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Eclisse di Sole in Uganda: un’avventura tra cielo e terra

Viaggio eco-solidale di due cremonesi in Uganda

Betty Faustinelli

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

29 Novembre 2013 - 14:10

Viaggio eco-solidale di due cremonesi in Uganda

Ecco il resoconto di un viaggio eco-solidale di 11 giorni svolto da due cremonesi in Uganda per osservare l’eclisse di Sole nella natura selvaggia d’Africa tra leoni, ippopotami, coccodrilli, elefanti, zebre, bufali, aquile e paesaggi mozzafiato come le cascate del Nilo, il Kazinga Channel, le isole Ssese del lago Vittoria.

Il 3 novembre 2013 una particolare configurazione astrale rendeva visibile un’eclisse totale di Sole di tipo ibrido in un luogo altamente suggestivo ma alquanto remoto: il nord Uganda. Un viaggio aereo di 6000 km più altri 1000 in fuoristrada sulle strade sterrate della savana per uno spettacolo di soli 5 secondi (tanto dura un’eclisse ibrida) con il rischio di pioggia o nuvole. Il rischio di fallimento era quasi certo ma … chi la dura la vince, ed è stato un grande successo.

Altro elemento fondamentale era quello di attuare, per quanto possibile, un turismo eco-solidale: non prendere un pacchetto turistico dall’Italia tutto incluso ma cercare accomodation e realtà ugandesi per incentivare l’economia locale. Siamo riusciti anche in questo intento.

Luciano Occhio Soncino - Ilaria Agosti Trigolo

Premessa

L’idea di abbinare un evento astronomico così raro quale un’eclisse ibrida di Sole con la natura selvaggia d’Africa, ci solleticava da tempo. Quale occasione migliore se non l’evento del 3 novembre 2013 in nord Uganda? Le possibilità di successo erano proprio scarse: viaggio non proprio agevole, centinaia di chilometri su strade sterrate con attraversamento del Nilo su ferry “spartani” (poco più che una zattera), durata dell’eclisse di soli 5 secondi e, non proprio di secondaria importanza, Novembre in Uganda è il periodo delle “light rains” per cui le possibilità di nuvole o pioggia erano molto elevate. Tutti questi elementi negativi in realtà ci hanno spronato nell’impresa e gli sforzi fatti ci hanno premiato sotto ogni punto di vista.

Un elemento di primaria importanza è stata la pianificazione. L'organizzazione è partita 3-4 mesi prima. L’Uganda in Novembre non è una meta particolarmente ambita ma in realtà la concomitanza di un evento celeste tanto raro, ha richiamato astrofili da tutto il mondo ed abbiamo dovuto faticare un po’ per avere la certezza del nostro itinerario, considerando le scarse strutture recettive del luogo.

Altro elemento fondamentale era quello di attuare, per quanto possibile, un turismo eco-solidale: non prendere semplicemente un pacchetto turistico dall’Italia tutto incluso ma cercare accomodation e realtà ugandesi per incentivare l’economia locale.

 

Viaggio

Partenza da Milano Malpensa. Mentre stavamo per atterrare in Uganda si è scatenata una vera tempesta tropicale per cui, dopo 2 tentativi di atterraggio non riusciti, il comandante ci ha riportati in Ruanda a Kigali (1 ora di volo) in attesa del passaggio della bufera. Dopo circa 2 ore siamo ritornati a Entebbe e finalmente verso le 7 del mattino siamo atterrati, con circa 4 ore di ritardo. Non male come arrivo. La mia preoccupazione era per l’appuntamento che avevamo in aeroporto in quanto, dall’Italia, ci eravamo accordati con un autista ugandese munito di fuoristrada 4x4 che ci doveva scarrozzare per l’Uganda nei successivi giorni. Dominic, l’operatore locale al quale ci eravamo affidati (Assured Uganda Safari) ci stava già aspettando dalle 3 di notte con un cartello con il mio nome; ci ha accolto, dato molti consigli e ci ha reso il viaggio perfetto. Ottima scelta.

