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Brancere

Lido Ariston ‘Sales’

Pesce fritto e la tipica cucina cremonese

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

29 Gennaio 2014 - 16:07

Lido Ariston ‘Sales’

Lo stile minimalista del locale si addice perfettamente al paesaggio e ne esalta la bellezza. Ha conservato l’aspetto originario del tipico ritrovo lungo il fiume, il Sales di Brancere, frazione di Stagno Lombardo. Dall’ampia vetrata al piano superiore si gode una vista stupenda del Po che scorre lento e maestoso e che durante le piene si fa minaccioso. La natura intatta offre uno spettacolo che non cessa di stupire i frequentatori abituali e che incanta i nuovi avventori. Ogni giorno è adatto per una merenda, un pranzo, una cena tra amici o in famiglia in quest’angolo della provincia dove sono passate generazioni di cremonesi. Tilde Consolini ha imparato l’arte della cucina dal padre e prosegue una tradizione che dura da quasi sessant’anni. Ai tavoli, rapida e sorridente serve la figlia Cristina; alla sala provvede papà Sergio Signorini. I nonni di Cristina, Attilio Consolini e Vanda Flisi, aprirono nel ’57 un baracchino dove si gustavano pesce fritto, salumi,marubini e, d’inverno, bolliti e cacciagione. Alle nozioni apprese da piccola, Tilde ne ha aggiunte altre grazie alla sua curiosità e alla voglia di sperimentare piatti nuovi, ma sempre rispettosi della tradizione. Il nome, Lido Ariston, evoca musica, serate danzanti e tavolate allietate da salumi, pesce e vino. La buona cucina, un’accoglienza calda e informale e una natura incontaminata: queste sono le caratteristiche del Sales, così i cremonesi chiamano questa trattoria, dove si torna per avere conferma che il tempo s’è fermato, che i sapori e profumi sono quelli di una volta e che di padre in figlia nulla è cambiato. Si viene d’estate a godere della brezza serale seduti ai tavoli all’aperto o al riparo dall’afa nell’ampia sala climatizzata. D’inverno il Sales è un caldo rifugio immerso nella nebbia dove si indugia volentieri, centellinando lo squisito zabajone o altri dolci della casa, al termine di un pranzo o di una cena volutamente prolungati per dilatare il piacere del cibo. Qui si percepisce il valore dell’ospitalità, che si tramanda insieme con le ricette e i piccoli segreti di una cucina semplice ma mai banale. I piatti esaltano la qualità delle materie prime, dagli gnocchi di patate e di zucca conditi in vari modi, alle paste fatte in casa, ai risotti, ai tagliolini alle ortiche, alle crespelle, agli immancabili marubini, agli arrosti, agli umidi, alla faraona disossata e ripiena, al vitello tonnato, alla noce di vitello con i funghi. Tilde è orgogliosa della sua cucina ed è una perfetta ambasciatrice della cremonesità. Riscopre piatti dimenticati, come la marmitta di fiume, una zuppa composta da storione, filetti di persico, anguilla e pesce gatto cotti in una delicata zuppetta accompagnata da crostoni e insaporita con prezzemolo e aglio. In un menù che cambia spesso, vi capiterà di trovare il luccio cucinato in vari modi: lo si apprezza come antipasto o cotto al vapore in salsa verde. Altri classici del posto sono l’anguilla in umido con piselli, il persico dorato, le rane fritte, lo storione al forno con erbe e pomodori. Il gran bollito cremonese è preparato secondo tradizione e così lo stracotto con polenta. La lepre in salmì è uguale a quella che preparava nonna Vanda. In cantina c’è la bottiglia giusta per ogni piatto.
Vittoriano Zanolli
(Provato il 17 gennaio 2014)

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