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Martedì 29 Settembre 2020

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TEATRALIA

L'attore nella casa di cristallo: reperti di teatro affamati di futuro

L'attore nella casa di cristallo: reperti di teatro affamati di futuro

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Fare di necessità virtù. Così Marche Teatro ha pensato bene di fare del distanziamento sociale non un ostacolo, ma uno stimolo o meglio sarebbe dire una provocazione estetica. Così è nato – sul piazzale antistante il Teatro delle Muse di Ancona – la messinscena L’attore nella casa di cristallo che debutta lunedì 15 giugno, data di riapertura ufficiale dei teatri e rimarrà in scena fino al 28 giugno. Si tratta di una nuova produzione, si tratta del tentativo di riaccendere i motori del teatro attraverso un progetto che sappia fare delle limitazioni del distanziamento sociale un’opportunità per riflettere sul teatro, sul suo linguaggio o semplicemente per dirsi che, forse, nulla sarà più come prima.

L'attore nella casa di cristallo è una produzione originale di Marche Teatro, su testo e regia di Marco Baliani, nato da un’idea di Velia Papa, direttrice dello stabile marchigiano, con scenografia e luci di Lucio Diana e i costumi di Stefania Cempini. Ogni sera gli attori prigionieri in teche in plexiglass si alterneranno e a coppie racconteranno di un mondo distopico, proponendo allo spettatore la narrazione del periodo che stiamo vivendo : una performance che rappresenta perfettamente l’attuale condizione del mondo del teatro in cui artisti e pubblico devono rigorosamente mantenersi separati. "Chi siete là dentro? Che ci fate? – si chiede Marco Baliani nelle note che accompagnano lo spettacolo - Certo, siete attori. O almeno un tempo lo eravate. Ma attori chiusi dentro una teca di cristallo da cui non potete uscire. Siete una specie in via di estinzione. È una dimensione molto netta e molto dura. Dalla vostra memoria di attori emergono lacerti di  teatro che non hanno nessun rapporto tra loro oppure che si agganciano uno all’altro solo per un’assonanza di suoni, o di parole, o per un gesto che ne richiama un altro Una coazione a ripetere. Il nastro di Krapp che scorre siete voi. Siete il nastro, non Krapp. La vostra memoria è a intermittenza. Memorie teatrali di quando, un tempo, eravate in scena».

In quanto scrive Baliani si avverte lo scarto dell’intuizione di Velia Papa: chiedersi come sarà il teatro del dopo Covid-19, come se ne uscirà da questa condizione di distanza sociale, di mancanza di respiro e di prospettiva. Il guardare a ciò che è stato può essere consolatorio, ma non basta. A dirlo sono gli attori prigionieri in case di cristallo, chiamati ad essere reperti di un teatro raccontato e vissuto di un tempo lontano o solo di ieri. Ma il blocco di tre mesi ha reso ciò che accadeva prima lontano secoli, ha reso il ricordo una fabula di un tempo remoto, un fare, un agire e un dire che sembrano non più appartenerci, essere reperti di un altro mondo.

Eleonora Greco, Giacomo Lilliù, Michele Maccaroni, Petra Valentini di daranno il testimone per raccontare di un mondo in cui il teatro è stato abolito per far spazio a più sani divertimenti capaci di contribuire alla crescita del Prodotto Interno Lordo. In questo mondo di fantasia e premonitore gli attori vivono rinchiusi in case trasparenti ed esposti allo sguardo del pubblico. Agli attori, nella loro condizione di totale solitudine, non resta che ripetere ciò che ricordano del loro antico mestiere: brandelli di testo, passi di danza, brani di canzoni, per non perdere la memoria e per sperare di poter tornare presto al tempo in cui i teatri erano colmi e gli attori gratificati dagli applausi. L’attore nella casa di cristallo è una provocazione che vuole rispondere – storicizzandone gli effetti – la condizione attuale dello spettacolo dal vivo, nel segno di un bisogno di interrogarsi sul senso del  teatro e delle sue potenzialità relazionali che ne fanno un detonatore di comunità.

Marche Teatro ha scelto di fare della riapertura dei teatri un’opportunità produttiva, ma anche un momento di riflessione che sembra dire con forza: nulla dovrà essere più come prima… la normalità di cui si parla non è una condizione da recuperare, ma una visione da costruire rinnovata insieme. Se questa distanza offrirà l’occasione per guardare all’altro, allo spettatore, piuttosto che all’artista in modo differente e con più ri-spetto, allora potremo veramente dire che la pandemia ci ha cambiato, ci ha dato un nuovo respiro poetico ed etico. Il rischio invece è che si cerchi di ripercorrere le antiche strade, di ritornare a quanto si faceva prima con una fame rabbiosa e cibo che scarseggia, con una voglia di riconquistare le posizioni perdute su un terreno costellato di macerie e rovine di un mondo ferito e che deve fare i conti con la sua fragilità. Per non limitarci ad essere attori nella casa di cristallo bisogna avere la forza di interrogarci su ciò che eravamo, ciò che è stato e la visione che vogliamo costruire per il comune, prossimo futuro.

 

13 Giugno 2020