Ci siamo messi subito in viaggio, dopo avere cambiato i dollari in valuta locale. Dominic ci ha fatto un favore portandoci in un “bank office” fuori dall’aeroporto e quindi abbiamo spuntato un cambio più favorevole rispetto a quello offerto dagli sportelli in aeroporto.

Abbiamo attraversato Kampala (piuttosto brutta e caotica) e ci siamo immessi sulla strada verso nord. Dopo un primo tratto abbastanza dissestato la strada è risultata molto bella, perfettamente asfaltata e con un traffico pressoché nullo. Ci si rende conto subito di essere in Africa in quanto gli automezzi locali sono per lo più camion carichi di banane, galline, maiali, verdure varie e la gente cammina a piedi sui bordi della strada o al massimo su qualche boda-boda (moto locali adibite al trasporto di persone) o matatu (taxi collettivi che sfrecciano a velocità folle). Per mezzogiorno eravamo a Masindi, l’ultima cittadina prima dell’ingresso al meraviglioso parco “Murchison Park”.

 

Murchison Park

Il parco, il più grande dell’Uganda, ha una grandezza di 3840 Km2 (più del doppio di tutta la provincia di Cremona, tanto per fornire un termine di paragone). Si trova tra i 1200 e 700 metri sul livello del mare, c’è presenza di savana aperta e foresta tropicale. Sono censite 55 specie di mammiferi quali elefanti, bufali, gazzelle, leoni, leopardi, giraffe, scimmie, coccodrilli, ippopotami. Dopo pranzo siamo entrati nel parco. Non esistono recinti particolari: l’ingresso è semplicemente composto da una sbarra posta sull’unica strada di accesso. Non ci sono altre vie e tutto intorno c’è una foresta impenetrabile che non consente alcuna “furbizia”. Il ticket è di 35 $ (26 €) a persona per 24 ore più il fuoristrada ugandese (30.000 UGX = 9 €).

Questo è ciò che abbiamo visto: foreste impenetrabili (Budongo Forest), animali selvaggi e la favolose Murchison Falls. Sono cascate veramente impressionanti: tutto il Nilo scorre in una stretto passaggio di soli 3-4 metri di larghezza, gettandosi nella sottostante rift valley albertina. Si viene avvolti da un rumore assordante con schizzi d’acqua che salgono al cielo.

Siamo scesi a valle e abbiamo attraversato il Nilo (4x4 compreso) su un ferry più simile ad una zattera che ad un traghetto. Siamo giunti sulla sponda nord (nord bank) e siccome iniziava a scendere la notte, ci siamo diretti presso l’hotel (?) gestito da ugandesi a Pakwach che avevamo prenotato dall’Italia in posizione strategica per l’eclisse del giorno dopo in quanto posizionato sul limite della fascia di totalità. In realtà il colpo d’occhio serale è stato un altro duro pugno allo stomaco: da una parte la nostra struttura in muratura (comunque spartana), dall’altra tutta una serie di minuscole capanne di paglia, fango e legno nelle quali alloggiavano almeno una decina di persone a capanna in quanto, ogni famiglia ugandese che si rispetti, ha almeno una decina di figli.

 

Eclisse di Sole

Il 3 novembre era il giorno dell’eclisse. Ci siamo posizionati nella fascia di totalità, abbiamo preparato la strumentazione portata dall’Italia (cavalletti, telecamere, filtri solari ..) ed ci siamo messi in attesa. A Pakwach era presente anche il Presidente dell’Uganda, venuto appositamente con grande spiegamento di forze, per assistere all’evento.

Appena ho posizionato la strumentazione siamo stati attorniati da un nutrito gruppo di Ugandesi che ci chiedevano lumi sull’evento (ed anche occhialini e filtri solari). Erano talmente entusiasti della novità inaspettata che ci hanno lasciato gli indirizzi e-mail in quanto volevano assolutamente le foto ed i filmini che stavamo riprendendo.

