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30 dicembre

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

01 Gennaio 2018 - 04:05

IL CASO
Nove nuovi autobus: occasione mancata per fare una buona politica ambientale
Signor direttore,
il suo giornale recentemente ha dato notizia del rinnovo della flotta degli autobus di Cremona e suo territorio con 9 veicoli di ‘ultima generazione’ da parte della società Arriva-Italia, diretta emanazione di Deutsche Bundesbahn (le Ferrovie tedesche), che nel 2015 ha rilevato Km, società un tempo a partecipazione comunale.
E' nostra opinione che i cremonesi abbiano perso una grande occasione per diminuire l'inquinamento in città. La preoccupazione principale della detta azienda non ci sembra sia di rendere il nostro territorio meno inquinato. I progressi ambientali promessi con il rinnovo della flotta di 100 automezzi con i 9 nuovi bus euro 6 sono nient’altro che il rispetto della legge europea tesa a ridurre gli inquinanti dovuti agli autoveicoli. Ricordiamo che i detti 9 bus sono a gasolio, da molti anni considerato il più inquinante fra i propellenti e di fatto da molti accantonato, e che ritorna ora, solo nominalmente, nei parametri di legge per un artificio tecnico che dovrebbe abbassare il particolato inquinante.
E’ vero che ci sarà un miglioramento rispetto ai 9 vetusti mezzi rottamati già circolanti da decenni, ma la flotta viene rinnovata solo nella misura di meno del 10 %. Con un tale ritmo occorreranno dai 15 ai 20 anni per completare il totale rinnovo. Dov’è la sostenibilità tanto declamata? Dov'è la «grande capacità di innovazione e lungimiranza di Cremona» dichiarata dall’amministratore delegato dell’azienda? La sostenibilità del pessimo trasporto urbano dovuto a continui tagli di percorrenza - per intere giornate alcuni quartieri sono privi di mezzi pubblici - è tutta sulle spalle dei cittadini cremonesi, anzi nelle loro gambe, unico supporto da usare tra il passaggio di un bus e il successivo, cioè quando va bene fra un’ora e l’altra. Sarebbe stato un sensibile, sia pur limitato miglioramento, se il 100% della sostituzione fosse stata prevista in 2 o 3 anni.
Per ora possiamo parlare di una riduzione di meno del 10% dell’inquinamento provocato dai soli automezzi di trasporto pubblico, una percentuale irrisoria ma importante dal punto di vista strategico se fosse stata impostata una scelta coraggiosa di cambio di rotta, verso una totale eliminazione dei motori a propellente organico. I cremonesi aspirano a una città sempre meno inquinata, usando da subito le possibilità tecniche che già possono essere adottate.
Questi bus a gasolio, presentati come ‘moderni’, sono ormai considerati obsoleti rispetto a sistemi di trasporto elettrici dal costo e prestazioni molto vicini ai veicoli diesel. Il costo dei 9 bus, di cui solo 3 saranno destinati alla città di Cremona mentre gli altri 6 circoleranno in provincia, è stato di 2,5 milioni di euro. Con la stessa spesa si sarebbe potuto attuare un primo salto di qualità, acquistando 6-8 bus elettrici di ridotte dimensioni da inserire nelle percorrenze cittadine con un incrocio delle linee e una frequenza finalmente idonea a limitare sensibilmente l’intera area ‘entro le mura’ al traffico veicolare privato.
La Svizzera da sempre è molto attenta al proprio ambiente urbano e privilegia il trasporto su rotaia al trasporto su gomma: per questo evita di usare i mezzi a gasolio euro 6 e sta gradualmente sostituendo il parco bus a combustibile fossile con quelli elettrici. Anche in Lombardia ci son realtà che hanno intrapreso una tale scelta autenticamente sostenibile: dal gennaio 2018 a Bergamo entreranno in funzione 12 autobus elettrici con 16 pensiline dotate degli accorgimenti per informare i passeggeri con relativi collegamenti telematici. Il costo annunciato di 6,5 milioni di euro conferma l’equivalenza con i costi dei bus a gasolio acquistati a Cremona ma con ben altro impatto. Dal momento che Arriva-Italia ha dichiarato di voler rinnovare tutto il parco autobus, riteniamo che per quelli cittadini debba da subito decidere di praticare questa fondamentale scelta alternativa.
Enzo Rangognini
(Rifondazione Comunista di Cremona)

Sono valutazioni interessanti sulle quali attendiamo una replica.

