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Le incisioni ‘italiane’ del sassofonista ‘re’ del free jazz

Raro box di Archie Shepp

Gigi Romani

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30 Novembre 2015 - 14:12

Raro box di Archie Shepp

Se avete un amico appassionato di jazz e non sapete cosa regalargli, possiamo darvi un consiglio. E’ uscito nei giorni scorsi da casa Cam Jazz (distribuzione Ducale Music) un box a prezzo speciale contenente quattro compact disc realizzati dal ‘giant’ Archie Shepp per le etichette italiane Black Saint e Soul Note, oggi praticamente introvabili. Si parte con l’album A Sea Of Faces del 1975 con il sassofonista accompagnato da Bunny Foy e Rafi Taha alla voce, Cameron Brown al basso, Charles Greenlee al trombone, Dave Burrell al piano e Beaver Harris alla batteria. Nel secondo album dal titolo Down Home New York (1984), il leader è affiancato da Bazzi Bartholomew Gray alla voce, Charles McGhee alla tromba, Kenny Werner al piano, Saheb Sarbib al basso e Marvin Smith alla batteria. Si passa poi a Little Red Moon (1986) dove Archie Shepp è accompagnato da Enrico Rava a tromba e flicorno, Siegfried Kessler al piano, Wilbur Little al contrabbasso e Clifford Jarvis alla batteria. L’ultimo cd è California Meeting: Live ‘On Broadway’ (1987) registrato dal vivo dalla formazione che comprende Shepp a sax soprano e tenore, Royal Blue alla voce, George Cables al piano, Herbie Lewis al contrabbasso e Eddie Marshall alla batteria. Un prezioso cofanetto che fa riassaporare la musica di Shepp, noto soprattutto per la sua attività nel movimento free jazz, per le sue posizioni ideologiche afrocentriche, e per la sua collaborazione con John Coltrane e Cecil Taylor. Pochi musicisti hanno segnato un’epoca come il tenorsassofonista di Philadelphia Archie Shepp.

Perché Archie ha tolto la maschera alla musica free jazz, rendendo manifesto il suo sottointeso di dissidenza culturale e politica, il suo implicito afrocentrismo.

Shepp è il musicista jazz impegnato per eccellenza: anche Trane (il suo maestro) dedica la meravigliosa Alabama alle lotte dei fratelli neri, e poi celebra un lungo rituale orgiastico e pan-confessionale (Ascension) per irrobustire di tensione politica il suo linguaggio religioso, ma nel complesso conserva una posizione più defilata. E poi John è un bravo ragazzo, un buono con la testa sulle spalle: il Reverendo King della musica libera. Shepp invece è il Malcom X del jazz. La sua intelligenza è altrettanto formale e completa, il sassofonista è forbito ed enfatico tanto quanto il leader della rivoluzione.

Daniele Duchi

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