Il cielo prima limpido, si è poi rannuvolato. Uno stress! Memore dell’esperienza dell’eclisse 1999 in Germania (dove all’ultimo una nuvola ci rovinò parzialmente l’evento) dissi a Dominic di tenersi vicino al fuoristrada in modo che, all’occorrenza, avremmo potuto muoverci. Ed infatti la strategia ha funzionato: all’ultimo istante una nuvola ci stava rovinando la festa ed un pronto spostamento ci ha permesso di assistere all’eclisse. Stupenda, anche se molto veloce: solo pochi secondi, ma che spettacolo ! E’ apparsa anche la corona solare (visibile solo in caso di eclisse totale) in tutta la sua bellezza.

 

Turismo eco-solidale

Sveglia all’alba (oramai un’abitudine) e game drive fin verso il delta del Victoria Nile nell’Albert lake. Nel pomeriggio abbiamo effettuato il giro in battello sul Nilo, fin sotto le cascate, tra ippopotami, elefanti, coccodrilli.

Per sera siamo usciti dal gate sud e abbiamo alloggiato presso la comunità femminile delle Bomu Womens Group http://www.boomuwomensgroup.org/.

Si tratta di una comunità eco solidale, posta ai margini del Parco, gestita da donne ugandesi. “Boomu” significa “insieme” e questo descrive lo scopo del gruppo: lavorare insieme per il mutuo vantaggio e beneficio della comunità. Queste donne adottano un progetto di turismo che offre come alloggio la tipica capanna ugandese (spartana ma essenziale). Ci hanno anche preparato la cena tipica (riso, fagioli, melanzane) in una capanna appositamente preparata per noi. E’ stata un’esperienza davvero eccezionale. Dispongono anche di un negozio di artigianato nel quale abbiamo comprato dei souvenir tipici davvero carini.

Questa voleva essere l’essenza del nostro viaggio: non prendere semplicemente un pacchetto full inclusive dall’Italia pernottando in luoghi ove ogni africano non metterebbe mai piede ma cercare realtà ugandesi per un turismo eco-solidale. Aver pernottato alla Bomu Womens Group ci ha resi ancora più felici in quanto sapevamo che con il nostro pernotto, la cena e l’acquisto di oggetti di artigianato locale, avremmo dato loro un contributo diretto, senza inutili intermediari. La signora capo comunità ci ha intrattenuto tutta sera spiegandoci la struttura e le attività della comunità.

 

Queen Elizabeth Park

Partenza per il Queen Elizabeth Park. Abbiamo viaggiato su strade sterrate, in mezzo a villaggi sperduti nel nulla tra Hoima, Kagadi, Fort Portal e Kasese. Abbiamo attraversato le verdi colline d’Africa, tra piantagioni di thè, banane (che chiamano in tantissimi modi a seconda di come vengono cucinate), ananas. Sullo sfondo il massiccio del Ruwenzori, scalato per la prima volta dal Duca degli Abruzzi, alto 5100 metri e coperto da nevi perenni anche se ci troviamo all’equatore. Anche il trasferimento in auto, che poteva sembrare un inutile perdita di tempo, in verità si è rilevato molto, molto interessante permettendoci di scoprire l’essenza vera dell’Africa e dei villaggi africani.

Abbiamo alloggiato in un campo tendato tanto che sembrava di essere in campeggio. L’energia elettrica era disponibile solo poche ore al giorno, giusto il tempo di ricaricare macchine fotografiche e cellulari. Al mattino ci ha svegliato un forte acquazzone.

Il QUEEN ELIZABETH NATIONAL PARK ha una grandezza di circa 2000 km2. Inaugurato nel 1952 è uno dei parchi più "vecchi" dell'Uganda; i suoi confini sono delineati dal lago Edward e dal lago George, con il Kazinga Channel che li unisce. I circuiti per effettuare il Game Drive sono numerosi, ma il più rilevante è il Kaseny Trek a circa 25 km dal Mweya: è qui che in genere si concentrano la maggior parte degli animali come leoni, leopardi, uganda kobs, bufali, elefanti, iene, babbuini.

Nel nostro immancabile game drive ci siamo ritrovati di fronte proprio lui, il re della savana, che se ne stava comodamente sdraiato nel bel mezzo del bush in attesa di prede, o forse si stava solo riposando. Che emozione!

