''Guardati dalla mia fame''
di Milena Agus e Luciana Castellina
pagine 210, € 15
Nottetempo
Erano ricche, ma vivevano da povere, parsimoniose com’erano, chiuse in casa, dedite al ricamo e ai ricordi di famiglia. Vivevano nel loro palazzo, senza sapere nulla del mondo, senza sapere che nella Puglia del primo dopoguerra i loro vicini di casa erano braccianti che facevano la fame. E chiudevano gli scuri (e gli occhi) sui bambini che crescevano rachitici e scrofolosi, sulle famiglie che sopravvivevano a pane e di cicoria. Le quattro sorelle Porro — tre nubili, una sposata tardivamente — erano buone, di quella bontà stolida che faceva fare loro tante e generose elemosine in parrocchia e ignorare la miseria e la rabbia che le circondava. Vivevano fuori dal tempo, tra pizzi, argenti da lustrare e servizi buoni da tramandare. Fino a quel maledetto giovedì di fine inverno — era il 7 marzo del ‘46 — in cui due delle signorine Porro furono linciate da una folla inferocita. La piazza di Andria era piena quel giorno, in molti aspettavano il comizio di Giuseppe De Vittorio, che non era solo un sindacalista della Cgil, ma un ‘cafone’ di Cerignola che era riuscito a portare in Parlamento la voce di chi al sud sapeva solo lavorare la terra, ma la terra non ce l’aveva. Rispetto al resto d’Italia, che si stava normalizzando dopo gli anni del fascismo e quelli della guerra, la situazione in Puglia era molto più drammatica, tesa, esasperata. Scontri e ammazzamenti si susseguivano, la ferocia era all’ordine del giorno. In corso c’era una specie di guerra civile, per lo più ignorata dal resto del Paese e registrata malamente dai giornali locali. Quel maledetto giovedì di marzo a far scoppiare il dramma sono alcuni colpi di fucile partiti, forse, dal palazzo delle sorelle Porro. In cento o forse più, e tra loro tante donne, si staccano dalla folla, corrono verso il palazzo e ne sfondano il portone. Le sorelle, fuggite da una porta secondaria, saranno raggiunte poco dopo. Schiaffi, calci, pugni, colpi di baionetta, spintoni. Carolina e Luisa muoiono, Vincenzina e Stefania verranno poi accompagnate alla Croce Verde da un passante misericordioso. A raccontare il linciaggio e il contesto storico-sociale sono Milena Agus e Luciana Castellina in Guardati dalla mia fame. Come spiega Agus nella Nota introduttiva «Lucia e io abbia- mo cercato di fare, nel nostro piccolo, quello che Manzoni fa nell’Adelchi. A me la tragedia privata delle sorre Porro; a Luciana il coro della moltitudine che passa sulla terra, sulla sua terra, senza lasciare traccia».
Barbara Caffi
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