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Non è il sogno americano

'Bambina mia'’ di Tupelo Hassman è uno dei più interessanti esordi narrativi

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

15 Novembre 2013 - 14:40

'Bambina mia'’ di Tupelo Hassman è uno dei più interessanti esordi narrativi
Bambina mia
di Tupelo Hassman
traduzione di Federica Aceto,
pagine 302, euro 18
66thand2nd
Bambina mia
di Tupelo Hassman 
traduzione di Federica Aceto,
66thand2nd, pagine 302, € 18
E’ probabilmente uno degli esordi narrativi più interessanti degli ultimi tempi, pubblicato in Italia grazie alla 66th and 2nd, casa editrice indipendente di rara coerenza: Bambina mia di Tupelo Hassman è una storia graffiante e dolorosa, raccontata tuttavia con candore e leggerezza, con una prosa fatta di bagliori luminosi e brevi frammenti dilanianti. Siamo negli anni ’80, all’estrema periferia di Reno, Nevada, la città dei divorzi facili. Calle de las Flores è ciò che resta di una speculazione edilizia sbagliata: un campo di roulotte in mezzo al nulla, qualche bar per camionisti, slot machine e intere famiglie che vivono di assistenza pubblica. Protagonista e io narrante è «Rory Dawn Hendrix, figlia debole di mente di una figlia debole di mente, lei stessa il prodotto di una schiatta debole di mente». La mamma e la nonna di Rory sono diventate madri a 16 anni, hanno subito violenze e abusi, sono dipendenti dal gioco, dall’alcol, dalla droga. Per loro due non c’è via d’uscita dalla Calle, malgrado la prima abbia frequentato qualche corso scolastico e la seconda riesca a far crescere le piante anche in mezzo al deserto. Gli uomini della loro vita nella migliore delle ipotesi sono assenti, incapaci di assumersi responsabilità, fuggiti via. Oppure sono violenti, incestuosi, stupratori. Gli assistenti sociali sono ombre fuggevoli, compilano moduli e sono i primi a non credere in ciò che fanno. Del sogno americano sono rimasti brandelli, scorie per chi non ha neppure il diritto all’illusione. Rory non ha modelli — «Mammami ha permesso di ritrovarmi in situazioni di pericolo, mi ha permesso di essere molestata», dice —, teme la sua stessa intelligenza, che la allontana dagli altri ragazzini della Calle (e quando potrebbe vincere un concorso di ortografia a scuola sbaglia apposta per non oltrepassare i suoi limiti), non ha bussola, se non un consunto Manuale delle girl scout trovato nella biblioteca scolastica. La roulotte in cui vive è al tempo stesso rifugio e incubo claustrofobico, guscio e prigione. Rory ama visceralmente nonna e mamma, che le augura la buona notte chiamandola ‘bambina mia’, e ama anche il suo sgangherato quartiere. Ma ha uno sguardo disincantato, non ancora e non del tutto assuefatto alla violenza, vitalissimo e pronto a reagire: come cantava De André, a volte dal letame nascono i fiori.
Barbara Caffi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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