LA POLEMICA
Dobbiamo portare i rifiuti in Piazza del Comune?


Egregio direttore,
nel suo quotidiano in merito ai problemi della raccolta differenziata leggo le risposte da parte del Comune ed è un fiorire di nuovi record nella raccolta e di lezioni di come non sia importante la frequenza bensì la puntualità ed efficienza. Segnalo che attualmente la raccolta viene effettuata senza rispettate le date e se si chiama, come al solito, il servizio segnalazioni ci rispondono sconsolati che non sanno cosa sta accadendo e che la segnalazione la metteranno nel mucchio già presente.
Dobbiamo sperare nella divina provvidenza o portare i rifiuti in piazza del Comune in modo che ci si renda conto della situazione? Il secco si accumula, come plastica carta e umido e questo sicuramente richiama i ratti oltre a creare notevoli problemi nei condomini per il loro deposito. Se questo succedesse in estate sarebbe sicuramente un disastro specie per l’umido. Già paghiamo abbondantemente un servizio di raccolta ma mi rammarica che i problemi invece di diminuire aumentino e non ci sia la capacità di risolverli. In attesa della prossima lezione da parte dei responsabili della raccolta porgo distinti saluti .
Marco Dini
(Cremona)

Ferroviere licenziato/1.
Silenzio della sinistra. Sono d’accordo con lei
Signor direttore,
in riferimento al suo fondo del 24 dicembre ‘Ferroviere licenziato i silenzi della sinistra’ desidero dirle che sono totalmente d’accordo con quanto lei ha scritto.
Mario Coppetti
(Cremona)

Ferroviere licenziato/2.
Cominciamo pure noi a non pagare
Egregio direttore,
sono pendolare pagante da tanti anni e troppe volte ho assistito a scene deliranti di controllori e persone che si scagliano contro dei poveracci perché non hanno i soldi del biglietto. Condanno fermamente l’aggressione subita dal controllore e rilancio dicendo al controllore di prendersela con il suo amministratore delegato che prende 300 volte il suo stipendio e non con i poveracci. Se non hanno il biglietto stop, tira dritto, il tuo amministratore delegato mica ti premia, anzi, ti licenzia! In quanto alle persone pendolari che si scagliano contro i poveracci, prendetevela con Trenitalia che vi tratta come delle pezze da piedi e cominciate a non pagare più il biglietto.
Alex Bello
(spazadora@yahoo.it)

Ferroviere licenziato/3.
L’Italia ridotta a pattumiera
Signor direttore,
mentre un capotreno viene licenziato per aver fatto il proprio dovere, mentre i terremotati devono stare ancora al gelo sotto tonnellate di neve e gli immigrati imperterriti sbarcano e spadroneggiano, sono felicissimo nel constatare però che inarrestabile avanza l’ideologia di estrema destra a circa due mesi dalle elezioni. Felicissimo da una parte ma catastroficamente rassegnato dall’altra, perché proverbiale è la stupidità del popolo italico. Infatti saranno tantissimi quelli che voteranno ancora la sinistra, una sinistra che ha ridotto il Paese ad una immensa pattumiera con case e lavoro date prima agli immigrati, dove un cittadino se si difende in casa propria si becca del razzista va in galera e deve pagare milioni di euro di risarcimento, dove i giovani non hanno futuro, dove gli immigrati fanno ciò che vogliono e guai a chi si azzarda a dire qualcosa. Tanta è la speranza che col nuovo anno però possa sempre cambiare qualcosa.
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)

