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29 dicembre

Lettere al Direttore (2)

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31 Dicembre 2017 - 04:00

Ne parlo con...

A Natale siamo più buoni
Qui in Africa ogni giorno è Natale


Gentile direttore,
le comunico che il prossimo 6/1/2018 sarà posata la prima pietra della scuola materna intitolata a don Primo Mazzolari. La cerimonia stabilita per il mese di dicembre è stata rinviata per contrattempi che, in Africa, sono all’ordine del giorno.
Nel frattempo ho avuto modo di trascorrere il Natale in modo per me consueto: in mezzo ai bambini e agli ‘scarti’ del mondo, come li ha definiti giustamente papa Francesco. E’ bastata la presenza di uno straniero per vedere nei loro volti una serenità sconcertante. Mi sono chiesto spesso perché ci si ritrovi buoni solo in questa occasione.
Ora credo di avere la risposta. Si è più buoni solo il giorno di Natale perché si vuole, ripeto si vuole, ignorare le brutture del mondo. In Africa, per chi vuol capire, ogni giorno è Natale. Il Natale dovrebbe essere uno sguardo sul mondo della sofferenza quotidiana e non quell’esplosione di luci e rumori che servono solo a coprire ciò che non si vuole vedere. Un carissimo amico sacerdote cui ho inviato una foto di bambini felici solo perché erano state regalate delle caramelle mi ha scritto: «Bellissimo video. Tu mi sembri proprio un padre missionario».
Dopo la nomina da parte del vescovo di Malindi, il compianto monsignor Francis Baldacchino, che mi onorò del titolo immeritato di ‘Mendicante di Dio’, questo è il più grande complimento che potessi ricevere. Ma comincio a credere che entrambi abbiano ragione. La mia vita, tutta, è stata condotta all'insegna di «ama il prossimo tuo come te stesso». Spero solo che ‘lassù’ mi venga permesso si continuare questo percorso perché ho ancora voglia di progettare. Sempre per loro. Tanti auguri.
Licio D’Avossa
(Mambrui, Kenya)

