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La tormentata vita del celebre pittore naif

Lo spettacolo “Un bès – Antonio Ligabue” di e con Mario Perrotta al Teatro di Ragazzola Sabato 20

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

19 Dicembre 2014 - 15:01

Lo spettacolo “Un bès – Antonio Ligabue” di e con Mario Perrotta al Teatro di Ragazzola Sabato 20

Ragazzola di Roccabianca (PR)
Teatro di Ragazzola
via provinciale, 78
Ore 21,15 - Ingresso € 15
telefono 339 561 2798
www.teatrodiragazzola.it

Al Teatro di Ragazzola Mario Perrotta porta in scena lo spettacolo “Un bès – Antonio Ligabue”. Uno spettacolo intenso e prezioso, con cui Perrotta, affrontando la tormentata figura del pittore Antonio Ligabue ha vinto il premio Ubu 2013 quale migliore attore protagonista ed il premio Hystrio Twister 2014 per il miglior spettacolo. Prendendo le mosse dall’infanzia in Svizzera del pittore naïf e dall’abbandono da parte della madre naturale, Perrotta evoca lo stato di straziante solitudine che segna Ligabue nel suo vagare fra gli argini del Po. “L’attore si inventa una straordinaria maschera verbale, un delirio ossessivo – tanto più intenso in quanto lui, pugliese, lo scandisce in una febbrile parlata emiliana – che getta una luce livida sullo sguardo che il mondo rivolge al “diverso”, al non-omologabile, seppure artista geniale” scrive il critico Renato Palazzi. Antonio Ligabue, autore oggi apprezzato di opere coloratissime e dal segno lacerato, con un percorso di vita denso di difficoltà, disagi ed isolamento viene esplorato da Perrotta nella sua componente più umana e ferita. Un monologo incalzante e denso, che Perrotta affronta magistralmente schizzando con carboncino su grandi fogli bianchi (e dimostrando sorprendenti doti artistiche), che testimonia una forte immedesimazione nella figura del pittore “Provo a chiudere gli occhi e immagino – scrive Perrotta nelle note di regia – io, così come sono, con i miei 40 passati, con la mia vita – quella che so di avere vissuto – ma senza un bacio, neanche uno. Mai. Senza che le mie labbra ne abbiano incontrate altre, anche solo sfiorate. Senza tutto il resto che è comunione di carne e di spirito, senza neanche una carezza. Mai. E allora mi vedo – io, così come sono – scendere per strada a elemosinarlo quel bacio, da chiunque, purché accada. Ecco, questo m’interessa oggi di Antonio Ligabue: la sua solitudine, il suo stare al margine, anzi, oltre il margine – oltre il confine – là dove un bacio è un sogno, un’implorare senza risposte che dura da tutta una vita. Voglio avere a che fare con l’uomo Antonio Ligabue, con il Toni, lo scemo del paese. Mi attrae e mi spiazza la coscienza che aveva di essere un rifiuto dell’umanità e, al contempo, un artista, perché questo doppio sentire gli lacerava l’anima: l’artista sapeva di meritarlo un bacio, ma il pazzo, intanto, lo elemosinava. Voglio stare anch’io sul confine e guardare gli altri. E, sempre sul confine, chiedermi qual è dentro e qual è fuori”.

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