Matrimoni omosessuali
Non è civiltà ma degenerazione
Egregio direttore,
con l’introduzione surrettizia della licenza matrimoniale anche alle coppie omosessuali nel nuovo contratto di lavoro per gli statali, è stato fatto in Italia un altro passo verso la completa equiparazione tra l’unione di un uomo e di una donna e quella di due uomini o di due donne. Un passo verso una maggiore civiltà? No, a mio parere verso l’ulteriore degenerazione del tessuto sociale antropologico.
Perché se è giusto che lo Stato – come peraltro dice la nostra Costituzione – tuteli la famiglia naturale, la sola che permetta la continuazione delle generazioni senza dover ricorrere a quella pratica abominevole dell’utero in affitto, con la quale le coppie omosessuali, indifferenti alla sorte affettiva dei neonati (costretti a nascere già orfani di una delle due figure genitoriali), e sfruttatori di donne che vendono il proprio corpo per permettere a queste pratiche eugenetiche di compiersi, se è giusto, dicevo, che lo Stato tuteli la famiglia naturale e la vera maternità, è inquietante invece che regali diritti a famiglie che tali davvero non sono, né, secondo le leggi naturali che vigono da sempre sul nostro Pianeta, potranno mai essere. Sono più civili dell’Italia i Paesi dove il matrimonio omosessuale è equiparato a quello etero? No, sono solo più degenerati, e portatori di sofferenza per i bambini.
Guido Antonioli
(Pandino)

Moriva 40 anni fa
Charlie Chaplin e la vita magnifica
Carissimo direttore,
25 dicembre, Santo Natale. E giù auguri, e su regali! Giusto quarant’anni fa, un lontano 25 dicembre del 1977, ci lasciava nella vicina Svizzera Charlie Chaplin, Charlot, regista-attore-compositore-produttore di indimenticabili film capolavoro. Irresistibile quel suo estro comico, al pari di Stanlio ed Olio. Due baffetti da sparviero, eterno vagabondo, nella mano destra a roteare l’inseparabile giannetta (che male non farebbe su qualche groppone!), sul capo l’eterno malconcio cappello bombetta. Generazioni di giovani e meno giovani hanno apprezzato quella maschera fredda, sottile, interprete creativa di un futuro che diverrà poi il nostro di presente. Una pellicola su tutte, ‘Il Grande Dittatore’ (1940), una sfida coraggiosa. Un inciso: chi sapeva che Chaplin nasce con quattro giorni di distanza da Adolfo Hitler (1889)? Ironico poi nel film quel palleggio del mappamondo, simigliante ad un mondo sospeso.
Prima dei titoli di coda, ti diluisce uno schiaffo morale alla platea tanto da imbastirti su un monologo, un suo discorso all’umanità interprete saggio del pensiero di quel dittatore. Accenno: «Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre… la vita può essere felice e magnifica. Ma noi l’abbiamo dimenticato». (...)
Giorgino Carnevali
(Cremona)

Crescono poveri e clandestini
Il Paese che non c’è di Gentiloni
Gentilissimo direttore,
come ultima lettera dell’anno ho voluto scegliere lo stesso giorno in cui il nostro premier scelto a grande maggioranza dagli elettori, ci ha regalato ancora una serie di menzogne e storielle alle quali siamo già abbonati dal quel lontano anno in cui il beneamato Mario Monti ha iniziato il doloroso cammino di salvare l’Italia consegnandola in mano all’Europa alle banche e a vari governi fatti su misura e ad immagine di una sinistra che pensa solo a riempirsi di titoli e altro di più valore. Non passo ad altri governi perché poi il, precedente a questo (Renzi ) ha fatto veramente ridere tutto il mondo con le sue sparate pre mandato come la spendig review che poi per eliminarla non ha fatto di meglio che togliere il dottor Cottarelli autore di una serie di suggerimenti non recepiti perché poi si risparmiava troppo.
Di Gentiloni possiamo dire ben poco, farina del suo sacco ‘zero’, il tutto viene a comando praticamente un Renzi bis, un debito che andava pagato al diretto interessato. Dalle parole di Gentiloni si vede una foto di un Paese che sta uscendo dalla crisi in modo esponenziale ma con un solo problema, un grande debito pubblico che dopo il governo Berlusconi ha avuto una impennata pazzesca ben che se ne dica da ogni sinistra renziana mentre l’altra sinistra si rende conto ora che siamo ancora più che mai nella ‘neve’ fino al collo. Mi dimenticavo una cosa c’è anzi due, che crescono, i clandestini e i poveri.
Pier Alfredo Gualdi
(Grontardo)

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