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Sabato 18 Novembre 2017

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Andrea Bajani - Mi riconosci

Andrea Bajani - Mi riconosci
Feltrinelli
Pagine 144
Euro 12
Un’amicizia raccontata a ritroso, dal momento del funerale di uno dei due al primo incontro, ma anche il confronto tra due scrittori che si aggrappano alla parola per sconfiggere la morte, per tenere a bada l’ignoto. A un anno dalla morte, Andrea Bajani ricorda Antonio Tabucchi, lo rende protagonista di un omaggio affettuoso, pudico e spiazzante, che è anche romanzo. E che commuove chiunque abbia subito una perdita, vissuto una malattia irrevocabile, occupato quello spazio ambiguo e doloroso in cui «i vivi e i morti sono sotto lo stesso tetto». Bajani riesce mirabilmente a sfuggire ai luoghi comuni e a evitare autocelebrazioni inopportune. Lo scrittore si nasconde dietro la sua stessa voce narrante e si rivolge a un tu, che vediamo smagrire e rimpicciolirsi, divorato da una malattia inesorabile. Il loro è un rapporto che si nutre di letteratura e di narrazioni, di racconti e di personaggi. Nell’ultimo incontro, Bajani vede l’amico—sperduto nel letto d’ospedale, la maschera dell’ossigeno sul volto, eppure sempre lui — e gli parla di Cechov. Poco dopo, alcune ore prima dimorire, Tabucchi detterà al figlio un racconto su una donna che parla con il suo riflesso allo specchio. In Mi riconosci (da Rilke: «Mi riconosci, aria, tu piena ancora di luoghi un tempo miei?») tra passato e presente il confine è labile, realtà e finzione si intersecano. Il processo mimetico di Bajani è totale, la sua scrittura rimanda al primo (e più visionario) Tabucchi, alle presenze/assenze di Requieme deGli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Sullo sfondo c’è una Lisbona ‘impazzita di luce’, c’è l’appartamento di Tabucchi a Parigi, c’è la sua casa di Vecchiano, vicino a Pisa. Ci sono la moglie e i figli, gli amici dell’autore di Sostiene Pereira. Ma soprattutto ci sono fantasmi, che si infilano nelle fessure di una narrazione volutamente non lineare, e che scompigliano le carte: «Un giorno, poi, qualcuno ha bussato alla porta. quando ho aperto c’era una persona silenziosa —si chiude Mi riconosci —. Sembrava Antonio Tabucchi. E’ entrato e non ha voluto dirmi il nome. Si è guardato intorno disorientato, e poi si è seduto su uno sgabello. Quindi ha cominciato a raccontare». Perché poi è questo che fanno gli scrittori, costruiscono storie e ci si immergono dentro.
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01 Aprile 2013