Una delle attrazioni principali di questo parco è la "mini crociera" sul Kazinga Channel: semplicemente fantastica, un’avventura tra le più emozionanti del nostro viaggio africano. Dal battello è possibile vedere centinaia di ippopotami che galleggiano nelle acque del canale, elefanti che si abbeverano, coccodrilli in attesa e sulle rive mandrie di bufali, senza dimenticare l'immensa varietà di uccelli come pellicani, aquile, varietà di Kingfisher, cormorani e tanti altri.

 

Rientro

Classica foto sull’equatore (un piede nell’emisfero boreale ed uno in quello australe) e poi trasferimento ad Entebbe. Abbiamo salutato Dominic che ci ha lasciato direttamente all’hotel.

Abbiamo trascorso gli ultimi due giorni sulle Ssese Island, isole ubicate nel mezzo del lago Vittoria, che più di un lago sembra un mare tanto è esteso (oltre 300 km di diametro tanto da non riuscire a vedere la sponda opposta). Per raggiungere il porto ci siamo affidati ai boda-boda locali: in tre su una moto sulle strade d’Africa, ovviamente in tutta sicurezza …

Ci siamo imbarcati poi sul comodo traghetto Kalangala che da Entebbe Nakiwogo porta sull’isola a Lutoboka. Nella traversata (3 ore) abbiamo anche incontrato un “predicatore folle” che ci ha letto sermoni per tutta la durata del tragitto.

 

Conclusione

L’Uganda ci ha lasciato a bocca aperta. Prima della partenza avevamo molti dubbi, molte persone ci dicevano: ma dov’è ? Dove andate ? Esiste ? Esiste davvero ed è fantastica.

Aver avuto la fortuna di osservare l’eclisse di Sole è stato semplicemente stupendo.

Non abbiamo avuto alcun senso di insicurezza e, con le dovute vaccinazioni, non abbiamo avuto alcun problema sanitario.

Gli Ugandesi sono cordiali, dignitosi nella loro povertà e, malgrado le evidenti difficoltà, sorridono sempre.

Non è mancato qualche contrattempo, ci è capitato di pranzare a base di sole banane, qualche sistemazione notturna non è stata  proprio confortevole, ordinare la cena necessita di una buona dose di pazienza (tipo due ore per ordinare un piatto di verdure) “but … this is Africa” ed è questo il bello !

 

Note organizzative e consigli.

I turisti Italiani che vogliono visitare l'Uganda devono essere in possesso di un passaporto con una validità superiore ai 6 mesi e con almeno due pagine libere ; il visto per l'entrata nel paese é rilasciato direttamente all'aeroporto di Entebbe ad un costo di 50 dollari.

Il nostro viaggio è durato 11 giorni, in novembre 2013. Volo Turkish Airlines da Milano Malpensa / Istanbul / Entebbe. Costo 450 Euro A/R.

Sistemazioni Hotel, Capanna, Campo Tendato, Resort (le abbiamo provate tutte). Costo variabile tra 10 e 25 Euro a persona al giorno, pranzi inclusi.

Pranzi nei ristoranti lungo la via: tra 3 e 7 Euro.

Tempo quasi sempre soleggiato, salvo gli ultimi 2 giorni alle Ssese Island. In realtà novembre è il periodo delle light rains per cui siamo stati molto fortunati.

Temperatura variabile tra 37 °C di Pakwach e 23 di Ssese island.

Curiosità: due caschi di circa 40 banane (talvolta ottima alternativa al pasto) costano 3000 UGX = meno di 1 Euro.

Il costo totale comprensivo di autista, fuoristrada 4x4, gasolio per 1300 km, Hotel, lunch, dinner, ingresso parchi, visto ingresso in Uganda, gite sui battelli, ferry sul Nilo, è stato pari a circa 700 Euro a persona che, aggiunto al volo aereo, porta ad un totale complessivo di 1150 Euro, cifra data direttamente ad operatori locali. Il trucco (che non esiste) consiste nel pianificare ed organizzare direttamente con l’Uganda, evitando inutili intermediari.

Che dire: è stata una vacanza davvero indimenticabile che ci sentiamo di consigliare, incluse le accomodation ugandesi, spartane ma funzionali.

 

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