Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

IL MEDICO RISPONDE. IL VIDEO

Antibiotici, la corsa che rischiamo di perdere

Il dottor Angelo Pan, direttore di Malattie infettive dell’Ospedale di Cremona, spiega perché le cure possono diventare meno efficaci e chi paga il prezzo più alto. Numeri allarmanti, errori quotidiani e le strade possibili per fermare un’emergenza globale

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

08 Febbraio 2026 - 05:30

CREMONA - Protagonista della rubrica ‘Il medico risponde’ è il dottor Angelo Pan, direttore di Malattie infettive dell’Ospedale di Cremona.

Che cos’è l'antibiotico resistenza?
«L’antibiotico resistenza è un problema complesso, è un problema di salute pubblica assolutamente rilevante, tanto che viene ritenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità uno dei principali problemi di salute del pianeta. È un fenomeno naturale legato al fatto che i microbi si combattono fra loro e alcuni sono in grado di produrre sostanze, gli antibiotici. La penicillina, il primo antibiotico scoperto, è una sostanza prodotta da muffe, il penicillium, che può uccidere altri germi. I germi suscettibili agli antibiotici sviluppano meccanismi di difesa per resistere all’attacco degli altri microbi. È un fenomeno vecchissimo, conosciuto solo in parte, perché i microbi sul pianeta sono tantissimi. Si stima che ci siano 1000 miliardi di specie microbiche diverse e che le prime antibiotico resistenze siano comparse circa 2 miliardi e 400 milioni di anni fa. Per ogni nuovo antibiotico che produciamo è quasi sicuramente già presente un meccanismo di resistenza in qualche specie microbica, perciò un farmaco può diventare inefficace in tempi anche rapidi».

L’antibiotico resistenza è un problema nel nostro Paese?
«Sì, l’antibiotico resistenza è un problema globale, ma nel nostro Paese è particolarmente rilevante. In Italia, pur non avendo un terzo della popolazione europea, si registra circa un terzo dei decessi in Europa causati da infezioni da germi resistenti agli antibiotici, stimate in circa 30.000 all’anno. A livello globale si stima che circa 1,2–1,3 milioni di persone muoiano direttamente per infezioni causate da germi resistenti agli antibiotici, mentre si stima che altri 5 milioni di morti siano collegate all’antibiotico resistenza, con una tendenza al peggioramento nel futuro. Le problematiche principali in Italia sono l’elevato uso di antibiotici e l’igiene delle mani negli ospedali e ambulatori non sempre ottimale. Più antibiotici si usano, più facilmente emergono germi resistenti. L’igiene delle mani è centrale per evitare il trasferimento di microbi multiresistenti da un paziente all’altro».

Quali malattie infettive non richiedono l’uso di antibiotici?
«Non tutte le infezioni richiedono antibiotici. L’autoprescrizione non è una buona idea. Avere la febbre non significa avere un’infezione curabile con antibiotici. Le infezioni virali, come l’influenza o il virus respiratorio sinciziale, non rispondono agli antibiotici e si trattano con terapie sintomatiche. Solo se un’infezione virale si complica con batteri, come una polmonite secondaria all’influenza, l’antibiotico è necessario. L’antibiotico non funziona contro varicella o morbillo; in questi casi si utilizzano vaccini o antivirali».

Quali sono le regole per il buon uso degli antibiotici?
«Ascoltare le indicazioni del medico è fondamentale: solo lui può decidere tipo di farmaco, dose, momento della giornata e durata del trattamento. L’intelligenza artificiale può dare indicazioni generali, ma non sostituisce la diagnosi medica. Fare diagnosi precise e impostare terapie specifiche per la singola problematica è la parte più complessa e importante del lavoro del medico».

Ci sono altri strumenti per limitare l’antibiotico resistenza?
«Sì, il buon uso degli antibiotici è il primo passo. In Italia si consumano 22 dosi giornaliere per 1000 abitanti, mentre in Olanda 12. Ottimizzare l’uso in persone, animali e agricoltura è essenziale, secondo il principio ‘One Health’. La prevenzione è fondamentale: igiene delle mani negli ospedali e vaccinazioni contro virus e batteri riducono il rischio di infezioni e quindi l’uso inappropriato di antibiotici. Il vaccino antipneumococcico, per esempio, previene infezioni gravi negli over 65, limitando la necessità di antibiotici».

In che modo la resistenza agli antibiotici influisce sui pazienti più vulnerabili e quali misure possono proteggerli?
«I pazienti fragili, spesso ospedalizzati, hanno difese immunitarie ridotte per terapie come chemioterapia, cortisone o trapianti. L’uso cauto di antibiotici di ultima linea è necessario per non selezionare resistenze, mentre diagnosi precise, assistenza di qualità, igiene delle mani e ambientale aiutano a proteggerli. La microbiologia moderna con test molecolari rapidi permette di gestire meglio le terapie. A livello nazionale e regionale, i piani di contrasto all’antimicrobico resistenza guidano ospedali e operatori nella gestione del problema. Siamo quasi al decimo anno di attività e, a livello regionale, il controllo dell’antibiotico resistenza è uno degli obiettivi principali degli ospedali: ogni struttura collabora per affrontare la questione, in un momento favorevole grazie anche alla sensibilità dei decisori e degli operatori sanitari».

La rubrica, realizzata insieme ad Asst di Cremona, può essere ascoltata anche sul sito internet del quotidiano La Provincia di Cremona e di Crema e sul suo canale YouTube.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi