposizioni scritte potrebbe generare difficoltà d’interpretazione e quindi anche gravi problemi di coscienza e di responsabilità morale. A noi, la mancata concessione dell’obiezione di coscienza, decisa dal legislatore perché non si può contravvenire o boicottare una legge dello Stato, fa ricordare che anche i gulag sovietici e i campi di sterminio nazisti erano legali! Terribile, inoltre, che una legge dello Stato consideri l’alimentazione un accanimento terapeutico da eliminare per affrettare la morte di una persona! Paolo Zelioli su ‘I cattolici in politica’, sottolinea, da cattolico, come sia poco appariscente, quindi poco efficace, a volte anche incoerente sul piano morale, l’azione dei cattolici in politica. Effettivamente la loro militanza in partiti di varia ispirazione, anche non cristiana, è un po’ come vivere in casa d’altri, a volte costretti a tradire i principi della dottrina sociale della chiesa. Forse il ritorno ad un partito d’ispirazione cristiana non è immaginabile? Perché non se ne discute tra noi laici cattolici? Gabriele Marchetti, sulla possibile uscita dall’euro, afferma una drammatica verità: non può essere una moneta l’unico collante in grado di unire politicamente i popoli europei. Oggi l’Unione Europea è un insieme di Stati insoddisfatti di come sono gestite le cose sul piano politico, economico e tributario e numerose sono le richieste di maggiore autonomia. Anche i governi italiani degli ultimi anni sono stati assoggettati a condizionamenti di politica interna da parte dell’élite franco tedesca con risultati disastrosi per il popolo italiano. Cosa ne pensano i maggiori partiti italiani di questa situazione? Come ed in che termini si potrà porre la questione con l’UE per evitare che diktat discutibili producano ulteriore impoverimento del popolo e dello Stato italiano? Parliamone! Fateci capire!
Oreste Bini e Luigi Guarneri
(sindaco e vice sindaco di Bonemerse)


Tristi ricordi del 2017
Resta la volgarità di certi uomini
Gentile direttore,
il mio anno finisce con una ‘maledizione’ pronunciata il 22 dicembre alle ore 14,40 da un signore (obbligatorio il minuscolo) evidentemente molto incolto e molto disumano: ‘Che mia madre ti maledica’ con bava alla bocca. Non credo nè a maledizioni, nè a sensitivi/e, nè a cartomanti/e, nè a magie nè bianche nè nere, nè ai ciatlatani/e. Credo esistano volgari di testa e di cuore, dei ‘benpensanti’ che pensano e agiscono male, spesso accusando gli altri perché le pantegane vivono nascoste nelle fogne. Rendo pubblica l’umiliazione e la violenza subita perché invocare una madre per maledire un’altra madre, credo sia un gesto di gravità assoluta. Del 2017 mi resta questa vociante eco, la volgarità di una persona senza scrupoli . La frase di invocazione dimostra solo che una persona che la pronuncia è in grado di fare di tutto. Quante dolorose violenze sulle donne ci sono.
Fioretta Menta
(Casanova del Morbasco)

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