LE IDEE
Lo spirito natalizio si trova in ogni civiltà o religione
Tutte le città occidentali, da settimane ormai, sono addobbate ed illuminate dalle luci intermittenti delle luminarie pubbliche e di abitazioni private. Oltre al protagonismo, l’individualismo, il materialismo ed il consumismo tipico del nostro tempo che fanno diventare ore di shopping frenetiche quelle di avvicinamento al Natale, cosa resta di questa ricorrenza?
Qualche tempo fa mi sono ritrovato a leggere un articolo sul 25 dicembre e di come questa data fosse ricorrente in moltissime civiltà anche pre-cristiane e che quindi non hanno nulla a che fare con il viaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme. Questa lettura ha dato origine a dei piccoli approfondimenti mirati, che in parte vi riporto, e che in me hanno generato una riflessione sullo spirito natalizio e che hanno confermato le mie convinzioni sull’estrema necessità di spiritualità nella vita.
Gli antichi egizi adoravano Horus, il Dio Sole, che nacque il 25 dicembre, la sua nascita fu seguita da una stella che i grandi Faraoni seguirono per portargli dei doni. Ebbe 12 discepoli, fu tradito da Typhon, quindi morì crocifisso e risorse dopo tre giorni. Questa vicenda è comune per molti altri dèi, come Attis il Dio della Frigia, Krishna il Dio dell’India, Mitra il Dio della Persia, Buddha, Zoroastro, Odino, Prometeo e centinaia di altre divinità.
Ma questa data non è casuale, è una ricorrenza astronomica che i nostri avi hanno scoperto grazie all’attenzione che rivolgevano, per diversi motivi, al firmamento. Il 24 dicembre, infatti, la stella più luminosa del cielo, Sirio, si allinea perfettamente con le tre stelle della Cintura di Orione (queste tre stelle vengono chiamate ancora oggi i ‘tre Re’) tracciando una linea immaginaria tra i ‘tre Re’ e Sirio, la linea si intersecherà con l’orizzonte nel punto esatto in cui sorgerà il Sole il 25 dicembre. Quindi i ‘tre Re’ (i Re magi), seguono la Stella Sirio (Stella Cometa) che li porterà nel luogo esatto (la capanna) dell’orizzonte (in inglese horizon, da Horus has risen, cioè Horus è sorto) in cui nascerà il Sole (il nostro Dio). Il 22 dicembre, giorno del Solstizio d’inverno, nell’emisfero Nord, il Sole (dopo essersi mosso verso Sud per sei mesi) raggiunge il punto più basso sull’orizzonte e lì vi resterà per tre giorni. In quei tre giorni il Sole sarà in prossimità di una Costellazione che si chiama Croce del Sud per poi ricominciare a muoversi verso Nord il 25 dicembre, alzandosi sempre di più sull’orizzonte. Quindi il Sole (Dio) resterà per l’occhio nudo fermo in prossimità della Croce del Sud (muore crocifisso) per poi riprendere l’ascesa tre giorni dopo (risorge) per riprendere il viaggio attraverso le 12 costellazioni (o 12 Apostoli, o 12 tribù d’Israele, o 12 fratelli di Giuseppe, o 12 grandi patriarchi).
Molti sarebbero portati a pensare che le religioni, o la religione cattolica in particolare, abbia copiato alcune delle vicende più caratteristiche della vita e della morte di altre divinità del passato per creare la propria, ma non è così. Ogni civiltà, ogni religione, è basata su un mito fondante e questo periodo dell’anno è perfettamente calzante per identificare simbolicamente la nascita, il rinnovamento, la vita che ricomincia. È un messaggio spirituale molto forte, perché questo periodo dell’anno ci avvicina come non mai alla nascita del nostro Dio.
Che è un po’ la rinascita di noi stessi, dei rapporti in famiglia, tra gli amici che frequentiamo sempre di meno. Pensate alla possibilità concreta che il Natale può offrire per risolvere un litigio, o un dissidio, una crisi sentimentale, magari davanti ad un buon piatto di tortelli fatti con tanto amore della nonna, dando vita quindi alla rinascita di un rapporto. Questo è il destino a cui ognuno di noi è legato, di continua morte e rinascita ciclica.
Al di là delle nostre convinzioni personali, la spiritualità è fondamentale nella nostra vita ed ha avuto origine con la nascita delle civiltà, cioè nei miti, ed è inevitabilmente dentro ognuno di noi. Pensate al nostro periodo storico che è sì nichilistico, pragmatico e laico (forse ateo); in realtà abbiamo sì abbandonato la religione e Dio, ma contemporaneamente dato il benvenuto ad altre divinità o personaggi mitologici. Possiamo riconoscere Narciso nei selfies di ragazze e ragazzi più o meno giovani, o Dioniso nella vita eccessiva e smisurata che conduciamo, o Mercurio nell’importanza quasi mistica che diamo al commercio.
La spiritualità è ovunque, anche se la rifiutiamo mentalmente o non la vediamo, e misera è la vita vissuta senza un’origine, senza una missione, senza un destino. Qualcuno potrebbe obiettare che questa sia una visione della vita di un altro tempo, condensata nella Triade ‘Dio, Patria e Famiglia’. Questo è un motto che ha avuto origine in un passato ed in una società diversa e non tento di strapparlo al suo tempo per trapiantarlo nel contesto attuale perché sarebbe anacronistico. Altresì credo che sia il meccanismo che creò quella triade ad essere sempre attuale e fondamentale, cioè il senso ed il bisogno di protezione e di proiezione che ritroviamo chiaramente in questi tre elementi fondamentali e che, in particolare, il Natale incarna perfettamente.
Nella storia i popoli hanno trovato nella spiritualità, nella Fede, nel dedicare la propria vita a qualcosa di più alto ed intangibile la forza per reagire alle tragedie che li avevano colpiti (povertà, guerre, carestie, epidemie, disastri ambientali), per trovare un senso alla vita. Cosa sarebbe stato dei popoli, di noi stessi oggi, senza questo elemento potentissimo? Che eredità ci avrebbero lasciato i nostri avi? Sicuramente non artistica, non architettonica, non letteraria, non filosofica, non religiosa, non di pensiero, nessuna tradizione. Praticamente niente.
Con la speranza di non avervi annoiato, auguro a tutti un buon Natale e felice anno nuovo. In modo particolare alla redazione ed il direttore de ‘La Provincia’, costretti a sorbirsi tutti i miei pamphlet.
Diego Storti
(Ostiano)

Fuori dall’euro?
I nostri risparmi si azzererebbero
Gentile direttore,
ringrazio il signor Pelizzoni che nella sua del 24 dicembre sostiene, in maniera ironica o meno, di aver apprezzato la mia lezione di economia. Il governo dell’epoca (Berlusconi) non fece nulla per contrastare le furbizie del cambio effettuato da molti, 1 euro= 1000 lire. Bastava imporre almeno per un anno il doppio prezzo in ogni listino e sarebbe stata più difficile la truffa. In Francia ancor oggi gli scontrini portano il doppio importo. Ed i responsabili a governare la fase di passaggio dalla lira con euro dell’epoca sono ancora pronti ai giorni nostri a riproporre sempre le solite promesse mirabolanti (1.000 euro ai pensionati al minimo, abolizione della legge Fornero, veterinario gratis a tutti...) sapendo benissimo che nulla realizzeranno. Il mio rammarico è che «le bellissime lezioni di economia» come dice il signor Pelizzoni, non sono mai state impartite dai ‘grandi esponenti’ del Pd, compresi coloro che sono fuggiti negli ultimi tempi, visto che ogni volta che i Salvini o i Di Maio di turno manifestano la propria avversione alla moneta unica, snocciolano argomenti e ragioni incomprensibili, quando l’unico ragionamento sarebbe quello che il passaggio dall’euro ad altra moneta vedrebbe quasi azzerati i nostri risparmi.
Giorgio Demicheli
(Cremona)

Le foto dei lettori

Egregio direttore,
eccezionale parto a Paderno Ponchielli nell'ovile privato di Ivo Bergamaschi: la capretta chiamata Vècia ha partorito ben quattro caprette, caso straordinario perchè normalmente non si arriva a più di tre. Ecco l'amico aiutante Luciano posare soddisfatto dopo l'evento.
kafir52@libero.it

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