Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

L'EMERGENZA: IL REPORTAGE

Siccità, tra il mais basso e secco: «Ormai è tutto perduto»

Parlano gli agricoltori di Palazzo Pignano, Dovera e Casalbuttano. «La situazione è disperata, il mais è irrecuperabile. Cosa mangeranno le vacche?»

Giacomo Guglielmone

Email:

gguglielmone@laprovinciacr.it

23 Giugno 2022 - 05:25

CREMONA - Nelle giornate più lunghe dell’anno, queste del solstizio, il sole imperversa sulla grande pianura antropizzata per quasi 16 ore su 24. Dal Serio a Casalmaggiore, la siccità striscia, scivola sulle scaglie secche del terreno. L’arido e l’arsura ora sono presagi di penuria. Ci sono voluti mesi senza piogge per determinare questo scenario e pochi giorni di misurazioni e immagini, inequivocabili, per capire la portata di quest’emergenza. Gli agricoltori conoscono i segreti, le regole e le sorprese della natura. Chi vive di terra sa che il valore dell’acqua si conosce quando il pozzo si prosciuga. È per questo che ogni loro frase, adesso, pesa.

 

Antonella Ferri e Francesca Mariani, agricoltrici di Palazzo Pignano


A Palazzo Pignano, Antonella Ferri e Francesca Mariani parlano in mezzo a un campo di mais monco e giallastro, tra il crepitìo di foglie e gambi sminuzzati con le mani, un’informazione aggiuntiva, multisensoriale. «Questo oramai è tutto perso — spiega Mariani girandosi a guardare la distesa alle sue spalle —. Non c’è più possibilità di recupero. I mais non sono mai stati bagnati. La situazione è disperata. Sono in stress idrico e non si recupereranno neanche a bagnarli». «In ogni caso — spiega Ferri — l’acqua non c’è. Non sono mai stati irrigati per la mancata disponibilità di acqua. E neppure l’avremo, se non quella dal cielo. Ma tenuto conto delle condizioni meteo... non ci sono speranze. Anche se si dice che la speranza è l’ultima a morire».

 


«Il mais oggi dovrebbero essere alti più di tre metri — riprende Mariani — invece sono meno di uno. Sono bruciati. A Dovera va anche peggio. Una zona del paese non ha acqua. Li sono tutte sorgive, che quest’anno non sono partite, così si brucia. C’è stato un abbassamento della falda sotterranea per cui oggi l’acqua dal sottosuolo non ha la spinta necessaria per arrivare in superficie e poter irrigare i campi. Questo è dovuto alla mancanza di acqua invernale nei nostri fossi, perché si è deciso, politicamente, di lasciarla nei laghi per tenerne alto il livello. Non essendoci state negli ultimi sei mesi piogge tali da poter alzare il livello dei laghi, si è pensato di trattenere l’acqua per poi lasciarla per le irrigazioni, ma per chi vive, come noi, di sorgive questa cosa non è stata possibile: l’acqua che hanno mollato non è stata sufficiente a produrre nei fossi una quantità tale da poter bagnare. Oramai è tutto morto. Io ho un allevamento di vacche e non so come alimentarle nei prossimi mesi».

 

Stefano Lanzoni, agricoltore di Casalbuttano

A Casalbuttano Stefano Lanzoni parla mentre sminuzza una zolla di terra secca. «Questo mais è stato seminato l’8 aprile. Poi le condizioni climatiche che conosciamo e l’acqua irrigua che è venuta a mancare. Morale: deve essere ancora irrigato. La situazione è chiara: abbiamo poca acqua, le condizioni meteo che tutti sanno e il mais è compromesso. Proveremo a irrigarlo quando ci sarà l’acqua ma oramai è in sofferenza da tre settimane. Questa è la condizione non è soltanto mia ma dell’intero territorio».

 


Ci vorrebbe Steinbeck per fissare per sempre questi giorni torridi della pianura. Gli basterebbe un’occhiata e una manciata di parole, come quelle di Furore. «Dall’altro lato della recinzione si stendeva il mais prostrato dal vento, dal caldo e dalla siccità, e le anse tra le foglie e i gambi erano pieni di polvere».

 

FOTO E VIDEO: FOTOLIVE/FILIPPO VENEZIA

 

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi

Tipologia Manifestazioni

AperiBusiness

Data di inizio 2 Luglio 2022 - 18:30